Crash: Money e Petrolio. ParOLA anche alla Lucania

Nella puntata di  Crash-Contatto Impatto Convivenza intitolata “Money, money, money”   si dimostra come il leit  motiv petrolifero non solo è da non sottovalutare, ma ascende al grado di primo motore economico-finanziario, oltre a generare oscure vicende e guerre-valutarie. ParOLA anche alla Lucania.

Di seguito propongo un post che prende le mosse dal lavoro della Redazione di Crash e si articola con qualche citazione, breve articolazione e diverse suggestioni personali. Ho apprezzato moltissimo sia  gli argomenti che la struttura  narrativa dell’articolo-puntata. Eh già, perchè si tratta di vera e propria narrazione, morfologicamente e sintagmaticamente pianificata sulla sinossi della Money War.

Guerra Valutaria 1. E’ la pietra dello scandalo quotidiano. Dai derivati di Lehman Brothers e soci fraudolenti, passando per i magheggi sul Libor/Euribor da parte di Barclays/City Group/Hsbc, fino ad arrivare alle recentissime quanto mefistofeliche prestidigitazioni nostrane a mezzo MPS, le bolle speculative che ci sono in giro per il mondo non finiscono mai di essere gonfiate. Crash, superando riferimenti diretti, si rivolge a un trader-tutorial che spiega come è possibile incidere nella vastità cosmica delle speculazione finanziaria attraverso un semplice click. Che sia il Forex o altra piattaforma, non cambia niente, se non il modo di far girare il mondo. Ogni transazione bancaria, ogni fluttuazione valutaria, ogni spifferata sugli indici, si trasforma magicamente in una potenziale bolla o va ad  inscriversi nella nuvola iper-reale della macabra danza speculativa finanziaria.

Guerra Valutaria 2. E’ attraverso questa “democrazia” finanziaria, il cui accesso è possibile a tutti, ma proprio tutti, che si verifica la pericolosa oscillazione del pendolo economico sul pozzo capitalistico senza fondo, seppur si inizia a intravederne la raschiata finale. Cioè, a fronte di coperture   sul mercato valutario per proteggere i propri listini (come p.e. Goldman Sachs e  altri colossi-idra di finvestment), l’incidenza di un nostro click-moltiplicato un fattore “n” di interessi in gioco nella sala scommesse del “gioca d’azzardo, ma fallo responsabilmente”, genera fluttuazioni decisive nello scacchiere della liquidità mondiale.                        

                                   

In questo è laconicamente illuminante il giudizio del prof. Aldo Giannuli docente di storia contemporanea all’Università Statale di Milano, quando parla della pericolosità della sola messa in discussione del USD come valuta indicativa totemica per gli scambi internazionali. Si vedano ad hoc gli esempi della fine di Saddam Hussein  – reo di aver provato, anche solo provocatoriamente, a imbastire un discorso di scambio greggio-euro – o dello scandalo di D.Strauss Khan – anch’egli fautore di un giro di boa nei riferimenti valutari internazionali a favore dell’Euro – o ancora dell’Iran – immediatamente embargato e isolato dalla trojka internazionale, per aver cercato di percorrere le orme insabbiate nel sangue delle guerre  di Desert Storm, la 2 in particolare secondo la tesi del docente di storia contemporanea.

Guerra Valutaria 3. Come le più celebri edizioni di Star Wars, il Currency Wars vive la fase pari a quella del ritorno della Morte Nera capitanata dal Dart Vader-Euro (o Cina o Middle East o chiunque tenti di soppiantarlo) cercando una revanche prossemica a mezzo del suo attuale Cavaliere Jedi-Obama. La statura del monumentale USD non deve mai e poi mai essere messa in discussione, e vediamo qualche perchè, tra  quelli proposti da Crash e quelli che personalmente sostengo – che poi talora coincidono perfettamente.   

                          Una statua di un dollaro della medaglia della libertà U.S.  Archivio Fotografico - 3363486 

Crash scrive per immagini e interviste che l’USD andrebbe razionalmente soppiantato, perchè è una moneta debole. Sarebbe più logico e giustificato che  – a fronte del USD forte a ridosso di Bretton Woods (oro=USD) e della creazione del FMI nel 1944 – oggigiorno la moneta  che crea credito e massa liquida fosse lo Yuan Cinese. Giusto. Ma, chi glielo spiega agli USA&Getta che la loro valuta è solo spazzatura? Quelli che c’hanno provato sono alcuni degli esempi riportati sopra e si sa che fine hanno fatto. Più concretamente ritengo che gli USA abbiano furbescamente avviato l’opera di impanciamento del proprio debito nello stomaco capiente della avvenente PRC a bella posta. Il fine? Facile come bere un bicchier d’acqua del Vulture-Coca Cola: ti riempio di debito e ti lego a me in caso di fallimento. Quindi, la PRC non potrà mai e poi mai ritenersi leader valutario, visto che la propria liquidità – svalutata al cambio in un regime di trust internazionale, bisogna ricordarlo – è identificabile con il 20% del debito statunitense. Vieppiù un’altra considerazione da proporre: l’opera furbesca dei pupari che giocano a Shanghai facendo saltare le pulci del mercato dei Cinesi con i listini di Wall Street, permette al USD di essere sempre e comunque concorrenziale – non tanto solo nei confronti dello Yuan – bensì nei riguardi del granitico Euro. Quindi, riassumendo uno schema veramente facile, sebbene perverso e satanico, l’equazione è:

USD debole con Euro=maggiore capacità da parte degli USA di esportare capitali/beni e servizi nell’area Euro e in tutte quelle in cui l’area Euro è concorrenziale, ovvero il Globo terracqueo;

inoltre, USD debole con Euro= maggiore interesse indotto all’area Euro di investire capitali in USA; il che corrisponde sistematicamente a riproporre lo schema USD/Yuan, senza però coinvolgere direttamente l’Eurozona nel debito pubblico statunitense, ma lasciando fare in maniera controllata l’Euro sugli indici domestici, o laissez faire all’americana; come a dire: bilancio in modo uniforme la tossicità del mio stato economico-finanziario;

ancora, USD forte con Yuan=inequivocabile dipendenza dello Yuan alle fluttuazioni delle politiche statunitensi; cioè, nel libero mercato – o finto tale – gli USA si posizionano come l’ago della bilancia perchè tengono per le palle sia l’Asia che l’Europa, costringendole entrambe  a dover sottostare ai dettami dell’Aquila Imperiale e delle Tavole dei Comandamenti Massonici di Washington;   

                            

Insomma, il discorso, che si può ramificare a oltranza spirale, ricade ciclicamente comunque sempre sul fattore USA o, se vogliamo, sulla Divisa Militare USA. Da qui,

Guerra Valutaria 4. DA Keynes fino ad oggi, il Welfare State è sostanzialmente un superamento del fattore depressivo legato all’economia reale e all’ansia capitalistica di smerciare l’ottimalità produttiva. Keynes, oltre a incidere pesantemente sul New Deal, parlava di fabbisogni reali e superflui, introducendo pioneristicamente il fattore Benessere Umano a Lungo Termine, Tempo Libero, cioè la distanza dal denaro come mera accumulazione capitalistica: in buona sostanza l’eterno dilemma della creazione di domanda e di offerta, ma con un’aspettativa diversa. Gli USA trassero due comportamenti dagli studi di J.M.Keynes: uno a medio termine riguardava la mercificazione del Tempo Libero della nuova Middle Class; l’altro più immediato era l’impiego senza tregua del ricorso all’azione bellica, quale fondamento costituzionale della ripresa dalla stagnazione industriale, grazie anche al concetto di ripartizione fiscale del costo della macchina bellica.

Ora, visti gli interessi statunitensi nel’industria bellica, e considerati i prodromi alla base  della (in)civiltà stessa a stelle e strisce, non resta che di far conto e raccontarcela com’è: da quando sono nati gli USA hanno mosso un numero incommensurabile di interventi diretti in azioni belliche, che fossero nazionali, internazionali e mondiali (preso da Giornalettismo). Ma qual è l’interesse primo del mostro nord-americano? A parte l’ovvia pretesa egemonica culturale a botte di squadra e compasso, uno dei focus su cui si è srotolata la Stars and Stripes come una sventagliata di Mitra Ieratica Bellica, è certamente il predominio assoluto in materia energetica.

Crash – logicamente – lega la guerra valutaria a quella fisica per il controllo e la detenzione della produzione del Fossile Primo, Big Oil. Da che abbiamo memoria, le selvagge epopee USA e  dei vari Corrals intorno ai pozzi, segnano la ritmica quotidiana del pianeta. Se non si fosse permesso al petrolio di allagare il pianeta, quanti motori a scoppio sarebbero usciti dal Fordismo? E quanti modelli industriali sono stati influenzati dalla catena di montaggio statunitense? E quante classi medie sarebbero state vittime del concetto Fordista di creazione di domanda interna?

Domande, domande e domande? Ma siamo al 2013, e la storia ci consegna un pianeta vittima dell’oro nero. Un Primo Motore che non conosce Arresto alcuno ai Cartelli del Monopolio culturale  imperialista statunitense. Si veda quanto pesa il Middle East se ha costituito meta preferita del risiko USA.

La guerra valutaria è identificabile con quella fisica, grazie ai rovesciamenti politici di tutto il M/East, partendo dallo Scià di Persia, finendo con l’Embargo Iraniano. In tutto ciò, tra la potenza sempre più accresciuta dell’industria bellica USA e l’accaparramento senza tregua delle scorte mondiali di greggio che vedono gli USA detentori unici di riserve petrolifere dal 2020 in poi, si può meglio inquadrare il supporto politico al riferimento indicizzato del USD.

Guerra Valutaria 5. Le agenzie di Rating. Per garantire che i capitali vengano spostati con movimenti analogici di un joystick e quindi le politiche nazionali influenzate dalla finanza valutaria e speculativa, di cosa c’è bisogno? Di un Esercito di Agenzie. La CIA è una di queste. La NSA è un’altra, con la favoletta della  sicurezza  nazionale e internazionale. La NATO è la terza forza, quella con i bicipiti sempre in tiro e un Uomo-Stato sempre a tiro. Moody’s, SP’s e  Fitch invece sono gli insider dei trading sovrani.

Le Agenzie di Rating intervengono direttamente – senza che qualcuno si sia mai sognato di chiedere loro uno straccio di opinione – nelle politiche statali. Sappiamo bene che ormai i termini di Tripla A e relativi DownGrading sono il pane quotidiano di chi mastica report manco fossero un tossico Big Mac e li digerisce meglio di un Fachiro alle prese con il Junk Food.

Stabilire  se  una Regione Italiota sia  o meno affidabile e farlo dire a un’agenzia che prima o poi ci guadagnerà direttamente/indirettamente o perchè deve semplicemente influenzare l’andamento economico-politico di quell’area, è il peggio che potesse accadere dalle parti del Mediterraneo. Per fortuna la procura di Trani – già destinataria dei miei ringraziamenti personali da questo blog- ha provveduto a tirarsi in giudizio questi signori, imputati di aver recensito giudizi manco fossero dei novelli Padrini del Mandamento USA.

ECCO L'AGENZIA DI RATING CHE MANIPOLAVA IL MERCATO CONTRO L'ITALIA

Se le Agenzie di Rating agiscono in nome e per conto del Datore di Lavoro poco occulto Governo di Washington, si può meglio comprendere come mai non vi siano Agenzie di altri Paesi tanto autorevoli o almeno prese in considerazione. Crash propone l’esempio della cinese Dagong, che lamenta l’ostracismo dei concorrenti statunitensi e la sperequazione critica nel rilasciare le pagelline su nazioni il cui bilancio d’esercizio sovrano viene sottoposto alla lente d’ingrandimento in una corsa competitiva che manco le Olimpiadi della Matematica si sognano di anelare. Perciò, tra interessi occulti e quelli manifesti, le Agenzie di Rating non fanno altro che aggiotare scientificamente l’interesse del capitale umano e finanziario di una nazione, listando a lutto Paesi che magari non gliene poteva fregare di meno di tornare tra i banchi di scuola, visto che l’accademia era  Concetto da loro stessi creato: si veda per tutti il caso greco, unico Stato al mondo dichiarato fallito da altri che pretendono di salvarlo a mezzo usura!, mentre l’Islanda se ne fotte del sistema bancario e monetario internazionale…

Guerra Valutaria 6. Mediterraneo e dintorni. Visto che il polso della situazione è oggetto di misurazioni ai limiti della psicolabilità, il Mediterraneo costituisce il Faro Alessandrino che ben illumina i roghi sparsi nel Sud Europa.

Crash parla della stabilità valutaria relativamente a Paesi che ne ricavano vigore e vantaggio. Ebbene, in Area Euro queste nazioni sono: Olanda, Finlandia e Germania su tutte. Mentre il resto d’Ue-ropa marchiato a fuoco dall’insana abitudine anglofona di acronimizzare interi libri, deve confrontarsi con la nuova condizione poco piacevole di essere PIIGS. La questione valutaria è semplice: i Paesi Norreni hanno necessità di viaggiare con il portamonete bilanciato, in maniera tale da offrire a fornitori e clienti una coerenza rateale sugli interessi economici. Epperciò che le spinte fisiologiche dei PIIGS di intervenire sulla moneta unica per cercare una svalutazione alla stessa e quindi al proprio debito, manco vengono prese in considerazione. Anzi, dal pulpito primario di Bundes Bank cadono strali e anatemi vari a chi solo possa pensare di alleggerire il portafogli a mezzo svalutazione, peggio se ereticamente orientanto verso un abbandono del tavolo da poker europeo. Quindi, la guerra valutaria capeggiata dal USD, vede micro-guerrillas intestine in Ue-ropa, proprio per le ratio sopra esposte e ben riportate da Crash.

Ma il Mediterraneo è sia Sur Europa che Nord Africa e parte importante dei rapporti con l’ex- Anatolia. Ergo: un coacervo di improbabili rotte di interessi veri e speculativi, esercitati tramite: Colonizzazione USA, Basi Militari NATO, Guerre dei Neo-Premi Nobel UE-ropei, intrighi che costano la vita di migliaia di persone nel Nord Africa, Tenenza dell’Avamposto Israeliano e conseguente conflittualità permanente a scapito della Palestina, il tutto mentre i governi amici o nemici a seconda dell’importanza strategica assunta dal momento storico ed economico, fanno i conti con la propria identità (e in Siria sta costando un eccidio, mentre Libano e altri Paesi continuano a computare morti il cui totale si perde nelle veline delle ambasciate).

In questo, l’intervento del Prof. Noam Chomsky – uno dei miei fari e guida in notti tempestose dell’Essere e del Genere Derivato Politico-Linguistico – sul Wel-Fare ormai malcelato War-Fare Trilateral Policy, non fa altro che aggiungere punti di merito strabilianti alla redazione di Crash.

E importare Americanismo come fosse Coca-Cola, non può appartenere all’antichissima cultura Mediterranea, ancor di più se parliamo di Democracy.

Democrazia : Parola democrazia con sovrapposti star bandiera americana e strisce pattern 

Dunque, niente di strano se la vita di un Mediterraneo costi quanto un dollaro al cambio dell’oro-nero stabilito dall’agenzia di rating-intelligence USA nella spasmodica avanzata del capitalismo efferato a stelle e strisce, oggi Speculativo, ieri Stay Behind the Net a mezzo Gladio-li all’Uranio Impoverito.

Guerra Valutaria 7. Crash!   

                

Tutto si rompe, quando entrano in azione le Trivelle. Il tema dell’energia fossile rappresenta senz’altro il fil noir che unisce tutte le pagine della guerra valutaria. Nella corsa all’oro-nero, due spunti mi sono sembrati eccezionali.

Uno riguarda il trasporto nazionale. Infatti, bene ha fatto la Redazione di Crash a proporre la pagina Istat che riporta la percentuale della trazione su gomma nello scambio e nella logistica delle merci Italiote: 91%!!! Più e più volte da questo blog mi sono speso per segnalare quale follia sia continuare ad avere un piano logistico nazionale ai limiti del suicidio basato pressochè unicamente sulla trazione su gomma. Nessun governo si è mai adoperato costruttivamente a pianificare una serie  di interventi mirati a migliorare la rete rotabile, che risolleverebbe non poco il comparto e tutto ciò che è intrinsecamente legato alla logistica e al trasporto in sè.

          

E il fatto che i carburanti alla pompa in terra d’Italia siano i più onerosi del mondo – o quasi – la dice lunga sugli interessi che gravitano attorno al fatto che il trasporto italico deve necessariamente rimanere arretrato, mentre il mondo gira vorticosamente attraverso interventi strutturali di ben diverso respiro. Infatti, l’aria che si respira – sia letterale che figurativa – sa tanto di quella dell’induzione al mantenimento dello Stato di Sottosviluppo. Ma da parte di chi?

Da parte dei concorrenti Europei e da parte dei fornitori di Carburanti.

I concorrenti Europei hanno tutto il disinteresse a vedere l’Italica penisola protagonista dello sviluppo logistico autonomo. Perciò si vedano le iniezioni sul “mercato di libera concorrenza” da parte di attori Francesi (Geodis Wilson o Ferrovie Francesi), Tedeschi (Db Schencker o Ferrovie Tedesche, oltre alla nota DHL), Olandesi (TNT, ma ora USA con CEVA Logistics), etc.  – operazioni tese a detenere un controllo coatto in regime logistico.

I fornitori di carburanti che non possono non guadagnare in un Paese la cui infrastruttura viaria è rimasta ai tempi di Pirro. La geografia italiana di certo non aiuta, ma neanche il lassismo pianificatorio e l’assenza di materia cerebrale possono essere causa della carenza infrastrutturale cronica. Quindi, vendere carburanti in Italia conviene, eccome se conviene, sia  direttamente alla pompa che indirettamente con il gravame sul costo finale delle merci nel mercato interno.

Nonostante “La crisi economica raffredda da mesi la domanda interna, che ha sua volta ha inciso sul forte rallentamento delle importazioni nel corso del 2011”,  si registra un ritorno al positivo della bilancia commerciale, proprio a causa della crisi e del saldo negativo prodotto dalla domanda interna. Il resto positivo dell’operazione import/export è solo propaganda!

Invece, stando sempre al Sole 24 Ore di un paio di anni fa, di fatto importiamo materie prime, merci, carburanti e logistica più di quello che esportiamo  in regime standard di bilancia commerciale e, peggio, di quello che consumiamo, impelagandoci in un sistema  perverso di perdita netta sulla stessa bilancia commerciale e valutaria.

Significa che commerciamo e usiamo le valute per fare questo gioco di rimbalzo a nostro completo detrimento. Compro energia  in USD e ci guadagno nel cambio ma ci perdo perchè importo più di ogni altro, e poi rivendo all’estero i miei prodotti in Euro usando sempre l’USD per i trasporti e ci perdo nuovamente. Quindi ?

Chi ci perde? Chi ci guadagna veramente? Torniamo sulla Bomba Petrolifera: in primis, i fornitori di energia e carburanti. Pertanto, e stringendo la casistica che sarebbe doveroso ramificare anche in altre direzioni, l’Italia gioca il ruolo della tessera del domino azionata dal domine USD in tutte le direzioni che il top player sul mercato vuole prendere. Riassumendo: importiamo fossili, li stocchiamo, li trasformiamo e li vendiamo al mercato interno. Da cui l’impedimento della rettifica della strategia nazionale di un piano logistico che escluda il ricorso massiccio e oneroso al fossile. L’Eni non guadagnerebbe, lo Stato con le Accise Dirette e Indirette e con  la Geo-Politica da Vassallo ci perderebbe. A perderci, di sicuro, è il sistema italiota e tutti gli individui che partecipano e vivono di Italia. Da qui è abbastanza intuitivo comprendere chi è che ci guadagna. I fornitori di fossile, i trasportatori dello stesso e i fornitori della valuta-totem USD, visto che l’USA muove guerre ai maggiori produttori per controllarli e ottenerne egemonia.

Mi è sembrato ottimale anche fare perno sull’esempio della gigantesca SACMI Imola, primo produttore al mondo di impianti industriali e componentistica per la ceramica. Tanto per il buying quanto per la fase di budgeting on sales, SACMI è coattamente avvinghiata alle fluttuazioni valutarie come tutti gli industriali italioti che esercitano l’antica arte dell’esportazione dell’artigianato DOC italico: sia per lo scambio primario di import di materie prime e di export del prodotto finito, sia per la supply chain. Infatti, producendo macchinari che non sempre rientrano negli standard ISO del mondo che va a piedi-container, sono soggetti a: costo carburanti domestico per trasporti eccezionali, tanto quanto per l’enorme spesa dell’out of gauge del prodotto da imbarcare. Il tutto sotto l’egida del USD, benchè producano e spediscano dalla fabbrica italiana.

G(uerra valutaria)8. L’Impero degli Ottani e dei Gas Attendato in Lucania.

Questo blog ha una buona parte dei post incentrati sulla devastazione che L’Impero degli Ottani del Lupo a Sei Zampe, della Conchiglia Olandese e del Gallo Totàl (e di altri Eco-Mostri come Appennine Energy e Aleanna Resources) hanno attuato e continuano a fare senza tema di sosta alcuna in terra Lucana.

 

Quindi, commentare o inoltrarmi in ulteriori narrazioni, sarebbe abbastanza stucchevole.

Perciò, prima di fermarmi, scrivo e dico:

Crash  – Le Guerre Valutarie Valgono quanto l’USD equipollente all’inverso del Debito Morale e Materiale Mondiale Diviso dalle Guerre Fisiche GeoPolitiche dell’Egemonia Imperialista USA&Getta, mentre tutto l’Oil Scorre e la Trivella non cessa mai di Battere dove il D’En(i)te Du-OLE: Mediterraneo Preda di una Lampada a Olio, la cui Bolletta si paga in USD, e il Petrolio ci intasa i rENI.

Qui mi fermo, perchè parla Crash,  l’amico Vito L’Erario (di e per OLA) e l’avv. Fragomeni per SOS Lucania.   

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