2012: La Fine di Gaia? No, 2013: Mò Basta! la Rivoluzione ricordando Le Radici Ca Tieni!

Se il 2012 è stato l’anno percorso dal latente messaggio Maya e affinità di imminenti quanto improbabili armageddon, una domanda ha cavalcato la crisi mondiale: sarà la fine di Gaia esorcizzata dall’immenso Caparezza (http://youtu.be/F09rmFYgv9Q)? No, stiamo solo assistendo a un passaggio epocale che, per quanto doloroso delle abitudini mercificanti, ha dato l’aire per l’inizio della rivoluzione!

Che sia economica, antropica, culturale in senso lato e in toto, è proprio il caso di continuare a scrivere l’urlo del deciso cambio di cui tutti abbiamo – o dovremmo, sic! – avere necessità: Mò Basta!

Mò Basta. Il Mondo rifiuta se stesso.

Se il commercio ristagna, le economie si affannano, l’uomo insegue baluardi di impossibili tenori di vita identificati in un gadget prodotti da operai pagati a 2$/month e da file notturne in attesa dell’apertura dello store, la natura non sta di certo meglio. Le trivellazioni continuano. Ovunque. E sarà il caso di ricordarci che entro il 2020 gli USA saranno i maggiori stoccatori di oronero del pianeta! Gli immensi stoccaggi di energie fossili vengono perpetuati nel nome e nell’idea che questo trend ambienticida possa essere sopportato da Gaia. Ma la nostra Madre Terra non è sempre benigna, anzi. Tante volte rivela quel volto di natura matrigna cara al Vate Recanatese, scatenandosi in evoluzioni foriere di morte.

Mentre l’umanità continua la sua inarrestabile corsa allo svuotamento dei fossili per muoversi come un formicaio impazzito e molto poco parente per logica e rispetto all’analogo entomologico del regno animale, tornado, tifoni, eruzioni, inondazioni e terremoti imperversano. Non è di certo uno scenario apocalittico, ma nemmeno sintomi da lasciar cadere nel vuoto.

Nell’anno che più di tutti segna il passo della crisi economico-finanziaria indotta dai banksters  e dai gruppi di potere, mi sono rimaste impresse le immagine delle montagne di rifiuti plastici che galleggiano negli oceani. Non riesco a dimenticare le navi con carichi di rifiuti tossici nel Tirreno. Come non riesco proprio a cancellare dalla mia memoria le migliaia di persone che dall’Asia al Sud America, passando per l’India, vivono dei rifiuti degli altri. Che dico: dei nostri rifiuti! Questa enorme Wasteland ultra-postmoderna, superando persino il genio di Thomas Pynchon, in cui l’uomo, invece di riciclare per razionalizzare le materie e mettere  in sicurezza l’ambiente prim’ancora che se stesso e il proprio modus abitandi, trova modo di lavorare sfuggendo alla fame creata dal troppo consumo e dall’insensato consumismo.  

Il capitalismo è finito, ma ancora non lo sa. Dal momento delle delocalizzazioni produttive a  questo enorme buco nero creato dalle speculazioni della finanza sull’economia virtuale ad opera quasi esclusiva dei cervelli bacati occidentali, passando per l’incredibile mantenimento in essere dei paradisi fiscali e di transazioni sempre illecite, le merci hanno creato il declino della propria dittatura: ogni volta che vedo un Apple store, mi viene da vomitare. Eppure nel mondo si fa la fila per comperare questo cazzo di aifon (5 modelli in tre anni!!), mentre il mercato dell’automobile sembra diretto verso l’inesorabile declino (e Fiat c’ha messo lo zampino per far chiudere e praticamente fallire il relativo comparto industriale italiano, distraendolo fraudolentemente a chi gli ha pagato per otre 50anni cigs, mentre i rampolli piemontesi andavano a lezione dall’avvocato e da Kissinger!). Che il concetto di locomozione sia passato dalle 4ruote alle 4apps? Manco per idea: gli aerei low-cost, in preda allo sconvolgimento di mercato, fanno imbarcare meno carburante del limite minimo previsto per legge, mettendo a repentaglio la vita di migliaia di passaggeri in nome di una tariffa da panino e birra! Insistono le portacontainers. Ho letto un interessante articolo su L’Olandese Volante (http://www.lolandesevolante.net/blog/2012/12/il-crack-che-viene-dal-mare/), in cui vengono delineate esattamente le strategie porteranno all’inesorabile fallimento dello scambio via mare: le avvisaglie piuttosto chiare c’erano già 3 anni fa, ma ciò che Sergio Bologna descrive nel suo articolo ben sintetizza l’abisso dentro cui finiranno miliardi di investimenti fatti da e dati alle NOO (Non Operating Owners) a scapito della logistica mondiale.

Ma chi è che vuole tutto questo? Non lo so. Non so se esiste  una strategia unica o un coro polifonico stonatissimo che si sta divertendo a concertare lo sfaldamento cultural-socio-economico più rilevante dalla maledetta colonizzazione degli USA a oggi. Di certo Barclays, City Group, HSBC e ultima UBS, nello sborsare miliardi di multe per aver aggiotato e speculato il libor e l’euribor dovrebbero chiudere. Invece stanno lì, come se nulla fosse accaduto: solo una multa, mentre milioni di persone hanno pagato interessi e ratei calcolati su basi fittizie e ampiamente manipolati. E Goldman Sachs, ovvero l’unica idra bancaria e di finvestment sopravvissuta ai subprime cosa fa? Niente, concede solo Mario Draghi come presidente della BCE e Mario Monti come premier imposto nel parlamento esautorato italiota. Mentre nel regno di Albione e in USA piazza altri politici ai vertici dei rispettivi Parlamenti. Le sovranità vengono soggiogate ai pochi gruppi di potere che realmente detengono lo scettro. Non solo, spingono intere nazioni ad auto-usurarsi grazie a giudizi di rating che manco le pagelle alle elmentari (grazie mille alla procura di Trani per aver rinviato a giudizio S&Ps e Fitch!!). La Grecia, il Portogallo ormai non sanno più a quale santo votarsi. Resistono Italia e Spagna, sebbene l’invito da parte della Troika europea è chiaro: dovete indebitarvi con noi, perchè dobbiamo dare la spallata definitiva alle vostre  democrazie, quelle che siano.

Sul blog dell’amica Alba Kan (http://www.vocidallastrada.com/) insiste un baluardo come pochi: resistere alla pirateria finanziaria e tornare immediatamente alla scelta della moneta nazionale. Come non condividere? Per far ripartire l’economia, rinunciando al capitalismo più spinto e dal commercio meno limpido, bisogna necessariamente passare attraverso il ritorno alla moneta nazionale e rinvestire su infrastruture, welfare affinchè la domanda interna torni a battere cassa. L’esempio dell’Argentina della Kirchner è piuttosto lampante e dovrebbe significare pur qualcosa. Ma la stampa mondiale preferisce le puttanate della corona inglese, il culo della sorella della principessa o i bagordi di quell’altro reale intento a giocare alla playstation umana sparatutto in Afghanistan o ancora insiste sulla difesa del sionismo avallando il massacro degli abitanti della Ghaza Strip. Il capitalismo declina, ma il commercio di armi è da sempre il più florido investimento. Chi comprerà Finmeccanica – dopo aver preso Avio e Marazzi (perchè la ceramica serve anche nella produzione di armi, sic!) – questo lo sa molto bene. E chi gliela venderà lo sa ancora meglio.

Il Nobel per la pace UE: uè-uè! E mentre la crisi stringe e cinge d’assedio il mondo intero  – dimentincandoci che i BRICS hanno frenato pure loro la corsa pazza al PIL – gli USA rieleggono Mr Obama, dopo un altro auto-attentato a Benghazi  – scrivi CIA e poi muori! –  varie sparatorie folli nelle scuole: ora l’urgenza è discutere  con i rilflers se e come ridurre il libero commercio di armi d’assalto. Bowling a Colombine? None: è che questa ex-colonia europea non ha mai smesso di essere tale, iperbolizzando ogni aspetto del vecchio continente. Europa che si becca pure il nobel per la pace: e chi cazzo l’avrebbe mai detto che il più antico coacervo di nazisti e guerrafondai – insieme agli USA – schiavisti, colonizzatori, stupratori, dominatori, violenti religiosi medievisti torquemadiani del globo terracqueo avrebbe potuto essere impalmato del riconoscimento andato a persone come Nelson Mandela: fossi in lui, restituirei di gran corsa il premio. Eh già che il grande Nelson ha dovuto combattere proprio contro i norreni e patire il peggio proprio da coloro che gli hanno poi tributato un riconoscimento tanto alto e denso di significati!

Mò Basta. In Italia? Tuttapposto.  

Se il mondo è in lotta progressiva per cercare scampo da populismi destrorsi, avvelenamenti industriali, riciclo e coltivazione/impianto di energie alternative come fa lo sceicco di Abu Dhabi con la costruzione della green city – progetto ormai datato a due anni fa! e ho detto tutto, solo che la stampa si occupa di pubblicizzare e auto-tangetarsi di ENI piuttosto che promuovere la città eco-sostenibile dello sceicco…! – l’Italia s’è beccata l’influenza europea: un nuovo virus che ha visto cadere democrazie, instaurare banco-crazie e governi piovuti dal cielo o dalle stanze in penombra di circoli massonici. L’esperienza dittatoriale di Monti&Napolitano con il contorno dei parlamentari ignavi è stata finita. No, non ho sbagliato a scrivere: non è finita, è stata finita a bella posta. Dopo aver fatto incetta di riforme a suon di milioni di euri e tuttora inapplicate e forse mai applicabili; dopo aver devastato l’art. 18 e tutto il mondo del lavoro (confido nell’indomabile quanto invictus Landini della FIOM quale futuro presidente della Repubblica sopravvissuta)  – costato un’iradiddio a soldi  sia in posti di lavoro passati che per quelli futuri inesistenti – e passato alle cronache con le lagrime televisive che manco fosse stata la telenovela “anche le inette piangono”; dopo aver dato il via libera  all’acquisto del patrimonio italiano lanciando un’offerta a ribasso su e-bay, continuando la scellerata opera iniziata con il dopo-tangentopoli; dopo aver salassato il salassabile, ma ancora non è finita; dopo aver rotto i coglioni con quell’aria da professore onnisciente che si vede lontano un km che sei massonico e stai tessendo la trama per gli affari degli amichetti tuoi; dopo aver lasciato che i propri ministri sfogassero la propria appetenza catto-fascista (Clini pro-Riva, Cancellieri pro-sbirraglia d’assalto, Terzi pro-massacri diplomatici, Severino pro-Napolitano e Consulta a sfavore del processo sulla trattativa stato-mafia, Fornero e che cazzo ne parliamo a fare di questa qua, Balduzzi pro-distruzione sanità per tutti, ma soprattuto Passera pro-banche, pro-petrolieri, pro-bono suo…); dopo aver destituito interi consigli regionali, commissariato comuni; dopo aver lasciato che ogni pezzo della democrazia passasse in giudicato nel processo dittatoriale in atto, eccolo che conza la tavola per sè e per gli amici di merende: Casini e gli incasinati del tuttappostismo centrista, forse Bersani e la pletora del PD trasformato nel quiz show  “Chi vuol essere Parlamentario?” e qualche altro nostalgico papista. Ecco nel giorno della morte della grandissima Rita Levi Montalcini, la stampa italiana – in particolare le tivvù di regime – danno spazio ai berluscones e agli altri pagliacci politici e alle loro insulse condoglianze, mentre la ricerca e la scienza del talento italiota sarà il degno corteo funebre a una scienziata senza pari. I grillini s’impappinano con le retribuzioni regionali in Sicilia (ma non avevano deciso di prendere briciole?), gli IDV si sfasciano, quel molto ambiguo di Grasso già elogiatore del governo Berlusconi quale promotore di una grande lotta alla mafia (e solo per questo avrebbe dovuto essere esiliato) passa con nonchalance dalla DDA a leccare i piedi del PD, Berlusconi colto da improvviso alzheimer s’era scordato di aver fatto lo scempio a tutti noto e in più di averci regalato Monti e si ripresenta  con il più classico degli aplomb clowneschi del suo repertorio, la Lega che non sa fare i conti senza il milanese di Milano 2 e 3…, mentre il Papa e quell’esercito di pretonzoli e suorine d’assalto scudo-crociato sfoglia il proprio manuale da nazista dichiarandosi per una famiglia ammalata di aids per mancanza di preservativi, in cui se uno ha degli orientamenti sessuali non conformi ai precetti fascisti del cattolicesimo può anche essere aborrito e ripudiato dalla società, una famiglia per cui valga la pena affiggere dei volantini al portale di una chiesa che non paga l’imu, inneggiando al succubismo femminile e credendosi un Lutero vigliacco retro-riformista, peggio del dottore tedesco venduto ai nobili sassoni, infine quest’orrenda scia di violenza sulle donne: insomma, mentre in Italialand non c’è più niente che valga la pena di vedere e approfondire se non le menate quotidiane di sti quattro pupi in mano ad altri pupari attraverso la stampa di regime, lascio il ricordo del 2012 con la solidarietà piena e sincera a

quanti non hanno un lavoro, a chi ha dovuto rinunciare a un posto letto in ospedale o addirittura alle cure per patologie una-su-un-milione, a chi deve fare la fila per un piatto di minestra, a chi si è suicidato per i debiti di equitalia, a chi resiste come i NO TAV per evitare l’esproprio ingiustificabile del territorio, a chi muore di tumore perchè c’ha l’Ilva dietro casa, a chi non ha i soldi per mettere la benzina ma nemmeno una ferrovia o una pista ciclabile per muoversi, a tutte le Sorelle e i Fratelli che ambiscono a un Mediterraneo libero dalle guerre e dalle basi militari e navali statunitensi o nord-europee, a chi lotta per la libertà, a chi resiste nella propria casa e ruba al supermercato una fetta di carne per i propri figli, a chi reagisce alle incongruenze dello schema sociale perbenista a tutti i costi, a chi vuole evitare che la propria voce venga soffocata…dedico il 2012 a chi crede nella lotta per la libertà gridando…

Mò Basta: in Lucania ci si ribella alla trivella…e non solo!

De Filippo ha messo la muta da sub, s’è inabissato sapendo di aver scambiato bene questi anni di macelleria lucana con una bella poltroncina a Roma. Come lui, tanti altri piddini e/o accoliti di altre formazioni politiche. Lo strascico delle analisi Bolognetti – Di Bello alla Pertusillo Dam, oltre il fantomatico processo kafkiano (https://unlucano.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=486&action=edit) hanno dato un altro esito nefasto: (http://basilicata.basilicata24.it/cronaca/revoca-qualifica-agente-pubblica-sicurezza-tenente-bello-6531.php) come dall’articolo di B24, il prefetto di potenza ha revocato la qualifica al tenente Di Bello in seguito alla vicenda della rivelazione del presunto “segreto d’ufficio” per le analisi dell’acqua inquinata della diga del Pertusillo. Non, solo, il tenente squalificato che manco ‘na schifezza di arbitro di una partita di terza categoria avrebbe fatto, aveva pure accompagnato il geologo Briuolo (http://basilicata.basilicata24.it/cronaca/radioattivita-allacqua-contaminata-6275.php) scoprendo livelli di radioattività nelle aree di Tito Scalo destinate alla raccolta dei fosfogessi derivati dell’attività liquichimica.  A scandalo aggiungi scandalo diceva il saggio, e vedrai che il primo sarà completamente dimenticato. Quindi stando a quanto succede, dovremmo forse dimenticare che l’acqua lucana è inquinata? Che i rifiuti sono per lo più oggetto di indagini della magistratura – si vedano gli arresti per il mancato vaglio della monnezza conferita a Tito Scalo, in consociazione con discariche di Ferrandina, Tricarico e dirigenti Materani – e in una regione di poco meno di 600k abitanti non vi sia ombra di raccolta differenziata? Che continui a esistere Fenice, termodistruttore della francese EDF? Che le compagnie petrolifere se ne sbattano del territorio e perserverino a chiedere permessi di indagine, trivellazione e coltura  in gran parte della regione? Che, insomma, il malcostume dell’inquinamento a tutti i costi sia il profitto preferito dall’imprenditoria nazionale e multinazionale, in consociazione con quella locale e  appoggiata dalla classe dirigente  politica? Pare proprio di sì! E mentre tutto ciò accade, imperterriti come soggiogati e ipnotizzati da un mantra orwelliano, gli appartenenti al partito politico di maggioranza sfilano per le vie dei centri inurbati per rinfoltire il corteo funebre  della processione alle primarie: per carità, ognuno è libero di fare cosa vuole, ma romperci i coglioni per una settimana e più co sta storia delle primarie mi pare un pò troppo: non credo che  ci sia da essere orgogliosi di un evento del genere se viene promosso dal partito politico che ha appoggiato con tutto il cuore Napolitano nell’imposizione ex-rege di Monti e tutto ciò che ne è conseguito in nome di una causa di forza maggiore – i passati 20anni – in cui non mi pare che Prodi e D’alema abbiano aiutato a vivere, se non a entrare in guerra nei balcani e auto-tassarci per entrare nell’Euro: il resto è storia di puttanate quotidiane degne della commedia all’italiana. Ora sappiamo che gli elettori del PD sono quanti erano: poco più di 3mln. E quindi? Chissenefrega? Ovviamente parlo del PD e tralascio gli altri, perchè la pubblicità per loro stessi ha monopolizzato una nazione intera (echeccazzo!) e sono dovuto fuggire in bagno per scampare alle stronzate di Bersani e Renzi. E in Lucania? Non lo so e manco lo voglio sapere: mi basta leggere che De Filippo e tutta la corte dei miracoli sta ancora là e sempre là starà finchè i lucani non sentiranno dentro di loro che nessun vincolo di mandato debba essere tradito tanto quanto hanno fatto i politici lucani da quando la Lucania  ha sconfessato la propria rivoluzione contro i savoiardi: MO’ BASTA!

Mò Basta alla Lucana.

Chiudo questo 2012 lucano dando spazio a un evento a cui ho partecipato personalmente.

Un evento che ho condiviso con gli amici della OLA.

Un evento che mi ha permesso di partecipare a una manifestazione insieme a queste persone coraggiose, indomite, sincere, piene di vita e aggrappate alla lucanità come pochi ne ho conosciuti in vita mia.

01 dicembre 2012. Trenta giorni alla fine di quest’anno. Un giorno come un altro se non fosse che mi ritrovo dopo tantissimo tempo in piazza prefettura – ora piazza della dittatura con i pali forcaioli in attesa  del boia a far strage di libertà – circondato da persone, gazebo, manifesti, furgoni della celere e un cordone di altri agenti davanti allo Stabile. Si celebra il convegno dei geologi lucani con interventi di autorità  – incluso il sindaco Vitòn-Betòn che aveva PROIBITO qualiasi manifestazione e attesi Bubbico, De Filippo e altri papaveri a spargere altro oppio – ma soprattutto con Eni, Medoil Gas, etc a coronare il sogno dei notabili inquinatori, ovvero un contratto con i lucani a parafrasare la follia del berluscone ante-litteram: una trivella in ogni casa, adesso grazie anche all’avallo scientifico dei geologi.

La giornata è fredda come solo a Potenza sa esserlo. Ma il calore e il colore vero e vivido delle persoe che ho incontrato mi ha fatto fare un balzo indietro di anni, quando si manifestava in città contro i tagli alla scuola o a Roma contro Andreotti e la mafia italiana, politica o meno. C’erano Antonio, Vito, Enzo, Felice, Mauro e Pietro vicino con il cuore ma lontano dalla città dell’apparenza, visto che presentava l’immenso “Trivelle d’Italia” a Sanluri (Ca). C’era la OLA che gridava Mò Basta. Lo gridavano con il silenzio, metaforicamente imbavagliati davanti al teatro Stabile. Urlavano con la propria presenza una voglia di rivoluzione civile contro chi ha reso inabitabile-povera-inesorabilmente più povera di prima una regione e si riuniva a porte  chiuse dietro la dittatura amministrativa cittadina in un teatro per sancire un connubbio con i geologi. La video-camera di Vito, le parole con Antonio ed Enzo, qualche battuta con Mauro. Le sarcastiche quanto pugnaci battute tranchant di Felice e ogni tanto  il suo megafono a sottolineare come degli olè nell’arena le entrate: ma non erano i notabili – quelli furtivamente s’erano infilati dalla parte posteriore – se non i camerieri con i vassoi a portare vivande. La tentazione di cambiare i vassoi con barili di greggio, centrali megavoltaiche, cisterne di gas e bottiglie di olio-minerale o di acqua del Pertusillo  era davvero tanta. Mi hanno offerto un pranzo: sembrerà sciocco, scontato, banale, ma vivendo fuori dalla Lucania avevo perso completamente il gusto di essere invitato fuori da qualcuno – tranne che in rarissime occasioni come mi è capitato qui in Ancona. Una passeggiata nel parco dedicato alla povera Elisa ha aperto l’ellisse di un momento angolare della mia vita, e di quest’anno in particolare: lottare, lottare e lottare per non cedere mai, neanche e soprattutto a quello che ti fanno apparire come destino avverso!

Il surrealismo della rivolta silenziosa, preceduta da un mare di studenti uniti a gridare in coro Mò Basta mi è entrato dentro e non ne è più uscito. Solo ora, e a distanza di tempo, riesco a scrivere qualche riga per  raccontare che in Lucania sta avvenendo quello che solo in pochissime altri parti d’Italialand si vede: la rivolta civile ma decisa al potere e alle sopraffazioni, e soprattutto a chi non ama la mia terra.

Mò Basta: http://www.olambientalista.it/video-ola-channeltrivelle-e-rivoluzioni-mo-basta/!!

Infine nel 2012 ho incontrato sul web anche le storie  di chi cerca di guarire dalle malattie (http://www.oltreildiabete.it/) tentando di dare una lettura diversa a comportamenti di vita, cercando di scongiurare una pandemia inarrestabile: Emanuele (https://www.facebook.com/GuarireDalDiabete) è un esempio che vorrei palesare a tutti e soprattutto vorrei che lo leggessero i Lucani.

Vado avanti nelle ultime ore del 2012 apprestandomi ad aprire il 2013 con grande positività e fiducia nelle persone, coloro che non smettono mai di lottare contro l’inquinamento delle merci, del cibo, degli apparecchi elettromagnetici, della massificazione del pensiero e dei costumi, contro il depauperamento sociale e culturale, contro l’appiattimento del sentirsi unici ma parte di un unicum.

Vado avanti non dimenticando mai le persone care ma pure quelle stronze, quelle amiche, quelle che vorrei avere la possibilità di conoscere e quelle con cui riuscirò a stringere rapporti umani, agli amici di unlucano…senza maiepoimai dimenticare le mie  radici, di meridionale, di mediterraneo…un saluto attraverso la visceralità poetica dei mitici SudSoundSystem…

 

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4 risposte a 2012: La Fine di Gaia? No, 2013: Mò Basta! la Rivoluzione ricordando Le Radici Ca Tieni!

  1. Antonio [Ola] ha detto:

    Francesco grazie per la bella e importante giornata passata insieme a Potenza, per le “radici” che non si scordano, come giustamente scrivi nel tuo pezzo. A presto, buon 2013
    Antonio

    • unlucano ha detto:

      Caro Antonio, come ho detto sorseggiando un buon aglianico oraziano: brindo a te, a Voi, con tutta la stima possibile e ringraziandoVi di essere la OLA dei Lucani! Uno strapositivo 2013 anche a te…

  2. Viler ha detto:

    I tuoi scritti sono testamento! Grande. Spero di rivederti presto.

    • unlucano ha detto:

      Il tuo saluto è sempre un onore per me Viler. C’ho vivida l’immagine della consegna del premio per la Ola Channel come miglior Web TV di denuncia e tu che la dedichi alla tua terra, alla nostra Lucania…DIFENDILA!! Certo che ci vedremo presto. Un abbraccio Fratello!

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