Crackers, Fragole e Turismo: colazione estiva lucana.

Crackers: che bello rompere e avvelenare. Friabile, snack fresco, di riso, con o senza sale. Intramontabile snack, in tasca, nella borsa, nel cassetto in ufficio, in macchina; sempre pronto a sbriciolarsi dovunque, in ogni caso un sacrosanto carboidrato supporto tra un pasto e l’altro. Lottizzatore degli spuntini, s’accaparra quei momenti di vuoto; tra una sigaretta e l’altra; tra un caffè e l’ora del pranzo o della cena. Semina monnezza che è una bellezza; frughi nelle tasche della giacca e trovi rimasugli indegni; cerchi nella borsa e trovi poltiglie sedimentate negli angoli pronti a diventare fossili alimentari; ti alzi dall’auto, e trovi una distesa di briciole sul sedile, vicino al cambio. Poi ti fai un giro tra le aziende, magari quelle a partecipazione statale, e trovi un simbiotico del cracker: è il dirigente preposto che, auto-osannato dall’incensatura politica, semina briciole di stronzate a destra e a manca; ordina, ma soprattuto disordina; firma appalti tra un caffè e l’ora di pranzo, quando si degna di presenziare in ufficio; dispensa magnificenti consigli raccomandatari alle file di lacchè sbavosi in lista d’attesa per l’ultima cena, prima che sia rinnovato il contratto proprio, del figlio, del nipote, del pronipote e di ogni tipo di parentela, anche e soprattutto quelle ecclesiastiche o laico-solenni. Compie crack da migliaia e migliaia di euro, in barba a ogni sorta di ragioneria; svia corte dei conti e taglia corto i conti, tanto non son soldi suoi. Alla fine, li trovi dovunque: sono negli uffici sotto forma di statue incensate, nella giacca travestiti da curricula consegnatari, nella borsa con foto ricordo dell’ultimo amplesso scambista con la poveretta di turno costretta a fare gli straordinari, e quando esci dall’automobile sono impicciati al sedere, a guisa di manifesta flautulenza, di quelle post-leguminose. Entri in un laboratorio lucano qualsiasi, di quelli che trattano oro nero e trovi il cracker vestito di bianco. Il chimico che permette la formula del cracking, il processo attraverso cui si ottiene il greggio trionfo fisico dal fossile minerale. Tra un pasto e l’altro, ci riempie la panza di idrocarburi; tra una sigaretta e l’altra aggiunge una tacca di ottani alla benzina della giornata; a merenda è tutto un clamore di schifoso idrogeno solforato. In buona sostanza, se sei un cracker, qualunque sia l’accezione a cui appartieni, sei un rompicoglioni senza precedenti: pensi di alleviare, ma intasi la panza; pensi di produrre energia, ma è solo un surplus del benessere; pensi di portare sollievo, ma nutri un sistema malato; pensi di essere un diversivo, ma sei solo velenoso come un detersivo e i suoi floruri; pensi di essere pratico, ma semini dovunque immondizia e rimani tanto appiccicato addosso da essere un cancro della nostra vita.

Fragole e Turismo: la Lucania del Fragismo. A volte ci si dimentica che in Lucania ci sono comparti produttivi che hanno esportato prodotti primari di ottimo livello. Tra questi, sicuramente le fragole del metapontino ne sono un’eccellenza, tanto che in terra di patate declinate in tedesco mangiavano solo quelle. Ora, grazie anche alla lungimiranza dei politici lucani che hanno ricevuto in corpo e deputazione i massoni con la trivella e il compasso, delle fragole rimane solo il ricordo. E’ un altro dei prodotti di punta dell’agroalimentare lucano che esce dalle liste dei volumi di produzione ed entra in quelle di cancellazione; vuoi per la crisi, vuoi perchè oltre all’aglio cinese forse ci saranno pure le fragole del guangdong, vuoi perchè forse l’eco delle trivelle e dell’inquinamento super-aberrante delle falde acquifere lucane sarà pure arrivato sul tavolo di qualche trader, vuoi perchè gli agricoltori lucani stanno svendendo terre che già valevano la metà dei prezzi di mercato, vuoi perchè invece di pensare a  infrastrutture tali da ridurre l’avanzamento inesorabile del mare il metapontino sta lentamente degenerando nella sua desertificante versione di sabbiontino: ecco, vuoi per questa sommaria sommatoria di elementi, le fragole languono, anzi finiscono per avere un prezo di mercato superiore al loro costo di produzione. Retoricamente dicu: ma dove sta l’intelligenza dell’uomo che permette questo? Allora, per un’industria agroalimentare che va male, anzi scompare, ci sarà un turismo che tira alla grande. Manco per niente. I numeri si leggono nei siti o sui giornali dedicati; basti solo dire che, grazie all’himalaya di tasse nazionali e locali, grazie al paesaggio da emirato texano de noantri, grazie ai nulli investimenti destinati al rinforzo e allo sviluppo delle aree turistico-culturali-paesaggistiche: insomma, grazie al niente che locali, provinciali (a proposito, quando scompaiono pure ste province?, boh?!) e regionali – per non infierire sui disastri che Roma regala come un babbio natale con il parkinson della tassa magica -, il comparto dell’incoming turistico lucano non solo langue, ma va sempre più a fondo. Facendo una somma approssimativa, si può dire che i politici lucani accompagnati dagli illuminatissimi imprenditori loro lacchè e cumparoni quest’anno possono tranquillamente organizzare un tour alla compagnia di benvenuti vacanzieri di ogni dove, portandoli a Viggiano-Centro Oli: venite assaggiate e morite; alla cattedrale di San Nicola di Melfi, dove torreggia solitaria l’esotica Fenice, di ottima fattura francese: osservate l’incenso incenerito che ne esce – antica pratica barbara – e assaggiate i pomodori dell’orto dei frati francesi, magari spalmato sul pane del grano lavellese e con l’olio di cui ne avete un souvenir dal centro olii; alla Pertusillo Dam per un’oretta di pesca sportiva: è unica al mondo, si pesca a bordo lago, perchè è a bordo lago che potete raccogliere i pesci – miracoli di un Cristo che ha  passato Eboli; una passeggiata lungo fiume (ce ne sono ben 4!!): il colore tipico è dato dai sedimenti lavici dei crateri che vi mostreremo tra poco; una bella pedalata in mountain bike scalando Tempa Rossa: ecco uno dei più antichi crateri lucani, quello che per primo ha generato una lava nera che raccogliamo, e siccome ne abbiamo trovata tanta, la portiamo con le condotte fino nel mar Jonio, passando vicino il colorificio dell’Ilva: osservate, annusate l’aria fina di montagna, salubre di solforati che manco le sorgenti sulfuree di latronico o delle eolie vi rigenerano di più; e per finire un bel tuffo in mare: non avete che da scegliere se 1) le scogliere marateote al cui largo giacciono inesplorati relitti di antichissime navi con giare del primo periodo metallico, contrassegnati da codici-simobolo maya giallognoli e il cui contentuto è ancor oggi studio di politici, servizi segreti, e scienziati della ‘ndrangheta (una fondazione di cui è meglio non parlare in giro: sono molto riservati!) che devono decidere se far sparire i video che le riprendono – perchè frutto di montaggio – o far sparire chi li ha girati quei video – perchè rei di aver girato senza il permesso di James Cameron, l’unico titolato a scandagliare i mari di tutto il mondo; oppure 2) le lunghe spiagge joniche, a tratti selvagge,  che anche loro custodiscono nel sottosuolo numerosi esemplari di quei fusti, originari del più antico laboratorio di plutonio e uranio che l’uomo conosca, dove per primo operò Enea di Trisaia, cugino in primo grado di Enea di Troia, grazie alla parentela delle madri; potrete sentire l’effetto benefico delle sabbiature, così calde, praticamente miracolose grazie all’effetto radioattivo. E il tour potrebbe arricchirsi di tante altre amenità, tanto che oggi parlerei senza tema di smentita della stagione lucana del Fragismo (Fragole & Turismo), allitterativa di quel periodo degli anni ’70 italioti – il meno ameno Stragismo – che però condivide il tristissimo primato di essere entrambi forieri di morte e veleni: minerali – piombo e idrocarburi/scorie radioattive/fanghi velenosi; politici – terrorismo e lassismo profittatore; ma soprattutto umani: misteriosi vuoti dello stato e vittime di una guerra civile mancata tanto quanto vacui arcani regionali e vittime di una guerra ambientale in corso.

Magari ci troveremo quest’estate a far colazione in uno degli incantevoli magici luoghi lucani e, aprendo uno dei quotidiani unti dai politici, sarà quantomeno inevitabile leggere dell’esodo di massa della dimessa classe politica lucana, di ENI e le sue sorelle, di fenice, di enea, di enel, di coca cola, e di tutti quelli che stanno avvelenando la Lucania e brinderemo con un bicchiere di arance o spalmeremo miele pulito su un pane eccezionalmente croccante, intervallato da olio limpido tanto buono da berlo o spalmarlo per l’abbronzatura, acqua fresca e pura e una coppa di fragole insieme a un’amara risata tutta lucana.

Questa voce è stata pubblicata in Quotidiani: dei fatti e misfatti Lucani. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...