La Natura Maligna Si Ribella Alla Trivella?

Apprendendo di una scossa di terremoto nel bacino del 1980 (fonte Basilicata24.it), il loop leopardiano mi assale. Sono confusamente ebbro del dolore causato dal terremoto, dalle immagini vivide quanto lontanissime in quella eterna notte di strazio e terrore, quando mio nonno materno mi salvò la vita da una tegola che cadeva da una decina di metri. E poi la gente in mezzo alla strada, palazzi che sventolavano come bandiere, il disorientamento folle negli occhi di tutti, chi vestito chi mezzo nudo; le notizie delle morti, della distruzione della desolazione e della pseudo-solidarietà che ci avrebbe uniti nel caos e nel dolore (anche allora la generosità era lottizzata dalla dc, sic!). Da allora non c’è anno che non ripensi a quel macabro risveglio della natura, ringraziando il fato del fatto di essere ancora vivo e non sepolto sotto cumuli di cemento sfaldatosi come foglie secche tra le mani di quell’autunno presto inverno. Se il genio visionario e pessimisticamente illusorio del recanatese fosse ascrivibile a un nostradamitico calendario maya, ecco allora credo che sia arrivata l’ora della Natura Maligna che si Ribella alla Trivella, stanca degli sturpi che l’uomo – stupido e cieco – continua a perpetrare in Lucania; ma soprattutto stanca di essere violentata nel suo essere ontologicamente superiore, demiurgicamente indefessa, salomonicamente giudice di chi la calpesta. Dai moniti per il profitto senza senso di governatori di ogni latitudine; dalle mani sporche dei suicidi e di chi si dichiara imbelle della situazione attuale; dall’anarchismo che inizia a prendere piede e lasciare i propri segni di violenza inquietante; dall’immoto restaurarsi di tirannie politiche e avidità sociali al segno tangibile del moto terreno, frustrante e liberatorio. Un segno? Non  lo so e non ci credo, ma il dubbio che la magia Lucana sia anche indomitamente macabra nel suo profondo humus, mi sfila via un sorriso amarissimo: sarà un devastante ciclico ritorno  del terremoto a porre fine all’abominio che l’homo homini lupus insiste nel perseverare? Chiaramente non me lo auguro, ma quei quattro politicanti e i loro cumpari tenessero bene a mente la lezione: Zio Ter – purtroppo -non perdona, e sicuramente ce l’ha con voi! Smetterla, andarsene e lasciare in pace Gaia e  chi vuole vivere in pace con essa sarebbe un tributo tribale apprezzabile per l’idolo naturale.

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