Cinque Stelle, Quarto Stato, Terza Repubblica, Secondo De FIlippo, Primo Carnera: Zero Tituli!

Un pò di numeri!

Cinque Stelle, ovvero il movimento civico che fa capo a Beppe Grillo. Novità? Escalation forcaiola? Demagogo impenitente? Dal mio punto di vista, più semplicemente uno che si è rotto i coglioni e raccoglie consensi tra chi ce li ha più rotti di lui. Mi auguro che questa ventata di fresco populismo spazzi via i partiti e chi mangia insieme a loro, per un reset sistematico e infrastrutturale del concetto di democrazia, quantomeno per arrivare a quella partecipata e senza tangentine o lacchè tutt’intorno. Appalaudo soprattutto i ragazzi e le ragazze di Matera che con fatica stanno cercando di smuovere le acque politiche lucane: avete il mio sostegno affinchè i partiti e tutto l’attuale sistema scompaiano per sempre.

Quarto Stato. Retrò? Anacronistico? Demagogico anche questo? So solo che il lavoro – oggetto di uno degli artt. fondamentali della carta costituente repubblicana italiana – è all’ultimo posto, per valori, per sostanza, per impiego, per dignità, per tutela. E’ ora di marciare, di far capire che il lavoro – sebbene imposizione per sopravvivere – deve essere di tutti, per tutti alla stessa stregua e maniera… e non si deve morire per lavoro, cadendo dall’impalcatura, infartuati dallo stress, tumorati dal dio denaro di manager e multinazionali senza anima, suicidati da un sistama fallace per definizione: italia, non vuol dire nazione. IL Quarto Stato è il poter fare tutti insieme: Una Marcia Pacifica per la Libertà dei Lavoratori.

Terza Repubblica. E siamo a 3. Come se non bastassero la prima edizione e il sequel flop degli ultimi vent’anni, dobbiamo sorbirci pure la terza uscita di un istituto  che, proprio durante la celebrazione dei 150 di presunta unità nazionale, vede scemare sempre di più i propri fan. Gli attori sono sempre gli stessi; la trama-brodaglia pure; questa volta cambiano la regia – USA, UK, France und Deutscheland e UE a girare ciak la crisi – e i tecnici  – un manipolo di professorini e professorine mal calati nella parte, ben avvinghiati ai loro agenti: Napolitano, UE, MaAssonerie varie, Banche, etc. A voler seguire la kabbalah e far contento qualche esoterico lettore, potremmo dire di aver raggiunto la perfezione: ora per favore, fatta l’inaugurazione, spegnete le luci e abbandonate la scena alla popolazione.

De Filippo è al suo secondo mandato di reggenza: quanto durerà l’onnipresenza del governatore lucano che ha perfezionato l’eccidio della Lucania, anzi iniziato con la regia di Colombo e proseguito da Di Nardo – primo firmatario della libera trivella in repressa Basilicata – passando per il mentore Bubbico? Mi auguro che lui e tutta l’attuale classe politica lucana, insieme al sistema dei partiti vengano cancellati dal futuro della Lucania. Sostenere ancora questi personaggi non farà altro che inibire l’evoluzione della specie umana: il futuro è oggi, quindi approfittiamo di cicloni e anti-cicloni e spazziamo via questi venticelli di regime che intasano l’aria che respiriamo. ….na bestemmia pe sta libertà!

Primo Carnera. L’ho messo tanto per fare numero. E nel numero uno del suo nome, mi viene da pensare al grande Rocco Mazzola, che di pugni ne avrebbe dati veramente tanti a questi potestà che stanno distruggendo la Lucania. Grande Rocco, il mio omaggio te l’ho reso tempo addietro, ora mi auguro che i tuoi Fratelli e le tue Sorelle di Lucania abbiamo l’ardire di superare l’empasse, uno-due, finta, uppercut, gancio e fine per KO.

Zero Tituli. Tanti sono i titoli scritti dai giornali nazionali sulla Lucania. Ricordo solo di una mini-pseudo-inchiestucola di Repubblica dal sapore più raccogliereccio che di reportage vero e proprio: insomma un’insalatina leggera leggera sulla tragedia lucana. Zero Tituli sono quelli dei giornali lucani sulla classe politica: nessuno che vada in via anzio e gli spacchi le palle con domande veramente scomode. Zero Tituli  sono quelli campeggiano sulle morti lucane per malattie direttamente o indirettamente collegate alle scorie radio attive, agli idrocarburi, all’inquinamento localizzato di fenice e quello molto più vasto di una regione parcheggio per industrie e rifiuti scomodi. Zero è l’Anno 2012. Non quello di Santoro, ma quello dell’incipiente fine di questo sistema corrotto e ingiusto verso molti tanto quanto continua a sfavillare ricchezze per pochi. Ripeto: questo è l’Anno Zero per partiti, imprenditori amici o collusi con i politici, per polizie tributarie a telecomando, per procure che non indagano o si dimenticano di farlo, per chi alimenta la criminalità, per chi deprime i giovani e la cultura, per chi cementifica tutto, persino in riva al mare e per chi il mare neanche lo può vedere. BASTA! BASTA! BASTA! re-set e andare avanti!

Uagliuni&Uagliune…na bestemmia pe sta libertà

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