Petrolio e Affini – Satira Sturata del M5S

Sulla pagina facebook del Movimento faiv star di Montalbano Jonico (MT), ieri è apparso uno slogan: Basilicata Petroli. La mira quella di sbeffeggiare (?) l’industria del Petrolio e Affini. Il risultato quello di fare una satira stirata, anzi: sturata.

Descrizione: bottiglia di vino, presumibilmente rosso; tirabuscion infilato e pronto a sturare il tappo; etichetta con riproduzione della Lucania le cui due province vengono spezzate, letteralmente allontanate; a lato tutta una tirata sul petrolio alla moda delle etichette di vino. (link)

Niente di strano? Niente di strano, per chi è abituato a non soffermarsi su ciò che accade. Ma visto il flusso di informazioni strabordante di questi primi 5 mesi del 2013, rimane difficile soffermarsi a pensare, prima di agire.

Per quelli capatosta come me, invece, qualcosa di strano c’è. E non solo per me, visti i commenti, tra cui quello di un giovane produttore vitivinicolo.

Mi sono chiesto: perchè accostare l’immagine di una bottiglia di vino al petrolio? La maggiore area vitivinicola della regione è il Vulture. Infatti, si può dire molto serenamente che: L’oro-nero lucano è l’Aglianico (su OLA ).

Guarda caso, il Vulture è uno dei pochissimi angoli Lucani rimasti sgombri dalle trivelle. E non si sa chi bisogna ringraziare, al momento. Diciamo che escludendo il padreterno – per chi ci crede – non posso neanche parlare di un fronte unico e compatto dei produttori vitivinicoli (perchè non ne  ho contezza materiale, quindi ignoro).

E posto il link alla OLA appositamente: a volerne fare una questione di letteratura del settore vitivinicolo, finirei per snaturare quanto vorrei invece fosse fonte di riflessione.

Tuttavia è chiaro che bisogna precisare che è tutto il comparto italico a beneficiare di aumenti percentuali positivi. Soprattutto con l’apertura a mercati – Cindia in particolare – che hanno ben implementato nell’ultimo trienno la domanda di quelli più tradizionali (US e Japan su tutti).

Allora, ho riflettuto. Perchè non parlare di altre specialità, anche DOP o DOCG o IGT che arrivano sulla tavola di tutti? Ma qua si finisce a fare il gioco degli idioti, e pure campanilistici (solita solfa delle tifoserie medievale italica). Certo se domani vedessi una forma di pane DOP con quello slogan, penso che gli amici della provincia materana – con due parlamentari movimento faivstar in forza dalla Lucania – si incazzerebbero. E non poco. E pure a ragione, dico io. Perchè? perchè bisogna riflettere, prima di agire. E anche quando si agisce d’impulso, bisognerebbe almeno riportare i fatti o pensare agli effetti subendi.

E allora, becchiamoci questo esempio di scenario (scempio), tra il pratico e l’estremamente futuribile.

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“Storia della Signora Maria  – figlia di emigranti lucani – bevitrice  di Aglianico e di un nipote iscritto al M5S” ovvero “Come un movimento politico, non sapendo che altro fare, provvede ad affossare l’Aglianico del Vulture” (e tanti altri titoli a vostro piacimento)

 

La signora Maria è figlia di emigranti lucani.

Vive a Milano e non è mai scesa in Lucania, se non un paio di volte.

Una per vedere i Sassi, meraviglia monumentale della città nelle cui vicinanze si trova il paese di origine dei suoi avi. (cheneso: Montalbano Jonico?)

L’altra per il matrimonio (così parliamo di cose positive) della bis-tris-quadris cugina per parte di madre, originaria del Vulture.

Da anni la signora Maria, che è sposata a un bauscia e quindi è una gnura, ha imposto che in casa si consumassero solo bottiglie di Aglianico.

All’inizio se le faceva spedire. Poi, i rapporti si sono affievoliti. Quindi ha trovato il pizzicagnolo di fiducia nel quartiere adiacente al suo (facciamo zona Sesto, che fa notizia di prescrizione) che ritira una piccola gamma di prodotti lucani.

L’Amaro, innanzitutto. Ma anche il pane di Matera, la frutta  del metapontino, e il vino. Già, il vino: sacro licore che la tiene ancora legata alle sue lontane  radici meridionali.

Si ripete spesso, la signora Maria: “Il vino fa sangue, no? E allora cosa c’è di meglio se non il vino della mia terra d’origine? Sangue del sangue!”

La signora Maria ha dei nipoti.

In particolare una ragazzina tutto pepe di diciott’anni e un teenager di 16 anni.

La ragazza è sempre molto impegnata. Circolo culturale, sport (è pallavolista), prende lezioni di musica, esce con le amiche. Va bene a scuola. Non frequenta la disco. Un esempio.

Lui, invece, il nipotino è un casino. Marina (anzi: bigia) la scuola. Spesso si trova in mezzo a piccole risse. Ha già fumato uno spinellino. Forse ha provato una pasta. I primi rapporti con le ragazze. Lo scooterino. La disco.

Ma, tra le tante cose che lo dipingono come la classica pecorella nera della famiglia, ce n’è una che inorgoglisce un pò tutti: da un anno si è avvicinato alla politica.

Si sa, parlare di politica, se non aiuta a crescere culturalmente (visti i livelli: non aiuta di certo!), almeno svezza le persone e ne forma la mente per avere un carattere più deciso (questo nell’antica Grecia, è chiaro; nel 2013, in italialand, beh, lo sapete no?).

Fatto sta che il ragazzino, che tutti chiamano Beppe, ma si chiama Rocco/Enzo/Gerardo/Antonio/Salvatore…, è iscritto a un nuovissimo partito politico. Che poi non è un partito.

Ma allora cos’è? È un movimento. Ah, sì: movimento cinque stelle. Faiv star.

Ecco, per farla breve, Bepin un giorno va a far visita alla zia  Maria.

È scapestrato, ma ai parenti ci tiene. E alla zia Maria più di tutti.

La zia, gli prepara sempre dei pranzi succulenti. E mette  in tavola l’onorata bottiglia di Aglianico. Del Vulture, chiaramente.

Allora, Bepin, un po’ per mettersi in mostra, un po’ perché a ste cose che gli inculcano sul web e nei mittap (meetup in italiano) ci crede per davvero, tipo il vaffa qua, la nuotata là, le prese del parlamento e argomenti simili, fa alla zia Maria: “Senti zietta, ma lo sai che il vino t*****e che bevi è inquinato?”

La signora Maria, che stava mescendo proprio in quel momento il secondo bicchierino di vino, si ferma e dice: “ Ma va là, Bepin. Cosa dici mai! Ma non lo senti quanto è buono? E poi questo è il vino delle vigne vicino a casa di tuo nonno, il fratello di mia madre. Lì nel Vulture.”

Il ragazzo tronfio del suo scup (scoop in italiano), si alza, gira intorno al tavolo, prende per mano la zia e la porta davanti al pc.

Apre la pagina del mittap e compare….movimento cinque stelle montalbano jonico!

La signora Maria qualche giorno dopo si reca dal pizzicagnolo di fiducia. Dopo aver fatto la sua brava  spesuccia, si avvicina alla cassa e Mario – il propiretario – le fa: “ Ma gnura Maria, e la bottiglia oggi non la prendiamo?”

“Beh, guardi qui signor Mario.” Tira fuori dalla capiente borsa un foglio. Sul foglio campeggia una bottiglia con un cavatappi infilato. Ci sono strane cose scritte sull’etichetta. Si parla di inquinamento.

“Ma non lo sapevo mica, gnura!”, fa Mario alzando il tono della voce.

Nel negozietto – che a Milano sono almeno 200metriquadri tondi-tondi, si girano tutti i clienti fissi e, incuriositi, si mettono ad ascoltare.

“Noooo. E come faccio che c’ho il magazzino pieno di cartoni. Sti t*****i, ti distrai un attimo e ti vendono il vino adulterato e inquinato. E quei balordi di Pioltello mica mi avevano detto niente. Bastardi. Ora  vado di là, li chiamo e che si vengano a prendere sta robaccia.”

Si ferma, poi, accortosi che si era creato un  capannello attorno alla zona della cassa, rincara la dose: “Noi qua, dal Mario vendiamo solo roba genuina. Mica ste cose qua!”

Due giorni dopo, Pioltello, zona logistica. La Saponara&Figli fa logistica da 20anni.

Riccardino e il fratello maggiore Roberto – ereditata l’attività dal padre Gerardo – hanno sempre fatto buoni affari. Si può dire che sono stati i pionieri del prodotto lucano a Milano.

Ma da due giorni non prendono pace. Telefonano, scrivono. Si incazzano. Si agitano.

Le scrivanie delle impiegate dell’ufficio ordini sono piene di resi.

E, tra la tastiera, il monitor, il telefono-fax, la stampante ad aghi, il planner pieno di scarabocchi fatti al telefono con la bic blu, si intravede un foglio.

È una stampa di pessima qualità. È una bottiglia, con un cavatappi infilato e pronto a estrarre il turacciolo. È una bottiglia di vino lucano – presumibilmente Aglianico – accostata al petrolio e all’inquinamento dei petrolieri in Lucania. È un prodotto che loro trattano da una vita.

Ma questa vita sta per interrompersi, perché hanno appena scoperto da quella stampa che nel Vulture ci sono le Trivelle e che i vitigni sono inquinati.

Lo ha detto il movimento faivstar di Montalbano Jonico (MT). Sì quello del comico genovese, Grillo, quello che sputtanò la Parmalat, la BNL, la telecom. Vuoi che non abbia ragione a scrivere ste cose?! Se lo dice qualcuno dei suoi, visto che lui è il capo, allora…

Intanto, nel barilotto (zona di Barile -PZ) e nel venosino i produttori di Aglianico sono in fermento. Ordini disdetti e un gran daffare per calmare gli animi dei distributori.

Pile di fax e di e-mail stampate.

Antonio Notargiacomo hai gli occhi rossi. Non ha dormito tutta la notte. Non fa altro che bestemmiare come un dannato.

Davanti ha il foglio con la bottiglia di vino – presumbilmente Aglianico del Vulture – che ha fatto il giro del web. E dei distributori. I loro principali clienti.

Il problema è che le rese non si sono circoscritte solo alla Lombardia. In meno di una settimana lo ha saputo mezza nazione, grazie al web e a sto diavolo di slogan coniato dal movimentofaivstar di Montalbano Jonico (MT).

Ma il problema principale è che Antonio aveva iniziato da un quinquennio un approccio al mercato americano. Si sa, gli statunitensi sono i più grandi consumatori di vino italiano. O per lo meno, i più tradizionali, prima che anche i cinesi e gli indiani iniziassero a deliziarsi con il miele (vino in lucano, e al Sud in generale è: lu mier’, il miele).

Esiste  un cartello vero  e proprio dei produttori. E chiaramente della gestione logistica del prodotto. Uno dei porti verso cui confluiscono la maggior parte dei cartoni nei contaier destinati all’export è Livorno. Tra gli spedizionieri c’è A.&P., ma anche D.&B., Cip&Ciop e pochissimi altri. Spedizionieri che di fatto regolano i prezzi di mercato. E gli altri produttori fanno lo stesso con quelli più piccoli. Soliti discorsi del detto non detto. In italialand funziona così.

Ma Antonio, pur di riuscire a conquistare  la sua piccola fetta aldilà dell’Atlantico, si è ipotecato mezza proprietà.

Alla fine ce l’aveva fatta. Aveva un buon giro. Fino al giorno precedente.

Maledetto web. E dire che lui il suo export manco lo seguiva  a mezzo web. Aveva imparato a usare solo skype per risparmiare. Per il resto, appena poteva, ogni sei mesi prendeva l’aereo e si andava a fare  un giro, cercando di bypassare per quanto possibile i distributori assatanati di soldi della costa orientale statunitense.

Infatti, aveva avuto un’imbeccata da un amico che aveva aperto un commercio sulla west-coast. California.

E nonostante il vino prodotto da quelle parti, era riuscito a trovare un paio di nicchie di clienti che curava direttamente insieme a quest’amico.

Tra i due clienti, ce n’era uno che era fissato con l’ambiente. In California ci tengono all’ambiente e alla salute.

Fanno sport, hanno bandito le sigarette e cercano di tenere lontani i petrolieri dal Golden State. Detta anche Insalatiera d’America per quanta verdura, ortaggi e frutta produce  per l’intera confederazione di stati.

Ecco questo cliente che sapeva tutto ed era super informato, gli aveva appena telefonato via  skype informandolo che una professoressa italiana  che lavora alla University of vattelappesca, e che da pochi anni era diventata una specie di paladina contro i petrolieri in Italia (ma non v’è traccia evidente di essa negli US, e men che meno in California), aveva pubblicato in inglese sul suo blog la notizia del vino lucano inquinato.

Notizia che le era stata sollecitata da amici italioti che l’avevano ripresa da un movimento politico che – così, tanto per dirne una sparata a cavolo come lo slogan o gli slogan -ripone  speranze elettorali, o quanto meno di supporto politico.

Questa la triste storia di una bottglia di vino – lucano – accostata al petrolio e, come tale, da contenitore di gustoso licore diventa una “molotov” sloganistica. Solo che l’obiettivo che colpisce è un altro.

In un famoso spot televisivo tanti e remoti anni orsono, un famoso musicista e personaggio televisivo, mentre beveva, recitava: “Meditate Gente, Meditate!”

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Si sa in italialand, si vive di moda&mode. Non solo. Si idealizzano le persone fino a portarle al deliquio idolatrico-delirio fideistico. Oltre che per ignoranza, soprattutto per delegare e rimanere fintamente ignoranti o ignavi. Rimaniamo un popolo di bevitori e bestemmiatori di santi, creati dal nulla. Navigatori delle mode momentanee e dei facili slogan. Poeti di terzine e quartine il cui effetto una volta era la crazione di cultura. In fin dei conti, siamo come parliamo e quello che la nostra mente mangia…e beve.

L’invito a una maggiore  più ponderata riflessione non vuol essere un richiamo a un’etica che non c’è. Il resto pertiene l’aderenza  o meno a un minimo sindacale di realtà.

Eppoi, viva gli slogan esplosivi…

N.B.

Quella di sopra è una storia interamente inventata. Nomi di fantasia, luoghi e spazi generici. Ogni riferimento non è casuale, ma è causale. A voi la libera interpretazione, cari Lettori e sostenitori.

Chi dovesse ritenersi offeso, o peggio: leso, può tranquillamente contattarmi in via privata, chè provvedo a finire per intero l’opera appena iniziata, qualunque sia il pretesto per fare polemica inutile.

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