Volenti o Nolenti: jatevenn’!

Tanto per proseguire brevemente il discorso dell’impianto politico lucano dalla base fino e a maggior ragione ai massimi vertici di governo regionale, del suo costrutto monarco-imperialista, della sua tragica empasse democratica che riceve linfa nello stesso significato fattivo di gestione indemocratica, quoto il link dell’intervento sul quotidiano online Basilicata24.it (http://basilicata24.it/) del coraggioso fondatore di Comitato No Oil, Miko Somma.

http://basilicata.basilicata24.it/lopinione/interventi-commenti/blocco-democratico-consiglio-traduce-blocco-amministrativo-3630.php

In buona sostanza, ritrovo molte delle motivazioni agli argomenti che ho trattato, sebbene Miko li svisceri in maniera più tecnica e puntuale, sottolineando ancora una volta e per sempre, la pietosa situazione in seno ai massimi vertici della gestione amministrativa e politica della regione Basilicata.

Il messaggio chiaro, deciso e inequivocabile è e deve essere: basta con i giochetti di palazzo e l’uso del palazzo per una cerchia di affari e persone alieni dal tessuto umano generale; l’amministrazione e l’andamento politico devono sempre essere un’espressione totale del sentire lucano, delle diverse istanze locali, delle voci di quelle persone che hanno pur espresso un voto, ma questo voto è stato tradito come nella peggiore delle tragedie greche (sia quelle letterarie, che l’aberrante tirannia europeista attuale nei confronti della penisola ellenica).

Aggiungendo e riprendendo da vari commenti espressi a titolo personale su questo blog, il prossimo passo lecito, razionale e funzionale alla vita democratica regionale non possono non essere le dimissioni in blocco e l’azzeramento immediato di tutti gli organi amministrativi, nuovo progetto istituzionale  – ancorchè differente dalle linee guida nazionali – e infine l’indizione di elezioni. Le pongo alla fine, perchè se non si rende totalmente partecipe tutta la Lucania di un progetto costruttivo sul nuovo modo di organizzarsi,  tutto può essere vanificato e ricadere dopo breve nel ciclo lussurioso della politica strumentalmente farraginosa quanto becera che  impera in Lucania. Il lucano deve dire la sua innanzitutto su come intende che venga gestita la cosa pubblica  – esprimendo il proprio parere, le proprie idee, i propri bisogni su diritti-doveri, fatti salvi quelli basilari di diritti e doveri inalienabili – e in seconda battuta da chi volesse essere rappresentato, tenendo bene a mente che la partecipazione assidua alla cosa pubblica è un dovere-diritto, in un’ottica di mutua gestione socialmente funzionale.

Non conosco il calendario politico – e francamente me ne fotto altamente -, ma insisto auspicando una dimissione in blocco: più fermi e invischiati di così, si muore. E siccome si muore davvero di malattia, di veleni, di malamministrazione, di povertà, di emigrazione, sarà il caso che l’atto estremo di un annullamento generale con mandati pro-tempore (al costo minimo sostenibile mediato sul percepimento del reddito di un lucano pro-capite, senza tenere conto delle super consulenze o delle larghissime elargizioni auto-intascate) fino alla nuova costituzione legale, politica e amministrativa della Lucania è ormai un passo obbligato.

E’ quel passo senza il quale si assisterà alla totale spoliazione umana del territorio, al suo scacco della devastante industria mineraria & affini, all’allungarsi ad libitum di epidemie delle malattie croniche o letali che già opprimono parte degli abitanti (aspetto, come tutti del resto, lo studio dell’impatto ambientale di tutta l’industria presente in Lucania con il registro aggiornato dei malati! + altro che spiegherò approfonditamente in spazi dedicati).

E’ il principio universale di iniziare, diffondere ed estendere pace, unione, crescita in comune, raziocinio fondato su principi umani, eco-sostenibili e società vivibile, non il contrario: volenti o nolenti, combattiamo per la nostra stessa sopravvivenza, per l’idea fondamentale, conditio sine qua non necessaria della libertà di essere lucani.

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