Serata in Frack e 1 minuto di silenzio: tirano di più i bomber della bomba e del terremoto

Continua la pioggia di ipotesi sull’attentato di Brindisi. Tra tutte spicca dalla PdR  di Brindisi quella sul gesto di un individuo che avrebbe sfogato la sua rabbia. Lascio in bianco tre righe perchè mi è caduta la mandibola…

 

(sarebbe meglio il silenzio??). Tanti si sono profusi e prolassati (me compreso) in parole. Ma il silenzio come insegnava Wittgenstein è molto più di una regola d’oro: è la coscienza di sapere o ignorare. Il silenzio è un’arte che trascende la conoscenza e amplifica la dignità dell’ignoranza. Se iniziassi con “Wovon mann nicht sprechen[…]” dovrei auto-censurarmi, e non ne ho assolutamente voglia; però qualcun altro potrebbe pure farlo, prima di sparare minchiate a destra e a manca, all’anzacres’ come si diceva una volta dalle mie parti. Il fatto resta: la pista privilegiata è quella dell’uomo (di cui si hanno immagini confuse in video oltre a tre metodi diversi di innesco della rudimentale bomba!!!) preso da chissà quale follia. Tralascio il resto dei fiumi di parole e di commenti, per decenza innanzitutto verso la vittima e i feriti scampati, verso chi ha voglia di leggere questo blog e in ultimo verso me stesso.

Intanto, Monti torna dalla partitina a otto al Camp David, si annullano le serate museali, si prospettano tre giorni di bandiere a mezz’asta, si grida e si anela all’unità d’Italia, si prospettano decine e decine di manifestazioni contro la mafia (ricorrenza dei 20 anni per l’immondo attentato di Capaci), e più in generale contro la violenza, lenzuola bianche, incontri in tutte le scuole per una didattica contro la mafia e la violenza.

Poi la natura (!) maligna ci mette il suo impertinente zampino, devastando buona parte della pianura padana con un terremoto che, se avesse trovato un solo ostacolo montuoso, avrebbe disintegrato ogni costruzione al di sopra di 1 metro e mezzo. Purtroppo, oltre ad altre due povere vittime, ci rimettono ancora e sempre i lavoratori: una parte della linea di produzione della Ceramica S. Agostino ( S. Agostino  – FE) collassa sotto il sisma e perdono la vita tre operai; in un altro stabilimento industriale a poco più di 1  km, stessa sorte per un altro lavoratore. Mezza S. Agostino, Finale Emilia e Bondeno sono distrutte: è la metà costruita nei secoli, sono i patrimoni artistici che vanno in frantumi, insieme alle chiese che, essendo luoghi pubblici, bisognerebbe costringere il massonico vaticano a spendere qualche spicciolo delle secolari questue e metterle in sicurezza per le persone che intendono andare ad oremus. Il terremoto si è sentito un pò ovunque, ma la stampa di regime decifra e dice solo che ha investito solo il nord Italia. Sposo appieno la tesi di Lino Bottero su Stampa Libera (Terremoto – Ministro Romani lo dica che  è dovuto al Fracking delle trivelle texane autorizzato da lei – http://www.stampalibera.com/?p=45768) in cui mostra le evidenti tracce di momenti sismici nel Nord (e poi quelli del Centro e del Sud) dovuti alla pratica del Fracking nelle estrazioni minerarie. Avete mai sentito dei sismi in pianura padana con una scia così lunga e fitta? Io personalmente credo che stiano distruggendo la penisola e le isole, senza consenso, permesso democratico, causando quello è sotto gli occhi di molti, ma viene malcelato a tutti. Come per esempio in Lucania, devastata nella sua intimità di terra ormai desolata e sempre più isolata, inquietantemente avvelenata senza che i vari regimi politico-mediatico-economico-lobbisti lascino trapelare alcuna notizia, edulcorando il tutto con politiche simpatetiche dell’umore della populace più friendly e più accattivante o influenzabile!

Mentre tutto questo accade nell’arco temporale di 24h e/o di anni – scegliete voi relativamente ai perchè e ai percome -, mentre si annullano manifestazioni culturali e se ne preannunciano di giustamente civili contro la violenza, mentre il tecno-dictator Monti vola via dal l(h)obby di Camp David, il presidente della repubblica latita (e fino a ieri era tutto un gran parlare), gli altri politici pure (idem), probabilmente incollati ai resoconti dei ballottaggi che “stranamente” registrano un calo di circa il 9% di affluenza (sic): ovvero, mentre il livello di sensibilità delle persone è totalmente empatico alla tragedia di Brindisi e quella del Terremoto, ecco che non si riesce a far nulla per abolire la partita di calcio finale di Tim-Cup o quello che sia, dove ipocritamente scatta anche il fatidico, insulso, minuto di silenzio.

Ci sono momenti in cui il silenzio è necessario e agisce! E non è quel minuto ipocrita e senza senso prima del fischio che attiva 22 bamboccioni super-stipendiati a tirare calci al pallone insieme all’orda di devastati a gridare le peggio cose dagli spalti; non è nemmeno la sfilza di “non mi pronuncio”; nemmeno quello della latitanza di persone che fino all’altro ieri erano come pustole ogni secondo davanti a un microfono a sbandierare moralismi, programmi, alleanze, imperativi istituzionali, ordalie massoniche sovrannazionali, predicozzi dal loggiato cattolico, riforme da armata brancaleone, tragici e inquietanti omissis sul welfare e sul lavoro. Il silenzio è quello della vita della ragazza perita per mano di chissà chi e chissà in quale salsa ce lo daranno in pasto; il silenzio è quello dei lavoratori morti mentre lavoravano; il silenzio è l’attimo prima del boato del terremoto o della bomba.

In buona sostanza, il silenzio non è passare una serata comoda dopo una strage, dopo una tragedia, zittirsi per un minuto e poi sedersi in tribuna vip, vestiti con un frack e applaudire o bestemmiare per un pallone, mentre l’Italia và in pezzi.

Il silenzio è un affare serio, è un momento intimo, mai istituzionale, è quell’attimo in cui il cuore smette di battere per un tempo indefinito e all’improvviso ci si rende conto di sapere di non sapere, di ignorare le verità più scomode talvolta, quando ci rendiamo conto della nostra piccolezza dinnanzi alla vita, una sola e quantomai preziosa, come quella di tutti, ma così scialacquata da qualche imbecille che crede di poter arrogarsi il diritto e si erge a nostro demiurgo.

Termino con quanto avevo evitato di iniziare, volendo evidenziare come l’animale-uomo oltre che a fare – e sbagliare facendo – deve anche sapersi fermare e ascoltare(si), rinunciando a uno dei doni più belli che la natura ci ha reso e usandone positivamente il suo opposto.

Lo dedico specialmente a chi non vuole o fa di tutto per non voler capire: Wovon man nicht sprechen kann, darüber  muβ man schweigen. 

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