snobismo e vacuità: l’ipotetica invettiva si chiude

Visto che prolifera da qualche parte il rispettabilissimo – ma non condivisibile – sport del parlare tanto per farsi sentire, mi perdonerete se adeguo malvolentieri, e solo per questa volta, questo post e agisco di conseguenza. Ribadisco forse un pò noiosamente che il blog unlucano  non intende in alcun modo fare esercizi ginnici di politica partitica, ma se aristotelianamente “antropos esti zoon politicon”, fare politica vuol dire anche e a maggior ragione tutt’altro (almeno dalle parti dei padri greci, veri fondatori-istruttori della democrazia, poi travestita e viziata dai romani con il diritto elaborato e perfezionato dal corruttissimo quanto letale SPQR). Ingenuità filosofiche, sterili e improduttive all’atto pratico? Lascio a voi il dubbio, mentre cerco di procedere con una logica e un sentire che innanzitutto sia fertilizzante e mai infestante, sebbene qualche volta dissonante, ma pur sempre rispettoso delle basilari dignità e libertà altrui: per il resto me ne fotto elegantemente di chi appicc’ u fuoc’ e pò nun sape cum’ l’adda spegn’!

Considerato che estrapolare una frase da un contesto molto più ampio – e forse fin troppo spinoso per chi si prepara ad ambasce elettorali e non desidera affrontare taluni argomenti – circuendola di didattica da barone d’ateneo d’ sott’ngas’, dicu a distanza di fiato:

a citare due artt. della costituzione sò tutti bravi; a dire che la costituzione deve essere cambiata, invece richiede pelo  sullo stomaco, non glabro appiattimento su dettami istituzionali, che i movimenti spontanei di cittadini  -tutti acculturati e molto ben equipaggiati, al contrario di chi si sente abatino superiore nel proprio convento – in fondo cercano di cambiare, deregolamentandone l’empasse amministrativa, ancorchè il becero costume partitico-politico; che poi ognuno liberamente scelga il modo di farlo e di esprimerlo, non può e non deve mai essere censurabile, soprattutto da chi si veste da politico e blatera di ius romanus senza neanche affrontare degnamente l’argomento nella sua totalità, pretendendo di seminare senza aver calpestato e saggiato bene il terreno; e l’orto di unlucano, alle volte può essere veramente amaro, anche se si può stare tranquilli che non è questo il caso;

le lezioncine da Lapalisse de noantri sostenendo che un politico si può trombare solo attraverso elezioni (ma no?!), sono superabili proprio ed esattamente con quanto si sosteneva in versione sarcastica (ci tengo a sottolinearlo), ovvero che il sistema deve poter essere necessariamente cambiato, visto che bisogna pur poter intervenire durante il mandato senza vincolo dei politici (o è troppo scomodo?), evitando di dover attendere coercitivamente legislature di fatto imperiture (dare uno sguardo alla sola Lucania tanto per restringere il campo d’indagine gioverebbe non poco!), dotate di impasti, rimpasti e ribaltoni alla brancaleone, dove ipotetiche maggioranze e opposizioni, o si combattono di propagande di facciata senza ottnere risultati utili alla base elettorale vera – non gli amichetti affaristi e bavosi – o peggio si appattano vilmente nel nome del buon governo e dell’interesse generale che poi è solo privatistico-oligarchico; vieppiù l’esigenza di dover eliminare definitivamente lo scollamento piramidale base-vertice con vane processioni alle funereo-urne elettorali (con combine pre-voto, eventuali brogli infra-voto, pappine post-voto), soprattutto se la politica ha la presunzione di dover essere finanziata; la politica non è un lavoro, ma un impegno e come tale deve  essere più largo possibile e più largamente onorevole-oneroso, non semplicemente delegato mediante cedola elettorale, da cui tra l’altro poi neanche si possono esercitare diritti in itinere (come a dire: ti voto, umanamente sbagli / delittuosamente imbrogli etc, ma siccome sei intoccabile fino a scadenza, ti devo sorbire, stipendiare e magari pure rivedere? non deve più funzionare così, cominciamo a incaricarci noi stessi dell’onere e cerchiamo di essere noi stessi fautori di quello che vogliamo che sia: il voto delega solo!); l’assenza  di vincolo di mandato iper-garantisce la distanza abissale tra chi permette la realizzazione de facto del mandato stesso e il legale (sic?!) concessionario rappresentante, abrogando in teoria e nei fatti l’esercizio totale della democrazia, fintanto che queste regole vorranno essere mantenute in vigore (speriamo che la maggioranza degli italiani riesca a esprimersi diversamente), grazie anche al fatto che non sono i cittadini a essere chiamati a poterle riscrivere (per evitare forcaiolismi? io direi per mantenere lo status quo comodo ai meno, peggio per i più); i partiti, che gareggiano per vincere il maggior potere-soldo, è chiaro che poi siano tentati generalmente a disattendere attraverso i loro rappresentanti quanto era stato teatralmente comiziato, invischiandosi alle poltrone, pur di asseggiolarsi in misura perpetua; i programmi li possono scrivere tutti sebbene costino fatica e impegno, ma senza un consenso partecipato e/o la possibilità di applicare un minimo di clausola rescissoria a chi deve rappresentarli sti programmi, il contratto rimarrà sempre vessatorio, e la democrazia non è questa; il vecchio rimane tale anche se presume di indossare abiti neo-sartoriali;

imperativi lanciati nell’aria come “tacere, ignoranza, stupidaggini”, forse sarebbe pure bene che prima di essere gridati in preda a incontinenza blogghesca, vengano applicati a se stessi: magari l’effetto sarebbe igienicamente auto-digestivo, oltre che lenitivo di pruriti da coatte-(in)docenze serali;

incipriarsi e farsi belli sul web senza avere un confronto non è la base di questo blog; per qualcun altro forse è meglio così, se come leggo da code di articoli online (Basilicata24 sul Copams, si vedano i link faccialibro e la mini-querelle in coda), è fin troppo facile cadere nell’errore espungendo frasi e farne dibattito per argomentazioni che poi  – non si sa come o perchè – diventino illazioni vane; qual è il fine: infilare tra una bacchettata e l’altra un invito al voto?; pauraaaaa!

Infine, senza perdere più del tempo necessario a liquidare cose che si leggono e pretendono di essere dogmi didattici a uso e consumo di non si sa chi, ritengo che il Comitato No Oil stia portando avanti un gran lavoro; ed è proprio per questo che ne tenevo il link tra i preferiti (spontaneamente, sia chiaro) nonostante si fosse trasformato in un partito politico; ora, proprio per il rispetto generale del Comitato  e di chi vi partecipa e lavora assiduamente, lascio spazio ad altri  ospiti.

Unlucano preferisce contesti più limpidi e meno intortanti, quantomeno chiari anche nelle eventuali bagarre dialettiche dovessero risultare. Teleconferire senza intestazioni, non rientra minimamente nei canoni caratteriali di chi scrive, legge e commenta questo blog. Perciò il gioco non è stato bello e meno male che è durato poco, tanto quanto questa chiusura. Grazie per la pazienza e state certi che non accadrà più di leggere post del genere.

Questa voce è stata pubblicata in Quotidiani: dei fatti e misfatti Lucani. Contrassegna il permalink.

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