Rai, Unibas e corso dedicato alla comunicazione ambientale: il Malconsiglio dei giornalisti non allarmisti

Quanti hanno sentito parlare di Rai, Unibas e di un corso dedicato alla comunicazione ambientale? Al Malconsiglio di Miglionico riunione per l’educazione di giornalisti non allarmisti…mi sembra un sogno, fa un caldo boia e con la scure del sonno sul cuscino-cippo mi appapagno….

Nel mio sogno sono in viaggio nel materano, vengo risucchiato da un richiamo strano che mi porta verso Miglionico o Napulicchio. Mi trovo a piedi, sono a un crocicchio….

Passo svelto verso il centro del paese, vengo attratto dal solito cartello AAA cercasi, ma il contenuto dello stesso è insolito: AAA giornalisti non allarmisti cercasi, convegno fino al 21 giugno, proponendo una serie di dibattiti sulla sensibilizzazione ambientale per la popolazione, senza allarmismi, ma con la coscienza di essere edotti sui catastrofici impianti industriali lucani e sulle politiche senza crismi. Mi fermo strabiliato e incuriosito: vedo anche l’indirizzo del loro sito, dove ci sarà una riunione, allora spedito, traccio un passo col compasso, mi giro su me stesso e convergo al convegno dove si discute di informazione e di eduzione sull’edizione della stampa, del web, del blog e della televisione: insomma di come veicolare il pensiero della popolazione.

Il saluto di benvenuto è preceduto da uno starnuto.

“Eccì”, il convegnante.

“Salute a te”, il coro gaudente e sempre applaudente inquadrato all’inizio manco fosse del fascista politico il comizio.

“Grazie e a noi”, il conferenziere rimbrotta al microfono che traballa dopo sta botta, mentre si netta  il naso-tromba l’officiante trombone convegnante.

Il lavoro di questo forum si svolge in un palazzo che sembra per antonomasia dell’orditura il sancta sanctorum:  Palazzo del Malconsiglio di Miglionico. Appare bello, ma è stato un posto assai pericoloso, teatro di un tentato tranello. Narrano le storie lucaniche che durante gli antichi domini baronali e le loro proprietà ataviche si fosse ordita pure una congiura dei baroni che di Ferdinando I e degli Aragona volevano l’abiura. Come ogni trama e filama ordita in gran segreto, il piano venne scoperto e i baroni portati allo scoperto, infine trucidati-puniti come nel più classico dei classici, uno sconcerto per chi voleva dissentire dall’allora regime: un presagio del contrappasso, seguendo di Dante la regola e regolando i toni dei tomi e dei volumi che si stanno scrivendo contro l’abominio lucano, cercando in tutti i modi di ridisegnare il suffragio imposto e aderendo all’albionesca metodica del passo dopo passo.

“Cerchiamo solo di riconfigurare la storia della caviglia dello stivale” – esordisce il cerimoniere – “Una stampa che non allarmi la popolazione, che non infonda preoccupazione, che non informi sulla distruzione, della Lucania e dell’obbrobrio sul territorio; in fondo cerchiamo abatini-articolisti che non siano allarmisti, che non sfuggano alla regola della velina passata sotto banco o come Banco tradito mentre cavalcava fuori dal castello, prima che vi sia qualcuno a sficcanasare e far saltare il banco-del consiglio, ecco perché ci siamo riuniti al palazzo del Malconsiglio massonicamente in chiaro, senza grembiuloni o cappelli a imbuto, senza compassi, ciondoli, anelli e formule stregonesche di benvenuto, non in memoria di rotari ma rotariani della prima ora, per un nuovo editto che infligga un sapiente silenzio e tenga la popolazione al guinzaglio come un guitto. Non più leggende e miti, ma a più miti consigli indurre la regione, che a noi sembra senza ragione alla deriva dell’informazione. Sappiamo per certo che esiste un dissenso;  continuano e corrono le notizie controsenso: vogliamo fermare questo scompenso, in cui la rete diffonde informazioni che non hanno il placet e la risonanza della gran cassa delle penne che infondono il controllo subliminale dell’ignoranza; et semplicemente chiediamo che si dorma placidamente e niente rumoreggi come il Don, placido nella sua immensa abbondanza, o che almeno si perpetui l’ascolto clericale domenicale delle omelie dall’altare, dogmatiche paranze d’ordinanze da contraltare a quelle suonate dalla banda comunale, piccoli editti dei circoscritti elettorali, cotti a puntino dai coatti prima dell’adunanza provinciale o regionale.”, chiude il convegnante al suo uditorio, ormai colto dal moto sussultorio della noia di regime, ormai assopita e già uniformata alle note di regie poco occulte, senz’altro virgulte, che ai più attenti appaiono indubbiamente inconsulte.

Tutti seduti, sdraiati e poco attenti o distratti da quello che ha tutto il contorno per essere il convegno dei potenti: coloro che sono sordi e s’inchinano al soldo di chi la Lucania ha distrutto. Ci sono proprio tutti a scrivere il nuovo episodio di regime untuoso come lo strutto: rappresentanti della televisione di stato (appunto rai, di tutto di più ma sempre meno del tutto!), uniba(s)roni universitari, confindustria di regione in una regione la cui unica industria è quella dell’estrazione, Enel Green Power statal-privata col super potere di tralicciarti il podere, elettrico o eolico il concetto è sempre quello di espropriarti il sedere o concederti royalties inique: sarà meglio soprassedere?. Assenti i politicanti in corpo e deputazione: De Filippo lo zar onnipotente adesso impegnato con la religione – un santo, mica niente!, Mazzocco l’assisa-assessore che dell’ambiente non vuole sapere niente, Clini il ministro del governo imposto-ambiental traditore quando consente liberalizzazioni di perforazione e svende della Lucania lo splendore; inviano un messaggio di saluti che è tutta  una dichiarazione-d’amore verso la stampa e la cultura – sponsorizzati dai petrolieri? – ormai devono impegnarsi di più a coprire, allungare una coperta divenuta troppo corta, allora bisogna tosare le pecore per recuperare un po’ di lana e mischiarla con questioni caprine: hanno necessità di conquistarsi nuove e più ufficiali vetrine!

Tutti preoccupati della presunta controinformazione (che poi è solo e pura informazione contro chi ritiene che “prima la distruzione e poi il consenso della popolazione”) che si diffonde senza prima esser stata vagliata dal barone, da chi oggi pur non avendo palle sulle corone, presume di essere il nobile controllore per volontà elettorale, o semplicemente per impiego statale, raccomandato o meno fa  lo stesso, tanto il lucano non è fesso e non può essere trattato come la carta igienica riciclata del cesso.

Si alza dalla massa informe di teste, difforme dal resto dei convegnanti, una persona che vuol porre  una domanda sul messaggio di propaganda, quello in cui si profonde tanto coraggiosa

“la Prof.ssa Sole dell’Unibas ha introdotto il tema mettendo in evidenza “la centralità della prevenzione del rischio anche attraverso una comunicazione positiva del rischio stesso non finalizzata a creare allarmismo ma funzionale a favorire consapevolezza delle comunità in ordine ai pericoli cui è esposto il territorio e per favorire una cittadinanza attiva, sviluppandone capacità di resilienza (ndr – resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà)”. In sostanza ognuno si arrangi come può di fronte ai disastri ambientali spesso annunciati.”[fonte Ola].

E cotale rimane in sarabanda, lasciando tutti di sale: tutti alloccoluti, perché costui vorrebbe addirittura metterci il becco tra i convegnanti insalanuti, senza prima aver letto tutto d’un fiato il dogma dell’Anzien Regime che recita in maniera tanto chiara e onesta: non un fiato, non una protesta! Allora, ingiuriato cornuto come uno stambecco, saltando qualche fila di seggiole, si appropinqua al banco dei baroni convegnanti e chiede senza tante scusanti:

“Unlucano come la maggior parte di voi si sta chiedendo il perché di questo esercizio informativo-formativo se al consesso del Malconsiglio non avete invitato pure La OLA, NST e le tante associazioni ambientaliste o solo i semplici cittadini lucani che si battono ogni giorno per far sapere ciò che voi presumete non si debba sapere o diffondere senza presunti allarmi; e infatti lo veniamo a sapere solo da loro mica da voi, che ci mettete sopra una pietra a lisciare il pensiero lucano, da levigare come la fòrmica e rendere in-operoso mentre lavora come una formica per una terra migliore, a tacitare le informazioni basilari affinché altro che resilienza miei cari, qui ci vorrebbe la resistenza della popolazione e che rimetta in mano al prefetto la propria residenza finchè non cambiate aria: si sta troppo stretti in quest’aia, dove per certo le galline continuano a covare uova, ma sono purtroppo sode, stracotte e super-verdi come la benzina che spilli al distributore sotto casa, quella per cui avete negoziato le royalties più ridicole del mondo, concedendo una mica di pane come bonus card ai lucani, che per fare cento kms manco servono sei zampe come ai vostri cani, lasciando spazio alle trivelle al loro strazio: ma che cazzo dite, quando parlate di “resilienza”, “consapevolezza”, “comunicazione non finalizzata all’allarmismo”: tradotto in parole potabili, non come l’acqua del Pertusillo, dovremmo solo stare a sentire la vostra ragione che vi viene imposta o concordate col capo-regione e dagli amici trivellanti, ormai incensati nella tv di stato come i santi e protettori: sono i petrolieri lor signori! E non bastasse vorrei porre l’accento su un argomento che mi porta un po’ di sgomento: dove sono le liste delle malattie, il monitoraggio dei tumori, gli studi dell’epidemia poco silente che sta falcidiando ogni lucana famiglia residente, soprattutto nelle aree interessate dalle trivelle, dai rifiuti, dalle scorie? Storie, voi volete solo arrogarVi il diritto di raccontare fave e cicorie, dopo le vostre baldorie; rimanere impettiti e avere pure ragione in una regione dove impera l’omertà del soldo che puzza, non importa la provenienza, si sa per certo che è frutto di connivenza. E allora Vi domando ancora una volta, mentre ancora non diffondete una parola su chi Vi ha scoperchiato la pentola  a pressione: chissenefrega della VS informazione, se per decenni è stata solo deviazione? Ora pretende pure di diventare unica fonte di saggezza? Che monnezza è mai questa, mi sembra di sentire odorino di dittatura, ma forse mi sbaglio: tra i tanti odori nauseabondi che infestano la Lucania, quello della dittatura per scheda  elettorale è inodore, incolore, insapore: carta straccia riciclabile come i coriandoli a carnevale!

Inoltre, e perdonatemi se prendo più tempo del previsto nel mio intervento, vorrei pure esortarVi non a un’obiezione di coscienza, ma quantomeno a fare un tributo alla scienza. C’è chi parla di energie rinnovabili; c’è chi parla di democrazia partecipata; c’è chi parla di Basilicata Dorata: vogliate almeno avere il buon gusto, Fred-do per una  Lucania da Amare, non una ipocrita Tavola Rotonda sul Mare; o almeno di prendere dei dati e applicarli al sistema regione, invece di vivere perennemente come in un romanzo di finzione, collana fotoromanzo a puntate, casinò d’azzardo che pare della politica il baluardo. Io credo solo alla Lucania, la Basilicata lascio che venga girata, coast to coast o in camper o sparati su di un filo d’acciaio come razzi ciechi, deportati sulle Dolomiti per  evitare agli ignari visitatori di fare del turismo petrolifero o della monnezza urbana e industriale, o trovarsi per sbaglio dalle rovine dù Vaglio catapultati nella Valbasento o nella Vald’Agri o in tutti gli ettari incivilmente perforati: che velo di tristezza, vorrei venirVi incontro, sì ma vederVi come moscerini sul mio parabrezza!

Allora i convegnanti, stupiti da tanto ardore, si scetano dal loro torpore, iniziano galvanicamente a connettere due neuroni nella mente e scatta la scintilla della reazione; strano per dirigenti della cultura e della stampa di una regione dove il massimo possibile accaduto è la Restaurazione, ovvero restaurare ad libitum ogni carico e incarico pro-bono vestrum, raccomandandosi a vicenda, almeno finchè esiste la statal-prebenda. Non vi fu neanche reazione positiva quando gli eroi del Brigantaggio la volevano emancipare, o come minimo evitare la sottomissione al savoiardo e al successivo inutile statuto italiota albertino: niente da fare, anche lì ha vinto il bastardo più cretino!, e Voi adesso ci volete parlare di “comunicazione positiva”: non mi pare che esistano allarmismi in giro, anzi gli unici che sento sono proprio quelli vostri, più preoccupati delle cariche che avete che non delle sorti della gente in mezzo alla quale vivete.”

Qualcuno prova a dire  la sua, a contrastare questo incosciente querelante.

Prende la parola la RAI: “Noi abbiamo sempre offerto un servizio pubblico diffuso e onesto. Abbiamo sempre cercato di comprendere le varie prerogative di tutti, prima di divulgare notizie allarmanti: praticamente ci sentiamo dei santi. Ogni edizione del Tg3 Regione Basilicata è come una nuova Alba Dorata: si sente che il contenuto scivola via come il velluto, intessuto su trame redazionali e raccontato da giornalisti tradizionali. Siamo dei professionisti dell’informazione: abbiamo studiato recitazione a saxa rubra, non rubato il mestiere come pirati della tortuga. Ci consentirete il beneficio del dubbio, ma con tanti anni alle spalle di DC e di Colombo, quest’accusa  ci cade come il fallimento dell’autocoscienza generazionale di Ecce Bombo. Siamo addirittura certi della nostra  buona fede che tante volte ci confondiamo e ci appelliamo Emilio Fede. Siamo altrettanto sicuri di aver prestato il nostro lavoro alla comunità che adesso ci sentiamo in dovere di usurarla chiedendo gli interessi moratori conquistati dai regimi: niente informazione fuori dai nostri confini…” 

E come trasformata da una rabbia incontrollata, infervorata da una smania di prepotenza, di dover gestire  l’informazione e la sua apparenza e la politica appartenenza, la RAI mostra il suo vero volto, quello dell’informatore che si accarezza le mani convulsamente, quello del “tuttapposto”, mentre recita la pappina disinvolto…

”Ebbene sì: siamo noi gli unici detentori della notizia: è inutile che protestiate o che divulghiate la vostra mestizia, qui c’è la Rai signore e signori, e non v’è colpo giornalistico che possa sfuggirci. Soprattutto non v’è colpo giornalistico affatto: noi non parliamo del misfatto! Giustappunto per evitare che qualcuno ci telefoni e ci cazzi dopo il telegiornale. Acquisiamo, leggiamo e recitiamo veline; è un’azienda presepe e come tale fatta di statuine in processione a portare doni alla santa casta: è questa la televisione di stato o lo stato di questa  nazione. I giornalisti saranno pure bravi, preparati, ma in Rai devono essere fedelmente addestrati durante un corso di training aziendale, altrimenti, scusate, la gente cambia canale. Noi siamo stati inculcati a dovere, essendo arrivati fin qui a calci nel sedere, per cui nessuno può fermarci: siamo la Rai e la gente  deve sapere che non è il caso di osteggiarci, altrimenti Vi raddoppiamo il canone e ve lo spariamo con l’agenzia delle entrate a mezzo di un cannone! Attenti alla palla della tv che tutto imballa, imbalsamando ogni pensiero cavalcando della statua sua icona il destriero: il caronte sta traghettando per nuovi canali per infomare i lucani e renderli coscritti, perché esistono giornalisti iscritti, free-lance o semplici cittadini che la stanno facendo fuori dai vasini; allora prendiamo noi la parola e vi serviamo l’informazione in brodo come la scarola, liquefatta e mefitica, impossibile da capire, inconcepibile da pensare: il cervello vi vogliamo spappolare. Ecco il perché del corso-convegno, e non rompete con questo sdegno. Siete i soliti ambientalisti allarmisti: tipi già visti. Sapete come li trattiamo? Le contromisure decidiamo, e come tanti Baroni del Malconsiglio ci riuniamo!!!”

L’eco della Rai tonante nella sala rimbomba come una tomba ipogea: questi pensano di essere onnipotenti, onniscienti, ma non sanno neanche cosa sia la pangea: vogliono solo sorbirci una panacea  ai mal di testa  dovuti alle preoccupanti condizioni della Lucania, alle sue sofferenze,  alla sua mal gestione, a chi oggi si erge a barone e alla fine della full-immerscion della convenscion, centrifugato a dovere ogni dubbio inopinatamente si presenta vestito da ambientalista, magari ne uscirà fuori pure una rivista-set di posa teatrante per giornalisti rai, professori universitari e confindustrianti vari: hai visto mai? Li lasci fare e ti mettono su un canale dedicato, con decoder intellettivo incorporato, decifratore di informazioni, decrittatore delle finzioni, una fucina di deviazioni presentate come vere deiezioni. Meno male che quando voglio, mi collego al Canale OLA (http://www.olachannel.it/) e spariglio l’imbroglio!

A far da contraltare baronale alla Rai ci pensa Unibas, con i suoi Baroni e Baronesse, Professori e Professoresse, che neanche hanno alzato la voce per evitare che Geologia Magistrale venisse chiusa: una storia manco aperta e subito conclusa. E che dobbiamo pensare, che avete fatto biscotto tutti quanti e che vi stia bene il fatto di dover ossequiare i trivellatori, gli scoriatori latori di tumori, invece di vestirVi da infusori di scienza, preparare tisane calmanti e citare gli altri come allarmanti, dovreste seminare virtute  e conoscenza!!

L’Unibarone prende la parola, imposta il trombone: “Noi non ci stiamo a questo giochetto di polemiche; infatti abbiamo voluto e organizzato questo consesso proprio perché non si parlasse degli angeli e del loro sesso. Ci siamo informati per informare  e formare, contrastando quanti stanno solo allarmando la Lucania, pensando a un funerale. Voi non sapete” – tuona il Barone – “che all’Unibas regna il buon nome della cultura: noi siamo la nomenclatura; abbiamo fatto scappare i più bravi e stiamo pure cercando di far chiudere le facoltà scomode, proprio perché le poltrone siano alla fine larghe e comode; ci stiamo allenando affinchè la voce incontestabile dell’Unibas si faccia sentire e possa finalmente dire la sua sull’ambiente, visto che finora abbiamo fatto poco o niente; mi ricordo di analisi chimiche pubblicate in un video, sì quelle del Pertusillo, il video che stava per scomparire dal web: quella è disinformazione, (anche se la docente intervistata appartiene a questa istituzione); noi adesso dobbiamo mettere distanza tra l’elite e chi invece non ha diritto di stare in questa stanza-strofa cantata dai poeti e menestrelli di regime: siamo noi l’unico concime per l’intelletto del lucano, il resto del popolo è meglio che si veda la partita sul divano. Unibas è il sapere e come tale va trattato, non c’è modo perché voialtri, allarmisti catastrofisti, possiate dire la vostra: siete poco o niente dinnanzi a noi Baroni della Cultura, Cattedratici Inox, Professoroni Magistrali, Divulgatori del Verbo, insomma mica come voi gente ignorante. Voi ignorate come si diffonde una notizia; voi ignorate quali sono gli studi da fare; voi ignorate le pagine da esaminare; voi ignorate…: in buona sostanza e in nome della vostra ignoranza noi v’ignoriamo e non vi invitiamo perché l’Accademico Barone deve avere il controllo sulla Cultura di Regime della Regione.”

“Eccì! Eccì! E ccì si Prussò: Crist’ sces nderra??”, esclama unlucano raffreddato da tanto acculturato incravattato con i dettami della restaurazione universitaria, tanto da far intendere degli ignoranti ai lucani che approfondiscono i temi a mezzo di altri e più nobili canali o evitare commenti e dialoghi pensanti con persone che hanno degli argomenti con cui controbattere parola per parola, legge su legge, progetto per progetto: che cosa sono cultura e informazione se non c’è il coinvolgimento della popolazione, una sega malriuscita tra le lenzuola del vostro letto?? 

Prende fiato l’Unibarone, preso in controbalzo dal dialetto straniero, da quelle parole che suonano discorde al suo monologo monocorde. Prima che altri convegnanti potessero intervenire, confindustriati o altre eccellenze imprenditoriali statali, la platea s’interroga assumendo lo sguardo vacuo e fintamente stupido che pare Paperoga dietro questo inaspettato sobbalzo di unlucano dell’italiano scalzo. C’è un mormorio, un vocio intenso che inizia a levarsi dalle seggiole – ma mai dalle scatole!-, e una voce dal fondo della sala  prorompe imitando il suono delle sirene, sapete quelle cantilene pronte a stordirvi in fabbrica, annunciando che è pronto il desinare…

“Signori e Signore. Il buffet è servito. Poi tutti a tavola a mangiare che Vi abbiamo preparato un menù particolare”.

La folla, noncurante di quanto era appena successo, lasciando interrotto il dibattito manco dovessero scappare al cesso in preda all’accesso di diarrea fulminante, si leva dalle seggiole trionfante, aggiusta cravatte, borsette e marsupietti vari, rassetta rossetti, reggipetti e cinture troppo strette per panze  in sovrabbondanza over-sized tra le tese penze, e iniziano una fantozziana corsa ai ripari-alimentari. Tutti pronti con il piattino, il bicchiere di vino, i sorrisi, le guance  gonfie e le pance tronfie pronte a esplodere, divorato il buffet si corre  tutti a sedere.

Aprono i tovaglioli, aggiustano le posate, riempiono i bicchieri di acqua minerale pertusilliana travestita da altra fonte lucana; di vino aglianico nero dall’etichetta vera ma dal contenuto denso e scuro, un vago restrogusto di idrocarburo; odorando incuriositi i fiori centro-tavola dai colori sgargianti senza saperne la provenienza dai campi intorno alla trisaia: sono le mortelle mutanti della Fattoria degli Animali di Orwell, non di Zio Tobia. Mentre l’aria condizionata va a gonfie vele iniziano a sentire un odore strano, mefitico quasi gas-tossico gorgoglionesco. Il primo antipasto di benvenuto nel piattino è servito pieno di tanti ortaggi dal sapore e dalla forma strana – saranno coltivati vicino all’isola felice di Fenice? ma che domanda insana! Infine, mentre trangugiano il tutto, prosciutto, ricotta, pecorino e miele, ecco che qualcuno si appresta ad aprire la carta ripiegata sul tavolo, accanto a ciascun piatto; ne esce un foglio di soppiatto e per loro è come il fiele: è tutto verde e sulla testa campeggia la scritta “AAA giornalisti non allarmisti cercasi” e al centro contornato tutt’intorno da notizie di malaffare nei rifiuti, direttive  ambientali disattese, referendum acqua pubblica ignorato, trivellazioni senza controllo, scorie e progetti nucleari malcelati, sversamenti di liquami industriali, progetti ecologici sostenibili non presi in considerazione… a qualcuno inizia a girare la testa, sarà per l’aria, sarà per la festa-interrotta da queste notizie e non c’è più niente da convegnare: tutti svenuti per terra, avranno bisogno di sicure cure  del sinecure? Via tutti a Villa d’Agri, portiamoli correndo  all’ospedale e il pozzo petrolifero suo vicino costruendo!!!

Mi sveglio è un sogno. Sì certamente è un sogno, perché è impossibile che tutto questo stia accadendo. Scendo dal letto, corro al  pc, mi connetto, linko sulla OLA e leggo….(http://www.olambientalista.it/aaa-giornalisti-non-allarmisti-cercasi/) …..nooooooooooo!!!

Grazie a tutti voi che informate, diffondete, v’interessate semplicemente  della nostra Lucania.

Grazie a tutti i lucani. Grazie a tutte le associazioni culturali che cercano un’alternativa di sistema per sistemare la questione Lucana.

Grazie a chi non le manda a dire, ma le canta: Grazie Fratelli e Sorelle, qualunque sia la musica.

Grazie a tutti coloro che si occupano di Ambiente, Lucano in particolare: in questo mio sogno reale, la OLA non scompare!!

Grazie Uagliuni&Uagliune…mentre lancio l’ennesima bestemmia pe  sta libertà!!!

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