Il Tenente Di Bello Assolto, il Caso Pertusillo Disciolto! Quale Morale per la Favola del Lupo a Sei Zampe e i suoi Compari?

Il Prefetto di Potenza revoca la sospensione della qualifica al Tenente Di Bello, assolvendolo di fatto da una parte della contorta vicenda kafkiana che lo ha visto protagonista delle cronache lucane (solo lucane, sic!) sull’inquinamento del Pertusillo. Mentre si archiviano le ricerche sulle polluzioni nocive che hanno portato alla moria di carpe dell’invaso lucano, sperperando le analisi di Dibello e Bolognetti: il perito dichiara caso Pertusillo disciolto!

Della vicenda che aveva coinvolto il Tenente  della Polizia Provinciale Giuseppe Di Bello (e di Maurizio Bolognetti dei Radicali Lucani), se n’è parlato. S’è parlato del fatto che fossero stati protagonisti di vicende giudiziarie per  aver “rivelato segreto d’ufficio”, ovvero dato alla luce analisi (proprie)  e dati (Arpab) riguardanti l’inquinamento della diga ed essere kafkianamente coinvolti in un pantano dal  mefitico sapore giurisprudenzial-burocratico, uscendone, come nel caso di Di Bello, professionalmente con le ossa rotte, ma con la consapevolezza di essere stato un lucano modello. Infatti, il Tenente aveva chiesto rito abbreviato e s’è accollato una condanna di due mesi e venti gg, mentre l’inquinamento accertato e acclarato è passato sotto colpevole silenzio degli organi preposti e della dirigenza politica e amministrativa, ma non di alcuna stampa attenta e della OLA. Nel frattempo, siccome la burocrazia non perdona dall’alto della propria ceci-sordità, il prefetto della città dell’apparenza gli aveva pure  comminato la revoca della qualifica. Il quotidiano online B24 ha saputo scuotere il paradigmatico torpore lucano e, attraverso una campagna di sottoscrizioni, è riuscito a far destare dalle muffose righe francobollate dei palazzi tutti timbri e multe, un gesto sensato e logico quanto basta: il prefetto fa un bell’erase and rewind e revoca la revoca. (http://basilicata.basilicata24.it/cronaca/prefetto-assolve-tenente-bello-6995.php)

Mentre la burocrazia se la canta  e se la suona sulla pelle delle persone e talvolta riesce  pure a cospargersi il capo di cenere – con la speranza  che non sia stato solo frutto di interessi nel calmieraggio popolare di fronte alle imminenti bagarre elettorali – le perizie sui dati delle analisi archiviate che riguardano l’inquinamento della Pertusillo Dam, vengono abilmente crittografate dal perito Fracassi dell’Università di Bari.

Se non la OLA, chi poteva accorgersi della trappola maldestra e della parzializzazione informativa operata dalla perizia del prof. Fracassi che ha operato  per come “[…] dire di aver scoperto l’arma del delitto usata per la moria di pesci, ma di non aver individuato il colpevole di tale moria.”? (http://www.olambientalista.it/pertusillo-il-ctu-fracassi-individua-l%e2%80%99arma-del-delitto-ma-non-il-colpevole/).

Se non la OLA, chi poteva portare alla luce il fatto che un gravissimo problema per la salute dei lucani e dei pugliesi, per il bestiame e l’attività orto-frutticola venisse affrontato dal tribunale di Potenza con la redazione di una perizia limitata e limitante?

Se non la OLA, chi avrebbe scritto due righe?

Se non la  OLA, chi avrebbe sincerato il livello di guardia in materia ambientale e di salute, sempre troppo basso o copevolmente assente in terra lucana?

Chiedere maggiori lumi, come fa la OLA, è un diritto che deve ricevere riscontri tempestivi e adeguati. Chiedere apertamente che, oltre alla favola dell’eutrofizzazione delle alghe e della conseguente moria di carpe recante  una morale da capuccetto rosso,  vengano cercate le cause prime – ovvero i nomi di coloro che hanno permesso la presenza di IPA nell’invaso lucano – è un diritto che deve avere immediate quanto efficaci azioni.

Quale Morale per la Favola del Lupo a Sei Zampe e dei suoi Compari?“C’era una volta la Pertusillo Dam. Un posto grande grande, pericoloso pericoloso. Si narra che ci vivevano le carpe suicidanti, una specie geneticamente modificata dall’eutrofizzazione dell’alga malvagia. Fintanto che gli abitanti della casa di magna-pane-a-tradimento di via Verrastro nella città dell’Apparenza avevano di come sfamarsi affamando il resto della Lucania, la diga del Pertusillo rimaneva un invaso d’acqua destinato all’erogazione di acqua potabile per tutto il mondo magico appulo-lucano. La diga serviva per far bere gli appulo-lucani, irrigare i loro campi per far crescere le verdure/gli ortaggi/la frutta  tanto esportata, far abbeverare le vacche podoliche che rischiavano di estinguersi.

Ma un bel giorno in Lucania arrivò anche il lupo. No, non quel bellissimo esemplare che si aggirava per le montagne che talora, prima della sua indiscriminata decimazione, non disdegnava qualche puntatina anche per le vie della cittadina dell’Apparenza. In Lucania ci fu una volta l’invasione di un lupo a sei zampe, terrore del territorio, perchè ogni qual volta si manifestava faceva dei gran purtusi nel terreno a mezzo peto-rivella da cui sgorgavano fiotti di deiezioni (e)greggiamente densi. Questo lupo a sei zampe, a differenza di quello amato e rispettato, prediligeva di più le valli, senza tralasciare però qualche montagna lucana. Il problema è che questo lupo ruttava pure: fuoco e fiamme libere su su per il cielo fino ad allora sempre terso e affresco di incantevoli albe e tramonti.

Il lupo a sei zampe stava infestando la Lucania facendosi aiutare da Aleanna-dai-capelli-rossi, dal gallo Totàl, dall’ostrica Shell e da tanti altri esseri eco-mostruosi. Giravano per gli uffici lucani in cerca di firme in carta  bollata per poter avere i permessi  necessari per usare  la Lucania come nuova tana per le loro mostruosità ambientali.

All’epoca dell’invasione del lupo a sei zampe, nella città dell’Apparenza a via Verrastro c’era un regime politico chiamato Partito-Regione che non voleva sentire ragione: legiferava a seconda dei propri interessi, strafottendosene delle promesse elettorali e del territorio. La via Verrastro prima si chiamava via Anzio, e perciò gli abitanti di Lucania chiamavano la dittatura anche Anzien Regime. Era quasi da un secolo e mezzo che i lucani aspettavano un Lucan Danton che li liberasse dalla dittatura, ma questi tardava ad arrivare. Per di più, oltre a dover sopportare le leggi e i soprusi dell’Anzien Regime e di tutti gli amici collosamente collusi che lo aiutavano a tenere il territorio sottosviluppato, ci fu quel giorno in cui il lupo a sei zampe irruppe con la sua truppa in Lucania.

Furono tripudii e feste, sciampagnate e burlesque per l’Anzien Regime che potè brindare senza requie all’invasore, che avrebbe portato molti soldi a loro, mentre ai Lucani molto dolore. Si vocifera che il lupo a sei zampe non avesse alcuna intenzione di rispettare l’ambiente: faceva i suoi porci comodi lasciando deiezioni e lanciando rutti per aria liberamente. Lo stesso facevano i suoi amici di merende: addirittura l’ostrica Shell voleva tempestare il mar Jonio di tante piattaforme a mò di conchiglia, regalando ai Lucani tanto idrogeno solforato al posto dello iodio.  E che dire di quel gran furabcchione del gallo Totàl?: sempre con la cresta alzata, alzando dell’abitante della casa di magna-pane-a-tradimento di via Verrastro l’ego-conto-corrente con la tangente-cresta.

Uno dei tanti problemi per i Lucani fu quando videro scomparire sempre di più le porzioni di territorio a disposizione. Ma peggio fu quando Hansel Di Bello e Gretel Bolognetti diffusero i dati delle analisi della diga del Pertusillo. Nella città dell’Apparenza si gridò alla rivelazione del segreto d’ufficio e i due furono accusati in tribunale dal Gatto-Arpab e dalla Volpe-Politica. Hansel Di Bello fu quello che pagò più di tutti: non riusciva a far capire che lui con la casa di -magna-pane-a-tradimento non c’entrava nulla: quella è un’altra favola inventata. Aveva agito da Lucano onesto. E i Lucani pensarono al Lucan Danton, ma forse ancora non era il tempo, perchè il perfetto-prefetto della città dell’Apparenza gli aveva pure revocato la qualifica di Principe Grigio-Verde della Pulizia Provinciale. Allora fu sommossa sommessa e il perfetto-prefetto, forse per tenere fede al nome che tutto bilancia o forse per tenere calma la situazione a causa delle elezioni imminenti, revocò la revoca, riabilitando il soldato Lucano.

Mentre tutto questo succedeva e le carpe della Pertusillo Dam continuavano a suicidarsi, la casa delle Toghe Lucane commissionò uno studio a un perito dell’Università di Beri, in Apulia. La perizia del perito Messer Fracassi da Beri e non da Velletri uscì proprio quando l’inquinamento della diga era stato archiviato nelle ombre degli affari lucani. Nessuno si accorse che la perizia fotografava lo stato dell’invaso, senza tener conto di altre variabili, come la causa del  suicidio delle carpe.

Nel mentre, lgrazie alla a Natura Matrigna, il lupo a sei zampe e gli altri eco-mostri che avevano preso casa in Lucania, continuavano le scorribande: cercavano come cani da tartufo posti dove spertusare  e deiettare l'(e)greggio o dove poter fare le gare di rutto a fiamma libera, per non parlare delle flautulenze mefitiche gasanti. Il popolo dei Lucani era stanco anche se, da un paio d’anni, in un concerto stonato d’inizio anno l’Anzien Regime concedeva un cotillon chiamato bonus-anacard. Purtroppo, a dispetto del nome, non era un pensiero edibile, ma neanche fruibile, visto che la miseria di un pieno delle deiezioni del lupo a sei zampe e dei suoi amici eco-mostri, non faceva fare al lucano manco le famose gare in salita Abriola-Sellata. Figuriamoci camparci tutto l’anno  in Lucania, dove per fare dieci km al litro puoi solo scendere a folle da uno dei fantastici paesi montanari.

Sembrava che non ci potesse essere rivalsa a questa farsa orchestrata dai baruti barbosi incollati agli scranni del paese di Monte Citorio, dall’Anzien Regime e dalla banda del lupo a sei zampe e degli amici eco-mostri.

Intanto in Lucania accadeva che un altro eco-mostro connazionale del gallo Totàl, distruggesse i rifiuti indifferenziati dei Lucani e indifferenziasse la distruzione del territorio: era la Franca Fenice, piazzatasi vicina all’industria di cioccolatini a quattro ruote piemontesi del Gianduia-Lingotto  Fiat che si scioglievano nella neve della tempesta cassaintegrazione. Per non parlare delle pale rotanti del Pavone Enel: cercava sempre il modo di mettersi in mostra su tutte le colline, le montagne, le pianure: ovunque tirasse vento, c’era il Pavone Enel a piantare i pali con le ruote che giravano togliendo territorio, respiro e vita libera ai Lucani, sempre con il ronzio nelle orecchie e divenuti calvi per il gran vento prodotto. Intanto, i Lucani morivano sempre di più per malattie di cui quelli dell’Anzien Regime non ritenevano dovesse tenersi un registro e aumentavano le altre patologie. I Lucani si sentivano sempre più isolati e lasciati raminghi al proprio destino  senza destriero per combattere quest’orda invadente del forestiero.

Mentre i Lucani aspettavano il loro Lucan Danton, c’era una vOLtA la OLA. Era un gruppo di amici che ne avevano le palle piene del putiferio e dell’impudenza del lupo a sei zampe, della banda di eco-mostri, della Franca Fenice e del Pavone Enel  e di qualunque eco-mostro invadesse la loro amata Lucania. Non somigliavano a Robin Hood, nè al Principe Azzurro, ma neanche al cacciatore di cappuccetto rosso, al Piccolo Principe, a Peter Pan o a qualsiasi dei sette nani. Piuttosto erano una versione più discreta sebbene altrettanto combattiva del Lucano Grillo Parlante. Studiavano ore e ore per capire come combattere civilmente l’inciviltà in cui l’Anzien Regime e i loro amici avevano catapultato la Lucania. Non aderivano a movimenti politici, ma facevano una parte importante della politica civile: studiare e capire per non soccombere e cercare di cambiare lo sfacelo lucano. Un pò come andare a scuOLA!

In una di queste battaglie, l’ultima in ordine di tempo, chiedevano al Messer Fracassi da Beri  – enon da Velletri – di dire chi fosse il colpevole della mutazione delle carpe suicidanti del Pertusillo. Riceveranno risposta i nostri eroi?”

Non c’è morale in questa favola fantasiosa, nè pretendo che ve ne sia. Sicuramente c’è sempre da aver paura  di un lupo a sei zampe e dei suoi cumpari eco-mostri, quando in Lucania l’unico lupo è quello che domina la montagna e il suo ululato lo voglio sentire insieme alla bestemmia per la libertà lucana!

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