L’Eroina dell’Euro: tossicità sociale di una valuta immorale.

E’ l’ora dell’uscita dall’euro?  La penisola sembra drogata dalla valuta continentale: perchè non vuole astenersi da questa droga del conio tanto da doverci immolare nel suo nome con dosi massicce di vena valutaria? La debacle del parto valutario meno intelligente che la storia ricordi è alla sua fine pratica. Da quando nel marzo 1957 gli stati fondatori – BeNeLux+France+Deutschland+Italia – adottarono misure precipue affinchè non vi fosse più “confine” liberando la circolazione di persone/beni all’interno del micro-circuito, la costruzione di quello che abbiamo oggi sotto gli occhi è stato un inarrestabile governo oligarca che ha affondato le economie nazionali della maggior parte degli affiliati alla bandiera stellata. In origine il patto era d’acciaio; proprio così: infatti, era basato ricordiamolo sul piano del francese Schuman in cui la carbosiderurgia doveva essere monitorata affinchè non vi fosse più produzione di armi che un paese europeo potesse rivolgere contro gli altri; in buona sostanza serviva a impedire che la Germania ripensasse alle sue teorie nazifasciste e  – disarmata?! dopo la strage mondiale del secondo conflitto – ripescasse nel bacino della Rhur o della Saar materie prime per invadere in una settimana tutto il continente.

Cenni storici per far comprendere che la tanto declamata quanto imposta unità federativa europea, altro non è che un palliativo contrattuale a detenere e contenere istanze oltranziste e belligeranti. Passano gli anni, il mondo si evolve, cade pure il concetto della guerra fredda e arriviamo alla fine degli anni ’90 quando questi signori si inventano l’esigenza di dover battere moneta unica. L’Italia entra a fatica, dove la fatica è certificata da uscite di vari politici ed economisti tedeschi (fonte Repubblica) che dichiaravano l’impossibilità della penisola di far fronte agli schemi e agli standard di bilancio posti come riferimento propedeutico nell’adesione alla moneta europea. Ma l’Italia è un paese membro fondatore; allora chiudono un occhio sui bilancini truccati di Prodi e Ciampi, mentre gli stessi chiudono tutt’e due gli occhi degli italiani con il prelievo coatto dei soldi dai conti di ciascun italiota: una rapina legalizzata. Il tutto per fare in modo da scambiare valuta comune. Ma vi siete mai chiesti perchè questa valuta fosse sempre stata quotata più del U.S. Dollar? Da quando è nata, ci siamo fatti belli e forti, mentre le altre valute affrontavano i mercati più agevolmente; escludendo gli inglesi che per loro natura sono isolazionisti imperialisti (infatti si sono creati il mercato più grande del mondo a suon di stragi, sic), rimangono gli USA e le emergenti forze asiatiche. Gli Stati Uniti, ormai saturi i mercati, hanno dovuto riprendere a guerreggiare (vedi le due versioni del Golfo + Afghanistan, etc), mettersi in pancia liquidità straniera (Cina) e squilibrare in negativo le poste  di bilancio, mettendo a sofferenza l’import (grazie alla valuta europea o alla sterlina molto più pesanti) e smerciando alla grande in export, oltre che a garantire un prelibato terreno d’investimento continentale da parte di foreign  investors. Il fine? La fine della finanza reale, perchè il quadro dipinto era oramai sui binari di un treno che viaggiava solo in scambi borsistici, facendo maturare debiti privati e sovrani oltre ogni regola possibile per l’economia reale. Così in barba a Keynes, il sociale è stato definitivamente impanciato nel privato, e il privato è stato digerito dal pubblico…straniero.

In Europa, intanto la teutonica Deutsche Bank ha spadroneggiato, fino a dover rivendicare l’imposizione della valuta comune: senza di essa, fallirebbero i sogni germanici di padronia europea!, oltre a tutta la finanza a enne stelle e a ruota l’economia delle europee sorelle. In fin dei conti, la Germania altro non è che l’avamposto strategico-economico degli USA in Europa; un Check Point Charlie che applica alla lettera l’excursus statunientese, malcelando le doti machiste di imperialisti impenitenti.   

In Italia la tecno-pluto-gerontocrazia ha sancito che di euro non si muore. Sarà così? E vaglielo a spiegare a chi invece gli euro li avanza proprio dallo stato e lo stato manco glieli dà, guadagnando in valuta. Sono giochetti della più becera contabilità aziendale e bancaria: un ritardo nel pagamento significa che la liquidità macina interessi a credito (se ben investiti, of course); mesi e mesi ad attendere che quel mandato o talaltro appalto venga liquidato come da contratto, significa che si sono fatti bene i conti. Mentre le imprese in credito con lo stato piangono, quelle in debito con lo stesso non stanno meglio. Tasse a go-go, incrementi di pressione fiscale e tributaria da soviet del terzo millennio; il tutto con la scusante: perdonate la sovrattassa, ma c’è chi evade. Giusto. Ma se lo sai chi evade, allora colpisci solo quelli, no? Concentra le forze&risorse – che non mancano, anche se latitano peggio dei malviventi – e distruggi veramente il malaffare. Troppo facilistico? Macchè! E’ che per adottare questo sistema, si dovrebbe scoperchiare un pentolone in cui, smugina che ti smugina, il maggior numero di soldi che mancano all’appello sono proprio quelli super-scialacquati tra imprese ed enti, e viceversa. La mega-evasione ce l’abbiamo sotto gli occhi, ma nessuno fa niente per fermare l’emorragia di denaro pubblico; addirittura i partiti politici manco riescono ad avere l’onestà intellettuale – salvo rarissimi quanto isolati e sottaciuti casi – di annullarsi il finanziamento pubblico; non solo; c’è pure il PD che sbandiera i suoi bilanci certificati, mentre accusano la Lega di truffa allo stato. Tutta fuffa? Nienteaffatto! Le vere ruberie sono della ragioneria dello stato. Monti dice che le parole sono come pietre, quelle dure scagliate contro l’esattore statale. Io dico che questa nazione è governata – da sempre! – da trogloditi o, peggio, cavernicoli che usano retaggi culturali e settari come macigni. Il debito pubblico avanza; la bilancia statale affonda; e Palazzo Chigi che fa? Invita a cena quei politici che siedono ingiustamente ancora sugli scranni parlamentari (indifferente se onn. o senn, peggio se a vita!). Allora, ditelo che ce l’avete nel sangue la droga di voler prendere per il culo gli italiani e facciamoci due conti da adulti: per pareggiare il bilancio, noi mettiamo la fatica e voi le dimissioni in blocco. Questa è la vera spending review e non una review per ulteriore spending senza controllo sociale. Un pò come dire: ritiratevi in comunità, disintossicatevi dai bollori dell’euro con le pensioni che vi pagheremo, e non rompete più con manipolazioni varie. Da shiatsuisti delle nostre palle a normo-vecchietti a contarsi gli ori a scopa.

In Lucania, invece, in controtendenza con tutto il mondo ci si droga di proto-industrialismo, oltre che di diffuso e becero sovietico partitismo. L’euro lucano puzza di tutti gli inquinanti possibili e immaginabili. A voler essere veristici, la proporzione di valuta europea e scorie lucane sono l’indicatore massimo dei capitoli del fallimento italiano. Ma anche qui, ogni concetto è inflazionato da retorica demagogica di un super-partito di arraffatori della prima ora, i quali stanno speculando sulla vita giocando alle bolle di sapone, insufflando aria mefitica in composti idrocarburi.

Finisce tutto in una bolla? Bolle o non bolle speculative, niente sarebbe successo se non vi fosse stata la sponda dell’euro a garantire le porcherie del gruppo Bloomberg e di chi si è divertito a giocare di finanza, derivando titoli azionari di un iperuranio finanziario malato come le banche che hanno garantito le regole del gioco. Se fosse solo un video-game, allora nessuna preoccupazione; ma la verità scandalosa è sotto gli occhi di tutti e nessuno vuole rinfacciarla agli USA, all’UE e ai paesi asiatici che giocano di rimpiattino per un mondo che avrebbe bisogno di regole completamente diverse da quelle che hano riscritto ora e per sempre il macello sociale attuale. Allora, l’uscita dall’euro, garantendo la definitiva atossicità sociale di una valuta immorale, sarebbe un toccasana,  per vari ordini di motivi, e uno su tutti: fine della schiavitù imposta. In second’ordine, ci sarebbe la minima speranza di ridare fiato a tutti i comparti produttivi, tornare a creare lavoro, riaffondare le radici del welfare nel tessuto sociale e non solo nel bollato statale. Infine, il ritorno al conio italico, affonderebbe le banche, ripulendole dai giochini virtuali e facendole tornare a essere quelle per cui sono inopinatamente nate: prestatori di denaro a tassi di interesse punto e basta. Volendo, si potrebbero pure eliminare le banche con un sistema scambistico diverso, ma saremmo troppo avanti nel riportare l’uomo indietro alla sua vera natura: essere e non avere, vivere e non soccombere al lavoro fine a sè stesso o alla mercificazione del quotidiano e all’accumulazione di vacuo surplus, che neanche riesce a garantire sostegno a persone o popolazioni che necessitano cure, debellamento di malattie (indotte?!), pane quotidiano, acqua perenne.

Insomma, tornare a essere noi stessi e non gli avatar di una specie animale estranea al pianeta che lo abita tanto quanto è distruttrice del suo stesso mondo, sconvolto da un paio di millenni di pura e insulsa follia umanoide.

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