Il Grillo del Diavolo: Sogno di Una Notte Democratica di MezzInferno?

Il giorno della processione urnesca si avvicina. Le immagini Corrono, Sub-limano, Tempestano. Le censure pure. Il sottofondo sembra quello del Grillo del Diavolo: sonata in sol(o) minore di un comico-guru che crea ansie. Piuttosto sembra il Sogno di Una Notte Democratica di MezzInferno?

                                            People In Line To Vote : 3d man attesa in linea per il voto

Ho scritto diverse volte del fenomeno. E ora che fenomeno singolare non è più, è l’ora di ascoltare un pò meglio il coro. Musica, prego!

La politica (s)partitica e gerarchica sta esalando i toni e i semitoni di un pentagramma stonato da quando è nata la repubblica italiota. Lo fa reclutando neo-tecnocrati, aprendosi ancora una volta alle ingerenze cattoliche, lasciando libero spazio ai fascismi, ai giocolieri del centro-destra come ai tromboni sfiatati del centro-sinistra.

L’ultima settimana nel regno italiota è stata intervallata da quella cagata semiseria del festival di Sanremo. Inframezzo questa nota, perchè Silvestri, Gazzè, Gualazzi e Malika Ayane avrebbero potuto pure non partecipare: troppa Arte per il festival. Se è il televoto a decidere, eccoti che vi beccate quelle minchiate finto-plastiche dei talent-show. Fa paura sapere che tra giuria – pochi a quello che è dato sapere – e popolazione italiota avvinghiata alle tastiere di un cellulare per spendere soldi in bene-deficienza  da televoto, il risultato è quello di avere per  due-terzi prodotti di talent. Tanto se non sono i talent, sono le case discografiche o qualche partito politico che lottizza sempre, anche il festivàlll!

                                         Talent Show : Disegnati a mano illustrazione vettoriale di un ventriloquo A intrattiene con la sua bambola di cazzo Archivio Fotografico

Durante la kermesse canora si sono visti due comici. Crozza e Bisio.

Il primo in preda al blocco del contestato. Mi chiedo come faccia una persona a fermarsi quando riceve contestazioni: ce l’hai la lingua, o no? E allora rispondi per le rime o vai a braccio, ma non lapparti il cervello. O forse la bravura è nei monologhi preparati senza contraddittorio. Boh, ogni tanto mi faceva fare una risatina; dopo sta paralisi da impreparato all’interrogazione di scienze, m’è caduto nella classifica degli orrori da evitare come la peste.

Bisio, invece e con mia grande  sorpresa, ha fatto un’operazione intelligente. Le metafore  azzeccate e la verve brambillesco-meneghina hanno condito le evoluzioni del comico fino a svelarne il succo più amaro (e vero, tipo aloe al 100%!): smettiamola di dire che il problema sono gli altri. Il problema siamo noi!!

A più riprese da questo blog e in vari commenti in giro per la rete ho sempre sostenuto che paghiamo le conseguenze in primis delle nostre azioni. Certo, se il sindaco che io-generico ho contribuito a eleggere fa strage di galline nel pollaio, allora non sarà tutta responsabilità mia. Ma! Ma c’è da dire che, in fin dei conti e parlando tra maggiorenni e scafati, non è che facendo eleggere l’una o l’altra parte politica si fosse proprio scevri da responsabilità. Che il nome fosse Berlusconi o D’alema o Prodi o prima di questi tutti gli altri dal ’48 in poi – per chi c’era e ha votato, of course! – si era mediamente coscienti del personaggio incartato e francobollato con destinazione civico Palazzo del Potere. E manco a dire  – e ri-dire – che di occasioni per evitare l’errore non ce ne siano state negli anni. Consigliano i dermatologi: un Neo rimane tale se lo controlli, altrimenti può pure trasformarsi in qualcos’altro di più serio-vero, soprattutto se lo esponi al sole, senza crema, ad agosto, a 40°, come nulla fosse, Matrice maligna sociale!

                                           Matrix : matrix, working structure, network of connected people, puzzles

E il nulla è quello che ci troviamo in mano. Nulla culturale. Nulla ideologico. Nulla logico. Nulla funzionale. Nulla infrastrutturale. Nulla sociale, economico, ecologico…

Del nulla e dal nulla di solito si creano le occasioni per ri-crescite (qualche volta anche tricologiche, sic!), ri-strutturazioni, ri-nascite addirittura. Hai di fronte il pianoforte. Lo guardi. Ti interroghi: e mò co me la suono sta legge? Per il pianoforte è facile. Inizi a pigiare e qualcosa viene fuori. Storto o stonato, hai molti tasti per correggere, sovrapporre, celare, confondere…a un orecchio poco attento. Certo Bollani non è Bersani (e meno male!). E con il violino? Come la mettiamo con lo strumento che richiede tecnica, conoscenza, sapienza filosofica, matematica e spirito insieme per eccellenza?

Delle volte passeggiando per il centro di Ancona, trovo irresistibile la magia del violino. Mi accompagna, mi sostiene, mi solleva, mi aiuta a ragionare e anche a s-ragionare. Lo suonano un vecchietto seduto sulle scale delle 13 cannelle o un rom su una sediola di plastica. A modo loro, danno vita a un centro altrimenti mutanghero e brumoso come il clima di questo periodo. A modo loro squarciano la monotonia delle suole sul pavè e degli occhi indirizzati ai lati del corso che si rifrangono sulle vetrine ormai perennemente tappezzate a saldi. A modo loro inseguono il sogno di una monetina che potrebbe significare l’intera libagione quotidiana, mentre per qualcun altro è solo un resto d’impiccio nelle tasche.

                                        Old Violin Player : Violinista ebraica sulla strada di Tel Aviv, Israele Archivio Fotografico 

Il loro repertorio è quasi sempre lo stesso. Il tango mi colpisce, perchè mi piace in modo spassionato e spesso mi colora la giornata. Ma mi sono chiesto se avessero mai provato col Trillo del Diavolo. E’ un pò come dire a un chitarrista rock se si sia mai cimentato con il volo del calabrone (o del bombo, come vuole l’esatta traduzione dell’interludio). Domande  senza senso o questioni di tecnica musicale che ai più, forse, non interessano.

Il vero interesse invece è quello per la politica. Oggi, a sette-giorni-sette dall’imbucamento della scheda nell’urna, nessun momento  – per quanto musicale possa essere – è avulso da una nota politica. Nota impartita. Nota bemolle. Nota cromata o ir-rigata insieme ad altre. Nota lanciata. Nota acuta o grave. Nota semioticamente velinata. Nota allegra, forte, fortissima o lenta.

Il concerto, però, rimane sempre quello. Certo qualche volto nuovo nell’orchestra c’è. Ma ha imparato subito lo (s)partito e qualunque sarà il suo posto nell’orchestra emiciclica, saprà suonare la musica composta da milioni di cittadini chiamati a scriverne i righi: da solo, in polifonia, concertando o sconcertando, seguendo le direttive  del direttore o improvvisando, andando a orecchio (vox populi) o eseguendo ritmicamente i dettami della musica più classica che c’è: fiato io, strimpallano tutti quanti. In fin dei conti, nell’italietta in de-strutturazione, saprà bene come de-responsabilizzare e far cadere l’accidente politico sul compagno d’orchestra, in un ballo accademico che in questa nazionucola ha fatto scuola dal ’48.

                                  Orchestra : immagine di un direttore d'orchestra maschio regia con la sua bacchetta in concerto

Se a Sanremo il brano di Silvestri “A  bocca chiusa” non ha riscosso il successo meritato, è perchè gli italiani a bocca chiusa  non ci sanno stare. A parte la bellezza intrinseca dell’opera e i molti riferimenti – letterali o meno – l’italiota medio da televoto (e solo quello chiaramente) non ha saputo apprezzare i messaggi. E insieme a Silvestri, non quanto abbiano compreso appieno il messaggio del comico Bisio.

 

Però, i messaggi del comico Grillo sono ormai l’onda che ingrossa  il suo tour, intitolato non a caso macabramente Tsunami Tour. Mi sorprende sapere tante  cose che ho approfondito girovagando qua  e là. Il Casaleggio che manovra. Il Grillo che intona le cavalcate delle valchirie  dalla piazza  improntandole su ciò che il territorio vuol sentirsi dire: leghismo a Lega-land, meridionalismo nelle Due Sicilie, No Tav a Susa, etc. E non mi sorprende affatto che il resto della truppa intrippata di politica sia al palo dinnanzi a uno che ha riscoperto il vantaggio di prendersi qualche acquazzone o nevicata pur di stare in mezzo alla gente.

I bagni – letterali – di gente che Grillo si è fatto dovrebbero far riflettere non poco quelli che considerano la piazza un luogo solo per turisti, sagre e bande comunali al taglio del nastro per la statua del cugino del sindaco. Le persone si accalcano, crescono di numero, s’infittiscono fino a formare un mare di teste che a contarle non gliela fai proprio. E la presunzione degli altri di aver gettato l’italiota medio su una poltrona a televotare qualunque  cosa, certamente pagherà la penale dovuta con le percentuali in mora di accesso agli scranni romani che sembrano ridursi di ora in ora.

                                 Il sondaggio elettorale bufala che dà Grillo al 42%.

Grillo l’hanno trattato come un comico, ovvero quello che è. Hanno cercato di far finta di niente, sviando l’attenzione su altri e più proficui tele-obiettivi. Hanno pure cercato di “addomesticarlo”, invitandolo in tivvù. Niente, questo è in-Diavolato e non vuol sentire ragione di mollare l’ossi-moro: un comico che capeggia un partito e ha per spalla il popolo.

Le ragioni sono le più disparate. Elencarle tutte prenderebbe la storia degli ultimi 20nni di storia patria (e oltre back forwarding our memory). Certo il peso del netto vuoto culturale e fattuale della dirigenza  politica è pari al lordo della corruzione di cui le cronache continuano a riempirsi  e della tara atavica dell’arroganza di chi presumeva di aver costituito un notabilato corrompendo i vassalli e il contado senza prevedere almeno una tantum un premio di civiltà. Grasso errore  nella dieta  dei magna-pane-a-tradimento. E adesso che passa l’oste a chiedere e fare  di conto, ecco che il timore e lo spettro di dover lavorare almeno una volta nella vita si fa sempre più concreto. Lavorare; non ragionare, mantenere promesse programmatiche, far progredire la nazione, conservare un welfare state, risanare  l’imprenditoria e il mondo del lavoro, adottare misure di controllo sanitario e geo-fisico e ambientalistico…etc!

Ma una delle ragioni che mi sento di sottolineare è che la delega del potere attraverso il mandato senza  vincoli che il voto prevede per l’eletto in qualunque sede – amministrativa o nazional-politica – è costata a questa sottospecie di nazione l’essenza  stessa  del proprio status di repubblica. Res Publica ricorre  troppo spesso e  su troppe bocche senza che se ne riesca  a cogliere il senso vero, intimo e paradigmatico: cosa pubblica. Cosa? Pubblica!

Cosa Pubblica è tra l’altro: la strada, il lampione, il marciapiedi, le spiagge, le montagne, le colline, i laghi, i fiumi, i campi coltivati e quelli incolti, i pascoli, le industrie e i laboratori artigiani, il parco di veicoli circolante, le ferrovie e le infrastrutture, la centrale elettrica e il pozzo di petrolio, la statua di Giordano Bruno in Campo dè Fiori a Roma e le Dolomiti Lucane, le autostrade su cui paghiamo i balzelli e quelle scalcagnate statali-provinciali-comunali, i musei con opere restaurate e quelli vuoti di opere con i restauratori che emigrano – come gli artisti e i ricercatori, gli operatori ecologici e gli ingegneri, il casaro e il salumaio, chi vende monopoli di stato e chi li contrabbanda, i lager-CIPE e i manicomi-CICAP, il vecchietto che suona il violino alle 13 cannelle di Ancona e Daniele Silvestri che insegna a leggere il linguaggio LIS, gli ospedali con gli scarafaggi e i topi e quelli che per entrare devi avere almeno tre generazioni di sangue – se te ne avanza – blu nelle vene, le banche che continuano a frodare tutti e le bancarelle che non rilasciano scontrini, le aziende che delocalizzano in Asia e quelle che terziarizzano ai cinesi nella Murgia Materana, degli stilisti che dettano la moda e dei deficienti che continuano a credere che sia un lavoro e un dovere vestirsi come ti dice un catalogo patinato, i giornali quotidiani sovvenzionati dal pubblico e il pubblico che sovvenziona giornali che scrivono veline per interessi dell’editore, audizioni pubbliche di Margherita Hack e auscultazioni private tra Napolitano e Mancino, patti lateranensi e patti stato-mafia, patti d’acciaio sindacati-ministero per non far chiudere l’Ilva e magistrati che indagano su altri magistrati, governatori di regioni che sottoscrivono VIA e AIA per i petrolieri e regioni che si vedono quei governatori candidati alla Camera dei Deputati (Lucania), meretrici dichiarate dell’uno o dell’altro sesso che siedono in consigli regionali e consiglieri regionali che scambiano voti per cinquanta  euro manco fossi una peripatetica, uomini che odiano e uccidono le donne e donne che lavano-stirano-cucinano-lavorano-escono-creano-esibiscono-inventano-studiano-cantano-ballano….vivono e  non dovranno mai essere considerate prostitute, religiosi che salmodiano di politica e parabole che sono piene di pedopornografi, eterosessuali maniaci dell’ordine costituito e libero-sessuali che dis-ordinano con gaiezza gli stereotipi,   multinazionali che nazionalizzano l’hamburger pur di venderti junk food e acque nazionali che vengono svendute alla Coca Cola (fonti del Vulture), catene di ipermercati che schiavizzano i produttori di alimenti e materie  prime e gruppi di giovani che cercano la conservazione delle sementi o si raggruppano per strappare terra al cemento e alle trivelle (A Sud, Urupia), tecnocrati che costituzionalizzano il pareggio di bilancio sul fiscal compact e organizzazioni che compatte combattono l’inquinamento difendendo la costituzione (Ola, No  Triv Mediterraneo, Legamjonici), comici che devono insegnarti che la democrazia è un’altra cosa, perchè a ricordartelo faresti troppi sforzi di memoria sulle lapidi di chi ha creduto nella libertà.

Questa e tante altre mille cose è la res publica italiota, variamente rappresentata od osteggiata da chi crede che Grillo sia il Diavolo. E su se stesso non riflette bene!

Ebbene, sebbene vagamente carente, il programma del Diavolo d’un Grillo tocca un pò tutti i tropi-ci italioti. Per quello che ho letto non mi pare vi sia niente di scritto che possa essere lontamente un programma approfondito. Ma la novità vera è che non dev’esserci nulla di scritto, oltre un mero principio. Perchè chi verrà eletto dovrà Dare, Ascoltare, Operare e Verificare quello che il Movimento desidera sia  fatto, innanzitutto ri-strutturando la civile democrazia.

E chi è il Movimento? Un Partito? A me pare un coro polifonico di voci individuali che cercano di applicarsi per l’altrui beneficio, per creare la sinapsi concreta di individuo-società, affinchè lo spartito corale torni a essere una armonia Civile, una Democrazia!

Una persona che stimo, su un blog che apprezzo si è espresso liberamente. Dalla Barra  dell’Olandese Volante, Marco Stugi ha rotto gli indugi, dichiarando di avere un Grillo per la Testa.

Oppure l’esempio di Maktub, che propone di “[…] di accontentarsi dei dubbi sui pericoli che accompagnano le fasi di evoluzione della democrazia. Ci piaccia o meno siamo coinvolti in un passaggio storico.

Ma quello che più ha solleticato l’ironia amara del momento è che in Ancona succede che si propongono sconti nei negozi per chi indica l’intenzione di voto al M5S. Segno dei tempi o è il segno che la misura è stracolma?

Propenderei più per la seconda. Ma non tanto perchè ognuno è stra-libero di esprimersi come gli pare – evitando il detrimento dell’altrui libertà  – quanto per il fatto che sia il contorno ad aver rotto gli argini di una diga  di malcontento incontenibile.

                                   Dam Fills : Beaver Dam e

Quindi, fatte salve tutte le doverose attenzioni a populismi che hanno spinto la Grecia in un medioevo oscurantista e dittatoriale, come testimoniano le Voci Dalla Strada, ritengo di dire che:

Io sono per l’astensionismo più spinto. Uno strumento che oggi varrebbe la reale presa di coscienza di ciò che è Res Publica e chi deve o meno amministrarla. Un momento angolare che farebbe superare l’orizzonte degli eventi che sarà il buco nero di vacanza civile in caso di vittoria di una delle inciuciatissime coalizioni da mainstream. La Dieta culturale per poter apprezzare nuovamente il sapore di essere una società, di potersi fidare, di poter contare sulla co-operazione verso un benessere pacifico e libertario senza contrasti vani e buoni-sconto per un popolo che vive ancora di panem et circences calcistici vari. Una sospensione libera degli elementi radicalmente radio-attivi, per spegnerne il segnale ottuso e confuso, ingenerando un’elettrolisi neuro-culturale per ri-equilibrare il senso civico dell’essere individui che si adoperano per gli altri. Astensione prima, Distensione poi. Apnea singolare per un Urlo Corale. Respiro Notturno, Rem Uto-pistico. Un sogno?

 

 Il Sogno.

Il mito che sta dietro “Il trillo del diavolo” inizia con un sogno fatto in una notte del 1713 dallo stesso Tartini.
Egli raccontò all’astronomo francese, Jérôme Lalande, di aver sognato di stipulare un patto col diavolo, avendolo poi al proprio servizio. Gli chiese di suonare per lui, ed il diavolo produsse un brano sublime, che il compositore, svegliatosi di soprassalto, trascrisse ed eseguì.

Ed è un Sogno di una Notte Democratica di Mezzinferno.

Di certo non approvo Grillo (e Casaleggio). Ma condivido il tentativo di esercizio di democrazia che si sta tentando. Grillo è un populista: dice quello che vuoi sentirti dire. E probabilmente su brogliaccio di Casaleggio. A volte ha ragione. Come per le dimissioni degli eletti che non assolvono al mandato elettorale. Come per l’eliminazione dei privilegi, di ogni ordine e grado di politico e dipendente pubblico. Come per l’azzeramento dei fondi per i politici e per i giornali. Come per il fallimento doveroso delle banche. Come per l’abolizione dei contratti per gli armamenti. Come per il contrasto alla Tav in Val di Susa. Come per il sostegno concreto alle fonti di energia rinnovabile. Come per tante altre operazioni che potevano essere messe in piedi da decenni. Ma non è stato fatto. Grillo non scopre niente. Grillo fiata, e parla per bocca di migliaia di persone, ne interpreta l’umore, empatizza con la piazza, ironizza sulla puzza di marcio  strutturale.

Fondamentalmente Grillo ha inaugurato lo strumento più semplice che esista: uno-vale-uno, moltiplicato per enne individui, vuol dire società. E i rappresentanti di quest’equazione sono gli italiani, cioè noi, io.

Questo schema è esiziale per la nazione che valga u-n’azione. Perchè a Roma si siederanno precari, ingegneri, idraulici, impiegati…tutti quelli che mai si sarebbero sognati di vedere approvato un proprio pensiero, se non a mezzo delega del cazzo partitica. E il Movimento è partitico, ma solo in funzione di questa tornata  elettorale, ritengo. E in quanto Movimento, elabora, sintetizza, ascolta e opera in funzione di molti, travolgendo ogni forma primigenia di ideologia triadica hegeliana o liberismo keynesiano. Silenziosamente fa, sol, solfeggia il Grillo del Diavolo, patteggiando con un demone che si materializza nel Sogno di Una Notte Democratica di Mezzinferno…il voto.

                                                      Vote Abstention : Frustrazioni elettorale con la scatola di voto e la mano Archivio Fotografico

Non voterò! Ma se dovessi farlo, propenderei per questo Movimento, perchè crede  – e io pure – che è ora di poter ri-fondare il concetto di democrazia reale, non real politik ideale e irreale. Non cerco scusanti a Grillo, perchè non ce ne sono. Cerco un cambiamento, e la sola idea onirica di poterlo toccare  con mano, mi fa svegliare con il dito-aleatorio urnesco su una di queste persone che da semplici  – come me – vogliono e possono trovare l’istintiva razionalità di destare l’acqua  santa che per troppo tempo ci siamo propinati.

Forse, sarebbe stata l’ora dell’Aura di Berlinguer che comunque  ho stimato moltissimo, nonostante abbia appagato le pene con l’Idea di Lev Davidovic Bronstein, avendo pur  sempre in animo il Principio di Ogni Libertà, letto attraverso Bakunin.

Ma rimpiangere non serve! Lottare, Difendere e Resistere perchè il Mediterraneo sia Libero!!

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5 risposte a Il Grillo del Diavolo: Sogno di Una Notte Democratica di MezzInferno?

  1. Pingback: Res Publica Italian style | I T A L I A | Scoop.it

  2. unlucano ha detto:

    …a te, Maktub! Grazie per la tua speciale attenzione.:D!

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