Primo Maggio o essere Mediterranei: che coraggio!

Italian Lifestyle e Concertone P.S.G. Le rutilanti notizie sull’occupazione del suolo italico iniziano a prendere le dimensioni preoccupanti di un super-pachiderma giurassico. ‘Sto mammut a due cifre che prende corpo nelle satistiche diligentemente tirate fuori da ogni dove, somiglia tanto a un mega zeppelin insuflato di disoccupati, piutttosto che a un mammiferone pronto a devastare tutto con le sue zanne possenti. Nel dramma tutto europeo della distruzione della dignità del lavoro, l’italica nazione si malmena a parole su art.18 e commi vari, aggiungendo day by day parole su parole al già lunghissimo poema “Della Polemica”, in progress da secoli. Si dibatte su tutto e su tutti; per carità, siamo in una specie di democrazia e, fino a prova contraria, ognuno esprime il suo su ogni cosa e in ogni dove. Ma l’Italian Lifestyle aggiunge di suo il fatto che, oltre a esprimersi come tuttologi unti dai cristi-vaticani, sappiamo bene come guardare il bruscolo nell’occhio altrui, invece di osservare la trave ben piantata nel nostro occhio. I luoghi comuni, i modi di dire e i proverbi mi hanno sempre suscitato un pò di ribrezzo: un pò per il loro carattere di provincialismo ottuso, un pò perchè tante volte mi sanno di generalismo qualunquista anche un pò troppo fascistoide, sebbene sempre espressione vera o leggendaria di vita vissuta e tradotta in semplificazioni. Quello anzi citato, però, è un exemplum ultra-moderno: i miei connazionali italici che siedono o che hanno a che fare con Roma stanno gettando fumo negli occhi straparlando di riforme e controriforme, manco fossero una riedizione malriuscita e rabbonita dell’Inquisizione e del suo stato uffizio. E’ proprio necessario agire per tormentare una popolazione, mentre il vero vulnus risiede in altri loci (quanto latinorum!)? E’ così primario imporre, piuttosto che discutere con tutta la popolazione e dirimere veramente i nodi che ne affliggono la società? E’ tanto importante la riforma in tema di lavoro, invece di farsi il mazzo per crearli ‘sti posti di lavoro? Mentre la drammatica scia di suicidi continua ad allungarsi  – e nessuno dei papaveri si ferma e sta zitto un attimo a ricordare queste morti bianche!!! – è mai possibile che tra i tanti provvedimenti che si potevano prendere, nessuno è stato tanto umano da allievare piuttosto che tartassare? Tutti ‘sti tagli a chi servono? E se dai loro pulpiti continuano a farneticare di competitività – impossibile se importiamo a dazi zero ed esportiamo a dazi elevatissimi, se scegliamo come mercati di riferimento paesi che hanno il costo del lavoro in fondo alla lista delle priorità con 25/20 usdollars/month a 16/18h lavorate prodie 7/7, etc – non verrebbe istintivo come primo passo azzerare tutte le istituzioni e i loro rappresentanti, palesemente gerenti di un fallimento galattico? L’Italian Lifestyle è tanto di moda: è quello stile di design che ha permesso a gente che fa fabbricare le scarpe in Romania di guadagnare il 300% con la semilavorazione e la finitura – solo il marchio a essere sinceri – in patria e la successiva riesportazione; che fa aprire industrie in Cina o ne gestisce il terzocontismo e poi marchia i propri prodotti come made in italy (la lista non fa altro che allungarsi ogni giorno); che permette triangolazioni impudenti per sgravare di ogni tassame le imprese nazionali; che asseconda la corruzione nei porti di tutto il mondo e non punisce severamente quella imperante nei propri; che lascia maneggiare a bimbi di tutto ‘sto stato toys e accessori da oltre 20anni fabbricati con plastiche e derivati di rifiuti pericolosi in bacini produttivi che usa i bambini come giocattoli; che fa tessere vestiti di marca pregiata al costo di un succo di frutta e li rivende al costo di un impianto di succhi di frutta. E’ questo L’Italian Lifestyle tanto celebre nel mondo? Perchè è di stili di vita che si parla, non di design, confondendo troppo spesso come siamo fatti da cosa facciamo. Questo stesso precipuo laissez faire incivile, sterile, inconcludente, pazzescamente deficiente, non viene toccato dai baroni istituzionali, che anzi se ne fottono e discutono insieme ai sindacalisti di un art. dello statuto dei lavoratori forse perchè ormai pensano che con 25/30 usdollars/month e tutte quelle ore e giorni lavorati debbano entrare a far parte organica di un art.18/bis? Ignoro cosa frulla nelle loro scatole craniche, e francamente me ne fotto altamente. Ma se questo è, allora l’Eretico da Molfetta fa bene a cantarVi il dito medio di Galileo, che patì le inquisizioni vaticane, tanto quanto noi – meno dello scienziato pisano – subiamo il vs tribunale officiante: non lavoro, dignità e democrazia sociale, ma rimpianto di non avervi mostrato quel dito quando ci avete imposto l’unità sabaudo-romana. Dal palco del Concertone di P.S.G. Roma poche voci si sono levate a denunciare; tra queste il Capa, le ballate Meditarranee dei SuSoundSystem, Raiz&Almamegretta e Mannarino, uniti a loro modo dal file rouge de la sangre del sur, quel sangue di gente meridionale che ora, grazie ai treni notturni soppressi nord-sud e v/versa, manco può tornare dai parenti per il fine settimana; quel sangue che ti fa sentire a casa nel mezzogiorno d’italia, tanto quanto in grecia, in turchia, in marocco, in spagna; quel sangue che non determina confini, nè distinzioni di razze, non separa ma unisce, non sopprime ma imprime, non subisce ma reagisce, non violenta ma genera;  quel sangue misto – bastardo per i puristi nazisti della lega nord e di proseliti neo-hitleriani fuori di testa – di dignità, rabbia, ingegno, genio, umiliazione e orgoglio , tanto orgoglio, di appartenere alla terra di cui sono – SIAMO – figli: il Mediterraneo. E sì che ci vuole coraggio, in questo primo maggio, a essere mediterranei, universalmente cittadini del mondo ricordandoci delle Radici Ca Teni e scambiandole con il mondo intero…civilmente, consapevolmente liberi cittadini del Sud!

Uagliuni&Uagliune…na bestemmia pe sta libertà!

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