Rivoluzione-Restaurazione: busillis dei partiti e questioni semantiche.

Galileo e la Rivoluzione. Tra tutte le celebrazioni della ragione galileiana e della conseguente ratio revolutionis da cui Copernico trarrà stimolo e spunto per dare definitiva luce al medievale sistema tolemaico, trovo assolutamente calzante il dito medio del Capa, innalzato ad archetipo di digito pronto a schiacciare il pulsante di un universale esplosione di gioia anticonformista. Se oggigiorno, immersi come siamo in un tutt’uno di informatica quotidianità, non siamo capaci di rivolgere giusto sguardo ad altri mondi e galassie meno imputtanate di costruzioni gerarchiche, allora non siamo più rivolti alla rivoluzione, bensì storti dalla restaurazione. Cercare un nuovo modello vuol dire già di per sè dissipare ogni costrizione pre-costituita ancorchè demagogicamente insita in istituti tali definiti come democratici: perciò se la presunta come tale è la rivoluzione dei nostri giorni, qualitativamente definita come rigetto di ogni tema impositivo, non si può certo dare adito semplicistico a voler cazzare la randa randagia della bussola smagnetizzata e insistere sul tema del partito politico. Il partito è democratico, se e solo se è vera l’azione agente del popolo attraverso il mezzo che sceglie come rappresentanza; ma, in uno stato che dalle lezioni dei prototipi di partiti politici ne ha prodotti una costellazione di corruttele, ruberie, nullafacenze varie, imperizie e danneggiamenti sociali, allora diventa più che evidente che il globo, e in particolare la penisola italiota, non necessitano più di questa azione semantica faziosa in quanto sediziosa, bensì di un’azione rivolutiva ancorchè risolutiva. Se il lessico è figlio del popolo che lo nutre, allora la parola partito dovrebbe scomparire; ma non per dare il via a populistiche amalgama di melense quanto qualunquiste aggregazioni molecolari ma non organiche; no: il fatto vero è che quel dito medio galileiano dovrebbe produrre una digitazione informatica e inforamtizzante tale da seminare il panico dell’ordine costituito, lasciare che la libertà di ogni individuo diventi finalmente omogeneità nell’intento stesso di donare welfare diffuso, non abuso o corrotto dal suo uso. Infine mi chiedo: si può mai rispondere a questo sistema fallimentare con uno uguale? La fisica convenzionale semplicemente direbbe di no; i geni scienziati di qualche secolo fa riderebbero, tirando dritti per le loro visioni; gli italici abitanti e i LUCANI potrebbero effettuare una sostanziale rivoluzione copernicana rinunciando per sempre alla restaurazione delle categorie hegeliane, prodromo e archetipo di teorie e azioni politiche, così tanto naufragate negli abissi della realtà umana, poco avvezza alla teoria, più simpatica alla teoretica dell’agire. Eppur si muove, seppur si muore…di italica ignavia politica, di lucana subdola cupidigia: il sogno di cambiare non deve morire con la pratica del risveglio.

 Anzien Regime e Lucan Danton. Mentre la schizofrenia italiota esercita il suo tratto più acuto con i partiti politici che magnano che è una bellezza, ora alcune frange obnubilate dalla paventata obliterazione del fringe al politicuccio di turno, muovono pedine e dame all’osanna dannunziano di raid evasivi e dispersivi: non pagate, evadete! La prossima esortazione calibro del partitico vademecum sarà: estorcete? Mentre alla very black list dei suicidi  – per cui inviterei il napoletano Napolitano ad alzare bandiera bianca dal suo castello quirinalesco – qualche ardimentoso si ribella con un arsenale e sequestra un drappello di sanguisughe statali (poi costretto alla resa. che occasione mancata di timor panico generale, sigh!), la politica risponde da par suo: il sistema dei partiti deve rimanere saldo e il saldo dei partiti dobbiamo continuare a pagarlo noi. NO! No  all’Ancien Regime a cui si stanno aggrappando con le unghia sanguinolente tutti i vertici delle istituzioni  – e in maniera vigliacchesca i subordinati regionali e locali – per i quali il semplice odore di forca e di guillottin mediatica fa storcere il collo nelle cravatte da milleeuri; il vacillare di questo insulso sistema, NON PUO’ e NON DEVE prevedere il perdurare del sistema attuale: i partiti politici, antica strategia imbonitoria-rabbonitoria della massa-populace quanto moderna gerarchizzazione italica del nepotismo convulso di cui è malata dai tempi della memoria  storica, con le loro piovracee quanto tentacolari spire antilibertarie devono cessare ogni azione istituita e lasciare che sia il popolo che abita la penisola a decidere comoe cambiare il sistema. Di (IN)equitalia si muore; non è una malattia, ma è il sintomo di un virus poliziesco  – leninista/staliniano/fascista/democristiano – della vertenza più urgente da risolvere: LA QUESTUA STATALE DEVE CESSARE! La prerogativa di avere necessariamente un’entità chiamata stato, non la metto in discussione; ma la necessità ontologica che questo stato sottende è la declinazione dell’esato contrario: invece di garantire ricerca e sviluppo, progresso sociale e culturale, benessere diffuso e crescita operosa e dignitosa, rispetto per l’uomo come per la donna, zero privilegi e zero pregiudiali, persevera nella coniugazione di poltrone e tributi, tribuni e poltroni, nipoti e nepoti, clienti e tangentasse, etc. A questo, la convergenza di un territorio martoriato e soffocato come la terra lucana, sembra iniziare a partorire gente che della e nella disperazione ci è nata: non vive di alfa privative, ma si priverebbe volentieri dei maschi alfa ingiustamente deputati al governo pubblico. E come è nelle più classiche delle epicicliche storiche, sta arrivando l’ora del Lucan Danton, il rivoluzionario che dei tre meno cercò la violenza per la violenza, ma che senza la violenta razionalità del moto riottoso non avrebbe potuto segnare il passo verso la libertà vera, quella che la Lucania tutta si merita. Lucan Danton vive in ognuno di noi, in ogni contadino, in ogni allevatore, in ogni commerciante, in ogni artigiano, in ogni impiegato, in ogni Lucano che non ne può più dell’Anzien Regime di potenza e cerca nella Potenza delle proprie coscienze la forza per operare un’azione tranchant sul sistema partitico: le persone, i Mediterranei, i Lucani possono farne a meno. Se l’evoluzione a volte deve ricorrere a macro-traumi, allora che sia la volta buona e  questa Troia venga incendiata, dando l’aire per una nuova era di pace, umanesimo vero e prosperità nel rispetto di tutti.

U ver lup  nun è nu Brigant Lucan, ma chi gne lega testa, cuore e man!

Uagliuni&Uagliune..na bestemmia pe sta libertà!

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