Amistad

Una Damista a cercare mosse. Avanti, mangia, fingi, vinci, perdi. Giochi di scacchi bi-cromi.

Perferisco il Patchwork colorato. L’Amistad.

Inutile cercare verità. Il molteplice è dovunque. Comunque.

Un’equazione incredibile: persona più individuo più essere insieme, senza fine, senza vincoli. Amistad.

L’ora è una circonvenzione capace di illudere il tempo.

Ma il tempo scorre? Di certo l’informazione rincorre. Parole: se risuonano, hanno già suonato?

Quali T(r)ombe silenziano la perfidia? Quali sibili sibillano l’invidia? Quali sferzanti s-Filiano l’ignoranza?

Potenza di una lama ideale, un luogo del tempo remoto di oggi. Pandosia-Uomo di saggia benevolenza.

Ssssh…Esser-ci è una fortuna. Mischiarsi un dovere. Confondersi un piacere.  All’ora: Amistad.

Pensare all’arte di dire e fare. L’uomo artefice o artificiere? Includo e non escludo, per evolvere, e sentire il rombo della vita e vederlo che si anima ogni giorno.

Un suono di vite che animano l’anima. Amistad.

Ed è con poco che prendo l’orlo del tempo, lo piego, lo sfruscio indelicato tra i pensieri,

ne traggo insegnamenti e li lascio lì: che si ricamino da soli.

Ulisse non torna perché s’è perso a Dublino.

E Norah-Legge dei labirinti, tra le lenzuola, tra le pagine dopo il suono più vero che ci sia: la maschera della tigre che ruggisce la fine della finzione. Nessun alfabeto indiscreto: mille lingue che parlano, sono i sogni di una notte: Babele di Babilonia, che sensazione liquida, di unione e trasformazione.

Mi trattengo dopo le colonne d’Ercole, gita-na estiva che snocci-ola un canto.

Volgo lo sguardo oltre, nel vuoto e nel pieno, aggiungendo una terza, una quarta e mille altre dimensioni dell’essere, in un’armonia che per me porta un solo concetto. Amistad.

Atlantico, io sono Mediterraneo. Atlantico non conosco città segrete, inghiottite dalle leggende. Conosco solo le persone, i luoghi, le anime della natura e non conto le pietre-miglia della mia vita. Le porto dentro e le  regalo. Per pavimentare impavidamente. Mediterraneo. Amistad.

E non recludo, ma dischiudo e includo, perché Mediterraneo è la mia Macondo, dove la realtà e la meraviglia sono tutt’uno con la sofferenza di chi vuol dividere. Ti dico None, è Sine Amistad.

Giorni di evoluzione, dopo un’insolazione: dolce tempo di piccolo Miele, grande amore che hai fermato ogni mio pensiero, riclassificandomi a specie in via d’estinzione. Sono un Amico, pieno di Pace, Libertà e Fratellanza. Lotto per l’Amistad.

L’assolo del sole e la felicità straziante della luna, l’asfalto ancora caldo, la radio e la musica, il Mediterraneo Jonico Meta-Ponte di cultura, forza Gaia di Eraclea, i Calanchi, le Dolomiti Lucane, i resti di civiltà fin sulla montagna innevata e ritorno a mare. In ogni dove, senti l’odore dei cavalli e delle persone che resistettero, dei lupi e degli utensili dell’uomo che fatica a vivere, ma ama e appartiene. Richiamo inarrestabile, questa cultura, mentre mi si affollano le distese di grano e Pergamene, con i falchi dello Stupore e le distese delle Vigne, mi perdo con l’anima dietro una Morra-gioco mortale, e Rabatando visito i fantasmi-paesi, mi fermo raggelato da un Sasso e immagino che si immerga da solo negli Occhi-Monti del ferino Vulture . Lo spettacolo visibile accanto al Pollin-e che sfiora il Pino Loricato , brezzato a dovere dalle scogliere della Tea-Mare,

da un Dauno-Lavello che sgorga voglia di libertà. 

E’ pur sempre il Rivello-Marco e Storia a raccontarmelo scrosciando impetuosamente nel Mare della vita, fissandosi per sempre nella memoria futura.

Tutto è Incompiuta, spettacolo etereo di musica venusia-Vite di tutti oltre la fine del mondo. Coltivare, raccogliere e bere.

Mi gira tutto in testa. La testa mi gira tutta l’anima-Lucana. Amistad in empatia, mentre l’Adriatico tramonta appoggiato a un Gomito Siracusano, porta il Lauro di un’antica polifonia umana.  

L’ultimo degli Elefanti epiroti, sfuggiti all’impero-romano. Il Cartaginese e il Greco. Il Sibarita, il Saraceno e il Normanno. Il Sannita e il Brigante. Un-Lucano in Amistad.

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