Il 2013 visto dalla Tunisia – di Fausto Giudice e Rym Ben Fradj

Il 2013 visto dalla Tunisia :

gli asini si aggrappano alle loro poltrone,

i lupi e le volpi si preparano al ritorno

                                                             

 Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي
Rym Ben Fradj ريم بن فرج

Tradotto da  Marilena Inguì

 

Per coloro i quali e le quali (soprav)vivono all’estremo nord-est del continente africano, si impone una prima constatazione generale : il costo della vita non ha smesso di aumentare, il prezzo della vita di diminuire, mentre l’unico prodotto di cui si sono registrati consumi record è… la birra nazionale (di cui gli islamisti al potere, lungi dal proibirla, non fanno che aumentare le tasse per finanziare il bilancio del…Ministero degli…Affari Religiosi…). Ad ogni modo, noi siamo ancora vivi, grazie alla…(segna la risposta esatta). Passiamo in rivista.

 

Cominciamo dalla fine dell’anno. Riguardo a questo periodo, possiamo riportare solo una buona notizia : i dipendenti del settore delle imposte, che da mesi sono a capo di scioperi importanti di due ore al giorno, il 30 e 31 Dicembre si sono completamente astenuti dal lavoro, dando tregua ai cattivi pagatori (ovviamente, questo è un pleonasmo) fino a giovedì 2 gennaio.
 

A novembre, una delegazione del FMI è venuta a trovarci (insomma, non proprio a noi personalmente) ed ha dichiarato : “Vista la situazione,  non potremo concedervi la seconda parte del credito di 1,7 miliardi di dollari”. Estratto del comunicato n° 13/482 : “Duri colpi esogeni ed endogeni hanno posto serie sfide all’economia tunisina. La lunga gestazione del processo di transizione politica, come anche gli incidenti per la sicurezza, hanno avuto un impatto negativo sulla fiducia nell’economia tunisina, traducendosi in un rallentamento della crescita, un ritardo nell’attuazione delle riforme e un’estensione del periodo d’attesa degli investitori”. Queste le previsioni di crescita dei Washington Boys per il 2014 : 2,7% contro il 4% inizialmente previsto. La situazione, che spaventa anche i cari signori della Banca Mondiale oltre a quelli del FMI, si può riassumere in una parola: blocco. Insomma, il Paese sta pedalando nella semola.
 


 

L’Assemblea Nazionale Costituente, risultato delle elezioni del 23 Ottobre 2011, avrebbe dovuto adottare la nuova Costituzione entro i primi 12 mesi della sua breve esistenza, cosicché dopo si avrebbe avuto diritto a elezioni generali, legislative e presidenziali, che infatti erano state previste per l’autunno del 2012. Più di un anno dopo, mathamma chei [N.d.T. non c’è niente] o, come dicono gli Algerini, oualou. Solo vento, vento, vento : niente Costituzione, niente elezioni. Al loro posto, un “dialogo nazionale” made in China (espressione tunisina per descrivere qualcosa che non funziona, come i cellulari, i caricatori, le schede di memoria, i giocattoli, insomma tutta la spazzatura che arriva nei containers al porto di Radès).
 

Questo “dialogo nazionale” era stato avviato in seguito alle proteste scatenate dall’omicidio, nel luglio scorso, del nazionalista nasseriano Mohamed Brahmi, uno dei leader del Fronte Popolare, che raggruppa una dozzina di gruppuscoli di sinistra e di estrema sinistra. Ancora prima, a febbraio, Chokri Belaïd, altro leader del Fronte Popolare, aveva inaugurato la serie dei cadaveri distinti. Le proteste seguite a questi due omicidi, sono state rapidamente messe a tacere dai vecchi lupi e dalle volpi bourguibiste del partito Nidaa Tounes (L’Appello della Tunisia), unica alternativa al partito islamista.
 

Questo partito, vero e proprio ricovero tunisino, è un’accozzaglia eterogenea di vecchi cacicchi destouriani, di ex-rcdisti (RCD era il partito di Ben Ali), di ex-comunisti e di disertori di altri partiti, riuniti sotto lo stendardo della laicità.  E’ riuscito a prendere il comando delle operazioni in occasione del sit-in organizzato davanti la sede dell’Assemblea al Bardo, creando un Fronte di Salvezza Nazionale al quale il Fronte Popolare si è integrato, una volta sbarazzatosi dell’unico oppositore a quest’alleanza, Chokri Belaïd. Questa situazione ha creato non pochi problemi ai militanti d’estrema sinistra, tra cui una buona parte non è pronta a vendere la propria anima in cambio di un’ipotetica poltrona da ministro agli ordini del capo supremo del Fronte Popolare, Hamma Hammami, un marxista-leninista di tendenza…pro-albanese.
 

Ecco dunque questa opposizione composita, occupata in una campagna che esige le dimissioni del governo, che del resto non si sa cosa stia governando a parte i conti in banca dei suoi ministri, e le dimissioni dell’Assemblea, il che rivela una tendenza all’utopia pura. Tutti i Tunisini intervistati per strada diranno che la sola cosa che interessa ai deputati di questa assemblea transitoria, sono i loro 4 500 Dinari (= 2000 €) al mese, oltre alle varie gratificazioni che il ruolo apporta. Quanto ai ministri, essi si aggrappano alle poltrone come naufraghi al salvagente, facendo continue pressioni per piazzare i loro parenti. Insomma, per dirlo con le parole della strada, un “governo di asini”, incapace di dirigere un’amministrazione lasciata a sé stessa – il cui slogan è diventato: “Tornate domani oppure pagate”. Tra i numerosi esempi di queste asinate, un aneddoto : un segretario di Stato ha augurato una buona vigilia di Capodanno (cristiano) a… “la minoranza ebrea in Tunisia”….
 

“Nahna najamou zitoun, ou entouma tbaatou fi sheratoun” (“Noi raccogliamo olive mentre voi passate la notte allo Sheraton”) : questo lo slogan creato da alcuni diplomati disoccupati in risposta alla proposta del ministro del Lavoro e dell’Impiego, che aveva dichiarato che non era suo compito procurare loro il lavoro, proponendo piuttosto ai diplomati in questa situazione, di andare a raccogliere olive. Nello stesso periodo infatti, il ministro barbuto degli Affari esteri, chiamato Bouchlaka (“=Papà Ciabatta), genero dell’emiro –Rachid Ghannouchi, guida suprema degli islamisti al potere – nonché detentore di un dottorato inesistente, ed uno dei rari tunisini a non parlare che una sola lingua, era stato al centro di uno scandalo alla DSK: una notte trascorsa all’hotel Sheraton, di fronte al Ministero e a spese del Ministero, con una signora di sua conoscenza, ovviamente velata.
 

Gli alleati “laici” degli islamisti all’interno della “troîka” al potere, non stanno certo a guardare. Madame Badi, ministro per la condizione delle donne, interpellata riguardo al consumo retribuito di 1000 litri di benzina al mese, ha risposto : “Coloro che non sono contenti vadano a bere l’acqua del mare”.
 

Di fronte a questo blocco istituzionale, le grandi sedi (sindacato dei dirigenti, sindacato dei dipendenti, Lega dei Diritti dell’Uomo) hanno invitato governo e opposizione a instaurare un dialogo nazionale, che, a fine 2013, non si è ancora avviato. I tunisini avranno l’onore di tornare alle urne nel 2014? Anche se questo succederà, ci sono buone ragioni per credere che gran parte della popolazione, fortemente disgustata dalle elezioni del 2011, non si preoccuperà neanche di andare a votare.
 

Colpiti nel 2013 da avvenimenti sinistri* degni della precedente dittatura, frustrati dal fallimento della Rivoluzione del 2011 , i tunisini – di cui due su tre soffrono di depressione –  mordono il freno e rischiano, nel 2014, di sorprendere il mondo un’altra volta.

 

 * Violenze di massa da parte delle forze di sicurezza, morti sotto tortura (tra cui uno “da overdose di hashish”, questa non può essere inventata), stupri da parte della polizia, arresti arbitrari di artisti e militanti, atti di terrorismo manipolati. Solo nel Settembre 2013, si sono registrate 37 aggressioni contro 53 giornalisti. Leggere il Rapporto sulle violazioni commesse sulla stampa tunisina nel mese di Settembre 2013.

Immagini di ZED, artista tunisino


Per concessione di Tlaxcala
Fonte: http://tinyurl.com/o66dcd2
Data dell’articolo originale: 29/12/2013
URL dell’articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=11175

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2 risposte a Il 2013 visto dalla Tunisia – di Fausto Giudice e Rym Ben Fradj

  1. mcc43 ha detto:

    E’ sicuro che perfetta la situazione non è, ma un’occhiata a Egitto e Libia la vogliamo dare?
    Nel frattempo la Costituzione è stata redatta, e qui c’è una NON ufficiale traduzione
    http://www.jasmine-foundation.org/doc/unofficial_english_translation_of_tunisian_constitution_final_ed.pdf

    • unlucano ha detto:

      Certo: come te, non credo a nessuna situazione perfetta. E in un momento – durato moltissimi mesi – in cui l’informazione sposta a piacimento le luci della ribalta da uno spot all’altro, la mia curiosità era proprio sapere cosa stesse accadendo in uno dei paesi pre-sahariani o Mediterranei, ormai embrioni in oblio delle cosiddette “primavere arabe”. Ogni volta che ci siamo scritti, ho chiesto a Fausto com’era la situazione, visto che lui per la maggior parte del tempo vive proprio in Tunisia. E questo rendiconto – il cui analogo italiano non ho fatto in tempo a scrivere e inviare per la pubblicazione di fine anno, sigh e sic! – è una fotografia impietosa della presunta “democratizzazione riformistica” a cui si tende in alcune zone del Nord Africa, pur di evitare nuove o maggiori sollevazioni popolari. Il tutto, con esiti grotteschi, paludosi e avvilenti della più becera “esportazione” di modelli riformistici di governo (?!). Giustamente – e impietosamente! – rimarchi situazioni di gran lunga più tragiche e senza immediate soluzioni civili…solo perchè la civiltà è stata guerreggiata, destituita, distrutta e sottomessa alle strategie di collusi con gli imperi d’occidente o della catastrofica fortezza Ue-ropea…come in Libia e in Egitto! Grazie MCCarla per il tuo infinito contributo!

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