Basilicata Intellettualmente Povera?

Basilicata, Intellettualità e Povertà.

Dalle faccende multinazionali del consorzio USAE e degli ultimi lavori sporchi del TTIP sulla proprietà intellettuale, alla deriva totale di una regione italiota. La Basilicata, ormai semplice mappa sui tavoli lobbistici, soffre da tempo immemore della mancanza di una forza vitale, una spinta essenziale che qualche presunto intellettuale finge di fornirle.

La Basilicata terra di conquista, limes fortuito progettato per essere svenduto, confine intra-peninsulare lacunoso e inconsistente, frontiera di colonizzazioni Ue-ropee (ultimo consiglio regionale lucano della Pittella Bros. con assessori non-lucani); avamposto dimenticato e isolato da strade che si perdono nel vuoto infrastruturale, intellettuale e fisico; metafora borderline di un altrove che somiglia più a una fantasmagorica Area-51 che non a una splendida terra ricca di cultura e natura, quale è!; filigrana impensabile di un valore bollato per atti notarili di compravendite medievali; censura perfetta del don’t ask/don’t tell; chiosa malinconica del peggiore dei romanzi di (de)formazione consortile regionale; pratica burocratica inoltrata a Bruxelles e [re]iterata nei tropi assurdamente fangosi, chimicamente azzardati, nuclearmente custoditi; sortilegio del pieno che si fa vuoto attraverso il voto; marchingegno machiavellico destinato all’usura del pensiero; regione che non ragiona; ragion d’essere altro da sè, ragion di stato sbilanciato, micro-regione che macro-(s)ragiona, ragione che non lascia spazio alla folie e alla jolie; ragione spazio fisico che si dematerializza e cancella ogni forma, sostanziando la povertà intellettuale quale medicina propedeutica  all’assen[zi/s]o del “tuttapposto”; calanco perpetuato di ogni idea; dolo_mite unica e rara, perciò sfigurata da filippiche no_strada_mitiche; luogo sparuto di un logos sparito e di una logica spartita; nodo snodato di un presente inesistente, insistente e programmaticamente avvilente; graffio spaventoso per ogni essere umano che ci vive e vorrebbe cambiare; graffito scolorito che sale dalla terra e inquina il cielo sopra le teste pensanti, i cuori pulsanti scambiati per alamari di pastrani, da allacciare alla rete e chiuderne la sete;  vernissage continuo di commission(i) ed edition, breviari volgari e finzioni paludate; narrazioni soppesate al gusto da salotto; interpretazioni di ogni genere contrattualizzate al sussurro trans-(montec)itorio di “quanto vuoi per bocca&culo?”; (mal)consiglio partito dalle tasche di colonnelli in-divisa/i e in fila dinnanzi al proprio generale, al cui funerale ancora in tanti piangono ma si (s)fregano le mani setose, in segno di una pax augustea imperativa, ritualmente q[uer]uli ed [e]muli di una grand-Eur colombiana…  

  Perciò, la domanda se la Basilicata sia intellettualmente povera trova un suo sostanziale significato nell’editoriale scritto da Michele  Finizio ad apertura  di 2014, che condivido e  riporto per intero:

Quello che penso della politica e dei presunti intellettuali lucani

di Michele Finizio

 
 

Quello che penso della politica e dei presunti intellettuali lucani

Sapete che penso? Penso che dietro a molti uomini politici ci siano degli affari milionari. Sapete che penso? Penso che molti direttori generali ed ex direttori generali nei dipartimenti della Regione e degli enti sub regionali, abbiano favorito affari per se e per i politici che li hanno sponsorizzati. Sapete che penso? Penso che molti soldi lucani finiscano all’estero attraverso investimenti occulti. Molte società imprenditoriali della Basilicata hanno alle spalle politici i quali si avvalgono di prestanome. Le stesse società alle quali sono destinati finanziamenti regionali ed europei. Ecco che cosa penso. Penso anche che molte battaglie sindacali sono il frutto di accordi con certi padroni e taluni politici. Ecco, lo penso, posso sbagliarmi ma lo penso. Penso che certi giornali sono al servizio di alcuni poteri locali e nazionali. Penso che alcuni editori (si fa per dire) utilizzano quella carta straccia per favorire altri affari. Penso che qui siamo messi male, l’ipocrisia abbonda sulla faccia degli stolti. Penso che molti finti rivoluzionari sono pronti a calarsi i pantaloni davanti alla migliore offerta. Ecco, che cosa penso. Penso che non esistono gli intellettuali, quelli veri. Al contrario le puttane abbondano, sotto forma di mercenari del sapere, dopo che hanno sistemato se stessi e i loro figli. Dopo che hanno leccato il culo al potere, in pensione, fanno gli economisti e i letterati. Siete tutti schiavi dell’ignavia e della pecunia. Irriducibili leccaculo. Se gli intellettuali esistessero dovrebbero criticare ferocemente questa storia lucana fatta di ricchezza e di povertà. Ma loro forse preferiscono calicetti di spumante e inaugurazioni di mostre impossibili e di libri improbabili. La verità è che gli intellettuali, in Basilicata, non esistono. Seppure alcuni ridicoli individui si atteggiano a scrittori dell’ultima ora.

Mer, 08/01/2014 – 16:51
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