25 Aprile: España ¡En Pie! L’Italia Ai Piè!

In italialand succede che Aspen governa, da Napolitano a Letta, dintorni e ritorni: e tutti Ai Piè! Hanno formato il governo di larghe intese subito dopo il 25 Aprile, giorno deputato alla celebrazione della liberazione dall’assedio nazi-fascista. In España andava in piazza il popolo che,  stanco di stare a guardare, si è alzato En Pie! 

I numeri della crisi sociale e strutturale, prim’ancora che finanziaria ed economica, sono terribili e sempre più gravi. Non solo il numero delle imprese che chiude, le risorse che mancano al sostegno degli ammortizzatori sociali per le imprese che chiudono, i soldi che la politica e le banche si fottono mentre mancano i sol(i)di programmi per ristrutturare infrastrutture e struttura socio-economica della nazione….e le saracinesche si abbassano nei capannoni quanto le persiane nelle case degli sfrattati, sui territori preda di cementerie, nucleare per deposito nazionale scorie e petrolerie varie, sanità baronale e para-farmaceutica, oro-blu in mano privata e mille altre emergenze  quotidiane sedimentate in decenni di contraddizioni e predazioni.

Ma i numeri più impressionanati sono quelli delle persone che si suicidano per la crisi. E il fatto che Equitalia abbia deciso di calmierare le proprie azioni, non solo è tardivo, ma anche inutile: è dal primo infausto suicidio che bisognava attivarsi, mentre la tecnocrazia e l’esazione imperiale continuavano imperterreiti a macinare vite. A nulla serve ricordarsi che il denaro sia solo una convenzione, sebbene determini il valore dell’ergonomia umana. E men che meno vale ripetersi che il rispetto delle leggi, in questa nazione, sia un’opinione a telecomando sia per il legislatore, quanto per il politico. Napolitano si insedia il giorno in cui le intercettazioni telefoniche che lo riguardano sulla trattativa Stato-mafia vengono distrutte, intanto si rimandano alcuni dibattimenti processuali per il redivivo antennato milanese, di MPS filtra tanto poco quanto niente, rispunta magicamente una borsa appartenuta al Generale Dalla Chiesa che guarda caso era ben custodita – vuota – nei depositi del Tribunale di Palermo, e così via.

A niente valgono nè le rimostranze civili sollevate da più parti, nè l’esito di protesta scaturito dal voto consegnato nelle mani del M5S. E men che meno vale il voto espresso da tre-quarti degli italioti. Inesistente qualsiasi riferimento a quel quarto di aventi diritto che ha deciso che non valeva la pena votare con una legge dichiarata incostituzionale dalla Corte ancorchè indemocratica nella forma e nella sostanza, nonostante tre legislature non abbiano pensato minimamente di cambiarla.

E i sindacati dormono della grossa. Sempre per un alto senso di responsabilità?!?!

Le imposizioni del Napolitano sono sempre più imperiose. La pecoronaggine e l’assoluta infingardaggine dei rappresentanti al parlamento insediando è ormai antonomasia per i libri di storia. E più che di governo di servizio si può parlare di vizio di servitù di governo, visto che per l’ennesima volta se la stanno cantando da soli, tradendo la scelta elettorale e non avendo neanche il minimo sindacale di auto-critica, scegliendo di andarsene tutti a casa.

Intanto le cronache ci consegnano indagini a tutto spiano su ogni settore della vita nazionale. Dall’economia alla finanza passando dalla politica, tangentopoli risulterà uno sbiadito ricordo di una fotografia penosa e scellerata di un’italietta repubblichina che ha continuato a perserverare nei propri errori, producendo se  possibile ulteriori orrori.

I poteri forti nazionali, continentali e di oltreoceano stanno facendo di tutto per consegnare lo stivale-isole-comprese ben legati mani e piedi alle usure conclamate di istituzioni cieche, bieche e platealmente irresponsabili. I nomi sono noti e più volti ripetuti anchesu unlucano: Trojk-Ue, FMI su tutti. Il resto è quella miriade di istituzioni bancarie, di società che gestiscono le Borse (Francoforte in testa, seguita da Moody’s/FTSE), di società di finvestment, di fondazioni senza scopo di lucro ma con il lusso dello scopo di fotterci ancora.

Questo il quadro generale e generico. I PIIGS continuano a far paura. Dei PIIGS mi ha colpito la cronaca delle ultime ore dell’ultima lettera di sto cazzo di acronimo. “S” come Spagna.

Mentre in italialand si cercano sponde festeggiative al nuovo imperialismo lobbistico, portando molte volte ipocrito onore ai caduti per la liberazione del 25 Aprile, in Spagna si costituisce il gruppo di azione 25A, nato dalla Piattaforma En Pie.

La Spagna registra oltre sei milioni di disoccupati. E per l’anno prossimo è previsto un aumento di un ulteriore cifra a sei zeri, mentre la Tojk-Ue dichiara che per Madrid è possibile una dilazione di un biennio sull’incostituzionale e usuraio 3% limite deficit pubblico. Ma a fronte di questo numero più che impressionante – praticamente desolante – questa volta migliaia di manifestanti  riuniti in piazza Neptuno o a Puerta del Sol a Madrid si sono riuniti per protestare e aderire alla chiamata di Plataforma En Pie.

Dall’articolo leggo che sia il Sindacato Andaluso dei Lavoratori (SAT) che Izquierda Unida e il Partido Comunista de España hanno rigettato l’invito a unirsi alla manifestazione.

El Mundo così descrive la manifestazione: “El Asedio al Congreso se salda con cargas, 9 detenidos y un agente herido

 Asedia el Congreso - Plataforma EnPie

Questi i riferimenti dal loro blog Plataforma ¡En Pie! – Del 25S a la libertad:

TRANSICION 25A – DOCUMENTO BASE PLATAFORMA EN PIE

Entrambi corredati di traduzione volante, spiegano chi, come quando dove e perchè si è sentita la necessità di dire basta e organizzarsi per poter effettuare un cambiamento senza delega. Non solo protesta civile quanto robustamente vigorosa. Anche proposte che rimandano alla fondazione dei principi di libertà, uguaglianza e fraternità tipici di un’altra stagione plurisecolare, aggiornati in chiave 2.0 e senza il forcaiolismo che viene subito citato in questi casi. Da qualche parte bisognerà pur iniziare. E se in italiastan la noblesse dittatoriale è senza contrappesi – o quelli che ci sono vengono metabolizzati dal doppio stomaco bovino che ci ha ruminato l’esistenza –  almeno in Spagna c’è qualcuno che si attiva, che si alza e grida forte al regime: noi ci siamo, e ci alziamo En Pie!

Gente comune che vuole ribellarsi, con la consapevolezza di saper di vivere  in un sistema completamente sbagliato e che cerca nel numero sempre più grande di indisposti a sopportare lo status  quo la vera forza emotiva e programmatica  di poter/voler/dover cambiare.

L’auto-coscienza di sapere che il cambiamento possa avvenire solo dal basso e che bisogna tagliare – anzi: recidere – profondamente le radici delle contraddizioni quotidiane che ci schiavizzano, accomunandoci in una regione Mediterranea sempre di più al centro delle mire imperialiste norrene o transatlantiche nordamericane.

La Spagna En Pie! Mentre l’italialand Ai Piè! 

Aderisco alla rabbia sentita di vedere i propri diritti calpestati da un sistema che, dal coma del proprio tramonto, continua a usare  violenze inaudite a ogni singolo individuo tanto quanto alle comunità, negando diritti basilari e opponendo misure di finta austerità (le oligarchie e i propri lacchè di corte venendone sempre belluinamente esclusi!). Un gioco cieco che non guarda nè al presente nè al futuro delle generazioni, preoccupandosi solo di perpetuare e perpetrare la propria dittatura insensata.

Da Mediterraneo, unendomi ai greci, ai portoghesi, ai nordafricani preda di tumulti continui, ai balcani che stanno per essere invasi dalla TrojkUe, c’è un 25Aprile che non si spegne mai. E’ quello che serve a gridare pace, uguaglianza e libertà: En Pie! E gli italiani, dove  sono?

Ah, già: lasciano che il governo monarchico si formi, indisturbato, perchè ci serve  un governo delegato, un re e dei vassalli, tanti menestrelli e una corte asserragliata nei palazzi di potere romani che ha rimpastato il peggio dell’ultimo ventennio repubblichino, seppellendo la democrazia rappresentativa e inaugurando l’oligarchia monarchica.

EnPie: Hasta Siempre! Tifo Rivolta e jett’ nù sciore pe sta libertà!

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