Pubblica Amministrazione: Provare per Credere!

Lungi da me voler fare pubblicità gratuita a un governo che disistimo in quanto imposto, in quanto latore di politiche lobbistiche, di pratiche tranchant orbe ed europeisticamente filo-diffuse dal regime economico piuttosto che da quello sociale, etc. Lungi da me voler sparare a zero su questo o quello o voler sindacare diritti dei lavoratori. Non lungi da me, invece, voler sì eliminare: qualsiasi diritto acquisito per unzione divina piuttosto che per sudore proprio; qualsiasi regalia statale per concorso truccato o per chiamata clientelare; qualsiasi ingiusto provento per nepotismo; qualsasi organizzazione lavorativa iniqua e inutile o ingiustamente disorganizzata a diffondere malessere comune, piuttosto che benessere pubblico.  Tuto ciò premesso, la Fornero – e credo chiunque di noi sia dotato di un minimo di buon senso e di ragione del benessere pubblico – non sbaglia quando parla di licenziamenti attuabili nella P.A., in particolare se queste misure dovessero riguardare tutti i dipendenti, ivi inclusi quelli che finora sono stati privilegiati o auto-immunizzati da leggi indemocratiche. Non mi pare un provvedimento ingiusto, se la mira dev’essere quello di uno stimolo a fare bene, ma soprattutto minimamente a fare: con le migliaia di dipendenti imboscati senza giusta causa, allora un licenziamento con giusta causa può pure starci, soprattutto se come accade spessissimo molti li troviamo in permesso sindacale, in malattia inventata, in riunione dove si magnano patatine fritte, mentre friggono il tempo del denaro estorto con le tangentasse. La produttività nel lavoro è essenziale, non tanto per il mero coefficiente numerico-valutario o per standard statistici pippaioli e mai realmente umani, quanto per la resa del servizio erogato, nei tempi e nei modi previsti in un sistema civile: perchè mai allora non equiparare pubblico a privato? O bisogna sempre eseguire un distinguo tra figli e figliastri? Credo che un pò di pepe al culo di chi badggia ogni mattina e si siede sopa ‘na seggia dietro uno sportello pubblico al pubblico, forse si rivolgerà in maniera diversa a chi gli chiede un servizio DOVUTO e nelle dovute maniere; oppure, il dirigente che cazzeggia tutto il giorno, magari elargendo favori e sorrisi, mentre la gente piange miseria e carenza di servizi, o che s’impegna tutto il giorno a farsi solo e propriamente gli affari suoi e di chi lo ha piazzato nel tal posto ad hoc; oppure il geometra o l’ingegnere di turno  -se costretto a dare conto del lavoro in maniera efficace e approfondita – tenderà a lavorare per standard efficienti, piuttosto che per tangenti inefficienti: cotante persone da molti zeri di stipendi dovranno pure sudare un pò quando gli si chiede un report della propria attività, un resoconto dettagliato su come e perchè hanno pensato (quando capita che lo fanno, of course) di spendere soldi pubblici; programmato questo o quell’intervento infrastrutturale; perchè gli appalti sono dati al tale fornitore – sempre e perennemente il primo in tutte le long-lists dei fornitori -; perchè si profondono in conferenze inutili o inutili confidenze, senza dare un SERVIZIO REALE al PAESE REALE, non a quello politico. Questo, chiaramente e soprattutto per i politici o gli afferenti alla politica. La domanda nasce spontanea: e chi controlla i controllori? Facile come bere un bicchier d’acqua: parlando un pò di aziendinglese, si pubblichino mensilmente i report dell’attività, in maniera tale che si possano controllare effettivamente gli steps  adottati, le mission targettate, se i focus e i projects sono quelli che servono, non quelli che convengono all’oligarchia tangentista e collusoria. Altra domandina: e perchè dovremmo pagare qualcuno e poi il lavoro di controllers dovremmo farlo noi? Credo che il controllo del pubblico sia un diritto -dovere, come sancito dalle istanze di una democrazia; ergo, invece di impiegare il tempo a vederci la fiction di regime, le mutandine o gli addominali di qualche danzante burattino, il tolc-sciò megafono di sistema, potremmo pure dare uno sguardo al programma dei piani regolatori e verificare perchè la strada asfaltata ci costa tanto o perchè non viene asfaltata e dove finiscono i soldi; o perchè la ASL ics prende in carico un medicinale invece che un altro e a quali costi e perchè sempre dalla stessa casa farmaceutica; o perchè l’acqua pubblica o i rifiuti sono pagati tanto e se il servizio erogato è controllato o meno; o perchè il perchè di una persona o di un’altra in quel posto, e via cantando e suonando una marcetta, che non è quella del popolino a memoria di Caparezza, ma quella degli strumenti popolari adottati e misurati sull’efficacia e l’effetto che previene la causa. Da qui si parte per sovvertire lo status  quo; da qui si parte per tornare a PARTECIPARE la cosa pubblica, non semplicemente delegare con elezioni-truffaldine qualcuno che poi ci truffa senza ritegno; è da qui che si parte per annullare gerarchie e segreti di pucinella, de-costruendo un sistema completamente fallimentare per costruirne uno a misura di persone; da qui si dà l’aire per de-stabilizzare caste / lobby / partiti e partitini / correnti e correntoni / ribaltoni / rimpasti / schifezze di ogni ordine e portata, scansando il superfluo e tirando dritti per ciò che serve e preserva, non ciò che riserva o malserve e malversa. Francamente, a voler rivedere il disegno costituzionale per il quale chi legifera o decreta a vanvera può essere trigonometricamente o economicamente tangentato, ma non secato, deve cessare di esistere: che si possano licenziare pure gli scrannati romani, quelli assisi in consigli regionali, provinciali e comunali o nei vari enti e sub-enti sparsi per la penisola, isole comprese. E se l’unità di misura in partenza dev’essere il privato  – con tutti i suoi perversi ingegni dispositivi e molte volte pure malorganizzati, ma pur sempre dieci palmi avanti al pubblico, ecco se si facesse passare una settimana da azienda privata – veramente privata, non le varie spa in accomandita statale! – non faccio fatica a credere che non resisterebbero mezza giornata. In particolare, mi divertirei e a gratis pure, a verificare il NON-LAVORO o il LAVORO SOLO PRIVATISTICO MASCHERATO DA PUBBLICO di chi s’è assettato a via Anzio e dintorni: a mutuare uno slogan che fu dell’Italia da bere, proviamo a berci la Lucania….Pubblica Amministrazione Lucana: Provare per Credere!!

Questa voce è stata pubblicata in Quotidiani: dei fatti e misfatti Lucani. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Pubblica Amministrazione: Provare per Credere!

  1. Pingback: Ipotetica risposta a un’ipotetica invettiva | unlucano

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...