La Battaglia per il Messico | John M. Ackerman via Tlaxcala

 

La battaglia per il Messico

 

di John M. Ackerman جُون م. آکِرمان

Tradotto da  Francesco Giannatiempo 
 

Vicente Leñero, Anayeli Bautista*, Erika Kassandra,
semi della seconda rivoluzione messicana,
in memoriam

Il movimento sorto dopo la sparizione e il massacro degli studenti di Ayotzinapa ha enormi implicazioni mondiali e storiche. La battaglia per le risorse naturali, per la cultura millenaria e per il sistema politico messicani costituisce una prova di forza sia per l’oligarchia mondiale e i suoi apparati repressivi che per la mobilitazione civica mondiale per la pace, l’ambiente e la giustizia. È responsabilità di tutti i messicani dentro e fuori dal paese, così come dei cittadini con coscienza di tutto il mondo, contribuire e collaborare per assicurare che la fine dell’attuale crisi non apra la porta alla rinascita del fascismo globale e che, anzi, apra la via alla liberazione umana.

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“1808-1936: di nuovo per la nostra indipendenza”,
manifesto dell’artista spagnolo Renau (1907-1982)

 

Il Messico oggi gioca un ruolo simile a quello della Spagna durante la Guerra Civile del 1936-1939. Il tragico risultato di quel conflitto preparò il terreno all’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1939, appena cinque mesi dopo che il generale Francisco Franco dichiarasse la propria vittoria sulle forze repubblicane – ottenuta con l’appoggio risoluto della Germania nazista – Adolf Hitler invadeva la Polonia. Successivamente, la quantità di persone quotidianamente sterminate nei “campi di concentramento” del Terzo Reich si sarebbe esponenzialmente moltiplicata.

Durante quella Guerra Civile, gli USA, la Francia e la Gran Bretagna furono passivi osservatori e complici della distruzione della democrazia in Spagna e, in seguito, in tutta Europa. Oggi, alla stessa stregua, queste stesse potenze agevolano la distruzione della democrazia messicana, coprendo e avallando in maniera cieca una classe politica che ha totalmente perso la fiducia del suo popolo.

Tutto ciò succede, perché il raggiungimento di una democrazia popolare e partecipativa in Messico metterebbe a rischio importanti affari delle grandi potenze. Oltre all’evidente interesse di Washington per il petrolio, per le risorse naturali e la droga, oggi il Messico costituisce uno dei nodi critici per l’articolazione della criminalità organizzata e dei flussi finanziari – leciti e illeciti – a livello internazionale. Fonti ufficiali stimano che per lo meno 50 miliardi di usdollari (circa 700 miliardi di pesos messicani)  vengano annualmente riciclati in Messico – sebbene, e visto che per sua natura è un crimine celato alle autorità, probabilmente l’ammontare risulta di gran lunga superiore. La maggior parte di questo denaro non rimane in Messico, sennonché una volta “ripulito” viene trasferito di ritorno verso gli USA, con l’appoggio dei grandi istituti finanziari di Wall Street.
 

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Armi di distruzione di massa, di Juan Kalvellido, Tlaxcala

 

Secondo Antonio María Costa, già capo dell’UNODC ovvero l’ufficio delle Nazioni Unite per la lotta alla droga e al crimine organizzato, è stato proprio per mezzo dell’aumento nei flussi di narco-dollari che il sistema finanziario usamericano ha potuto riprendersi dall’enorme crisi del 2008. Nel suo rilevante reportage su questo tema scritto per The Guardian, Ed Vulliamy ha esposto tutti i dettagli sulla sanguinosa complicità tra il settore bancario formale e i peggiori criminali del mondo.

D’altro canto, uno studio dell’Università di San Diego valuta che, ogni anno, una media di 252 mila armi usamericane passino la frontiera dirette in Messico; il che implica profitti annuali per circa 127 milioni di usdollari a beneficio dei fabbricanti di armi  del paese del nord. Inoltre, l’irrigidimento del controllo militare della frontiera tra gli USA e il Messico ha generato straordinari guadagni per i trafficanti di esseri umani: i loro servizi criminali ora vengono più che mai apprezzati per chi voglia attraversare il Río Bravo (Río Grande).

E la parziale pulizia fatta nel sistema politico colombiano, da alcuni erroneamente considerato come esempio per il nostro paese, ha peggiorato la situazione in Messico. Ne sono risultati lo spostamento e la concentrazione in territorio messicano di sempre più nodi di comunicazione e comandi del crimine organizzato internazionale. Una profonda pulizia in Messico, obbligherebbe inevitabilmente i principali comandi del crimine organizzato a trasferirsi in altri paesi, o persino negli USA, mettendo a rischio la “sicurezza nazionale” di Washington.

 

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“La marina nazionale si copre oggi di gloria smantellando i piani destabilizzatori tramati dai famigliari delle vittime di Ayotzinapa”-Disegno di Naranjo, Proceso

 

Tutto ciò spiega le costanti minacce da parte del segretario alla Marina – ammiraglio Vidal Soberón – ai normalisti di Ayotzinapa, alla popolazione di Guerrero e a tutti gli studenti e attivisti del paese. I cablogrammi ufficiali diffusi da Wikileaks hanno dimostrato che la Marina è l’istituzione messicana più vicina a Washington. L’aggressività e il protagonismo senza precedenti del segretario non si possono spiegare altrimenti, se non perché si sente protetto dal governo di Barack Obama, o addirittura perché ne riceve gli ordini.

Secondo l’INEGI – Istituto Nazionale di Statistica e Geografia – i cittadini denunciano soltanto 3 dei 33 milioni di crimini e delitti commessi ogni anno nel paese. Di conseguenza, l’unica via per porre termine all’impunità, sarà la creazione di un contesto in cui i cittadini si sentano sufficientemente fiduciosi e consapevoli di poter denunciare le sistematiche violazioni ai loro diritti, alla loro vita e al loro patrimonio. Ma è un risultato che potrà essere raggiunto soltanto a partire da una trasformazione radicale nell’orientamento del governo. Invece di essere avversari e ostacolo al libero sviluppo del popolo, le autorità dovrebbero funzionare come suo alleato.

Quindi, la radice dei problemi attuali del paese non è la disfunzione istituzionale e nemmeno la corruzione, bensì la totale mancanza di legittimità del sistema politico e della classe dirigente che lo controlla. Solamente un nuovo governo partecipativo e popolare sarebbe in grado di iniziare a risolvere i gravi problemi attuali. Lavoriamo tutti per renderlo reale e portare così un arresto storico al processo di espansione mondiale della repressione, dell’esclusione e dell’ingiustizia.

 

*Anayeli Bautista Tecpa, studentessa 23enne della UNAM, sequestrata e assassinata.
I suoi resti sono stati ritrovati lo scorso 7 dicembre


Per concessione di Tlaxcala
Fonte: http://soberaniapopularmx.blogspot.fr/2014/12/la-batalla-por-mexico-15-de-diciembre.html
Data dell’articolo originale
: 15/12/2014
URL dell’articolo
: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=14195

 

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