Carta Bollata: Burocrazia e Imballaggi

La Burocrazia è stato quanto di più civile ci abbia lasciato l’astro folle della stagione napoleonica. E gli italici, che di lì a breve sarebbero stati coatti all’unione istituzionale della monarchia-repubblicana, hanno perpetuato l’insano gesto di bollare le carte per ogni fiato emesso. Quella montagna di archivi ha vissuto anche l’impavida sommossa ministeriale di un altro folle – solamente alto quanto Napoleon: Brunetta ha provato a snellire la burocrazia italica, questo glielo devo. Ma il progetto era tanto mastodontico nella sua portata attuativa quanto ipocrita nella sua sostanza effettiva: l’a-priori è un concetto che avrebbe dovuto far parte della pletora dei pluti scrannati di Roma e delle sua ramificazioni (leggi Regioni/Province/Comuni e centinaia di enti sub-iniutili), consentendo a quel ministro insolito nel suo arrembante politichese emancipato di socialismo adulterato un più agevole scevrare le istituzioni (almeno quelle!) di ogni superfluo. Invece, il bla-bla italico è tristemente noto dovunque. E così dalle parole di riduzione costi, di anti-fannullonismo sbandierato e ferrea disciplina neo-informatizzata, si è passati ai fatti: se prima era impossibile avere un servizio che fosse tale, adesso risulta altrettanto impossibile non solo accedere a tali servizi, ma neanche conoscerne l’ubicazione. Es.: siamo ancora in balia di uffici e ufficetti che dettano i tempi del proprio lavoro statale sul ritmico ticchettio dei timbri da bollatura; e allora viene facile dire che non si può fare impresa in penisola, se per ogni minimo atto devi spendere e spandere, ungere e oliare un meccanismo tanto colloso quanto appiccicaticcio e posticcio dei parruccati statali. In fin dei conti, i partiti politci e gli esponenti che eleggono a rendere esecutivi i programmi manifestati nei comizietti di piazza non hanno mai avuto interesse alcuno alla chiarezza, alla semplicità (da non confondere con il concetto leghista di semplificazione a cdc), alla normalità che impone: minimo sfrozo, massimo risultato, ovvero un atto per mille usi…se proprio deve esistere quell’atto. Il punto converge sul fatto inverosimile che bolliamo qualsiasi cosa; tutto è gravato da accise; ogni passaggio deve essere autenticato da notaio, pubblico ufficiale e surrogati. La finalità: tenere sempre e comunque la populace sotto scacco; rendere incomprensibile ogni passaggio della vita quotidiana, quand’anche non impossibile. Allora – chiusa la mini-stagione del mini-ministro Brunetta – non sembra che ci sia qualcuno che abbia la minima voglia – come farebbe un qualsiasi ragioniere diplomatosi con il minimo dei voti – di ridurre effettivamente i costi della casta e i costi che la casta produce. L’inesorabilità kafkiana della burocrazia italiana non ha pari – se non in contesti peggio corrotti tipo India, Cina, etc – e il timbro sulla scrivania, quel mini-fallo idolo del potere vidimatorio quanto intimidatorio, miete vittime  su vittime: quando c’è da progredire, i timbri tacciono, quando c’è da redarguire e reprimere, la macchina si mette in moto e inizia il concerto del burocrate, azionato dal politico. Le bollature sono epidemiche e non si fermano mai. Il coraggio italico e lucano – se esistono – ora devono dire basta a questi telai meccanici di timbri reali o informatici che siano: dalla carta bollata della burocrazia  riusciremo a passare – senza timbro nevvero?! – alla carta bollata per imballaggi? Un bel licenziamento generale, e tutti quanti voi esaltatori della perversa stagione bollatrice al funerale della burocratica matrice. 

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