La Fenice Lucana Risorge Ancora dalle Ceneri dei Rifiuti

La Fenice Lucana rimane ancora  in vita: ma quante volte dovremo assistere alla sua resurrezione dalle ceneri dei rifiuti?

La sostanza è palese a tutti e necessiterebbe di un intervento ex abrupto della popolazione, stante l’immobilismo e/o l’ottusità dei politicanti di perseverare nell’azione di termodistruzione, piuttosto che di raccolta differenziata capillare.

Come denunciano gli amici della OLA (http://www.olambientalista.it/chiudere-fenice-e-passare-alla-raccolta-differenziata/), non v’è nessun beneficio del dubbio sulle concessioni alla EDF – Fenice affinchè questa possa continuare a funzionare.

Ma è così difficile capire che la raccolta differenziata promuoverebbe un salto di qualità, di civiltà, di progresso ambientale, per non parlare delle ricadute positive in termini di lavoro nella raccolta, nella differenziazione e non ultimo nell’impianto di riciclo di vetro/plastica/carta/alluminio/ferro/ceramiche/compostaggio? Sembra proprio di sì!

Eppure, stiamo parlando di una massa di rifiuti prodotta da 585k abitanti circa, con conglomerati urbani di medie dimensioni che superano di poco la metà dell’intera popolazione; dunque, una concentrazione-dislocazione del lavoro che permetterebbe l’ottimizzazione dello svolgimento di differenziazione dei rifiuti solidi urbani.

E’ sostanzialmente inconcepibile il fatto che si neghi la possibilità  – che poi è un diritto/dovere – di poter differenziare i rifiuti. E altrettanto inconcepibili appaiono le mosse della classe dirigente che non pare proprio prendere in considerazione un’alternativa alla questione della termodistruzione a S. Nicola di Melfi (o in altri impianti come l’ipotesi Ferrandina, etc).

Se la gallica Fenice nasce come impianto privilegiato dell’indotto SATA-FIAT, perchè usufruire degli svantaggi della termodistruzione, piuttosto che convertire l’impianto in uno che sia polifunzionale per una vasta area della regione e sinergico con altri dislacabili nei punti strategici e iniziare la civile quanto fruttuosa differenziazione del rifiuto? Perchè non creare l’indotto necesario alla ri-lavorazione delle materie conferite e selezionate a freddo, producendo centinaia di nuovi posti di lavoro, opportunità industriali e artigianali, oltre che riservarsi punti del celebre PIL in maniera del tutto autonoma (qualora in futuro interessi ancora un parametro come il PIL, of course)?

Purtoppo però, le attuali risposte le possiamo vedere: La Fenice Lucana continuerà a sorgere dalle sue ceneri, fintanto che non glielo impediremo noi. E per farlo, bisogna dimissionare tutta la classe dirigente lucana e strappare unilateralmente i contratti vincolanti e super-partes stipulati dai politicanti lucani.

Magari una soluzione positiva quanto fattiva e progressiva c’è. Senza voler incitare alla reità, ma con il preciso pensiero e intento che tante volte lo staus quo ha bisogno di una spinta “osè”, iniziamo a creare autonomamente piccole raccolte, superando civilmente le attuali disposizioni regionali, nell’ottica dell’esercizio dell’istituto della precauzione (visto l’inquinamento manifesto del termositruttore) e della ottimizzazione democratica auto-deregolamentatoria; ad esempio micro centri di raccolta, poco onerosi e logisticamente razionali, tanto da superare nella pratica anche lo spauracchio del nimby; un nastro per  selezionare; e  poi ci si rivolge ai vari CoReVe, CoRePla, etc e si vende il prodotto; il compost credo che sia logicamente destinato a fertilizzare i terreni dopo la fermentazione in aree apposite;  contestualmente si possono anche creare micro laboratori di trasformazione locale per il materiale non ritirato, come ad es. vetrerie, plastifici, piccole cartiere, micro siderurgia ferrosa, etc.

Alla fine, saranno le istituzioni e gli enti a venire a bussare alla porta per dire nella loro ottusità: voi siete  fuori legge; e noi gli risponderemo che i fuori-legge sono loro, con tanto di testi alla mano, richiamando le leggi dispositive (anche e soprattuto comunitarie) che regimentano conferimento e riciclo di RSU. E se casomai volessero espropriare i micro-impianti, allora bisognerà solo fargli capire che non è con la gente in divisa o con qualche atto di tribunale o peggio con il supponente potere politico che si risolvono le cose; magari se ne potrebbe parlare e lasciare che comprendano cosa vogliono e a cosa aspirano veramente i lucani.

Certamente, non continuare a foraggiare le fauci infestanti della Fenice Lucana, evitare ancora una volta che risorga dalle ceneri e che invece venga convertita a più miti funzioni, senza indugiare oltre, aspettando che le azioni collettive debbano essere per forza di cose pensate, decise e avallate dall’alto delle stanze dei bottoni dell’Anzien Regime o di un eventuale quanto blando rinnovo della classe politicante, qualora dovese mai avvenire.

Il presente siamo noi stessi, insieme, liberi e in pace, non altri a cui delegare il nostro bene velle.

Forza Uagliuni&Uagliune, ‘ca simm’ forti  e avanti!!!!

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