Il Clima impazzisce: Juncker si dimette, ma la politica lucana non smette.

Pressioni Franco-Tedesche e il Barometro Europeo. 30Aprile12: Il presidente dell’Eurogruppo Juncker si dimette dichiarando di non poter portare avanti il proprio lavoro a causa della stanchezza ingenerata dalle ingerenze da parte dell’accoppiata Francia-Germania. Un atto che sembra passare in sordina su tutti i giornali; non v’è quotidiano o tiggì che dia il risalto dovuto alla notizia che, anzi, dovrebbe solo scandalizzare l’opinione pubblica, trascinando il duopolio fautore di una tirannia politica ed economica in area euro verso lo scioglimento del parlamento di Strasburgo. Ma si sa: i bottoni e le poltrone mal si accostano a dimissioni. E dunque, l’esempio clamoroso di Juncker passa sotto silenzio, mentre si continua nella morsa soffocante di tagli e ricuciture economiche, ripescaggi della Grecia, affondamenti di Spagna e Portogallo, gomitate nell’occhio alla penisola italica. Intanto l’Europa dei baroni si misura con un barometro impazzito: cicloni, anticicloni climatici fanno il pari con l’altalena dell’ormai celebre spread, portando gelate siderali sui mercati finanziari e altrettanti repentini rialzi roventi degni di un reattore nucleare impazzito – considerando che la gallia docet! Sarà che i calori rampanti si sposano bene con i baroni rampanti che sono abbottonati davanti al gran pavese di Bruxelles, ma per un presidente euopeo dimissionario, mi pare proprio che vi sia un commissario italiota impegnato oramai a sgranare il rosario: prece tassanti che ricevono il plauso della Merkel e di chi , come Sarkozy, è destinato a lasciare il passo a un socialismo populista che sa di dejavu. Le mezze stagioni non ci sono più. I mezzi uomini invece continuano a proliferare.

La Penisola e Hannibal (l’Africano o the Cannibal Lecter?). Per uno Juncker che si dimette, ecco che la pletora nauseabonda dell’esercito politichesco italico non sembra affatto prendere in considerazione il gesto e, magari con un atto di impavido coraggio rusticano, lanciare una sfida alla morsa della pressione europea. No, gli italici professionisti della poltrona, invece pensano piuttosto a come far pervenire un bel vademecum ai colleghi europei su come si sta comodi e come rimanerci ad libitum sulle poltrone incensanti. Il vademecum redatto in quattro lingue – considerato che i tecnici di cui disponiamo almeno spiccicano due paroline in idioma straniero – annovera tra i vari passaggi uno che spicca su tutti: se vuoi una carriera lunga, devi leggere e recepire l’Andreotti pensiero. E se il potere logora chi non ce l’ha – come amava farneticare il tirannosauro scudocrociato – allora a Strasburgo stanno messi proprio male. Manco a farlo a posta, un metereologo battezza Hannibal un anticiclone che ci fa sudare sette camicie: è dedicato ad Annibale l’Africano o al più celebre thrilling character che di cognome faceva Lecter? Se fosse un richiamo al grande condottiero cartaginese che fece tremare Roma, beh il rimando non è poi tanto fuori strada: la temperatura africana della primavera più insolita degli ultimi enne anni (quanto odio ste statistiche da guinness d’ sott’ n’gasa) rende bene l’equazione di instabilità barometrica: siamo preda facile di una schizofrenia generale, con gli schemi personali (imposti o meno) che saltano uno dietro l’altro. E manco lo è se fosse una celebrazione dell’hollywoodiano pluriomicida ingabbiato; queste ventate di caldo improvvise debilitano il fisico, tanto quanto i calori dei politici italioti che svampano puttanate in serie e – preda dell’andreottiana lezione – invece di dimettersi in silenzio davanti agli innocenti, preseverano nel loro intento della didattica morale/culturale/economica: la saga italica dovrà affrontare ancora a lungo il ricorso a strategie sociali, politiche,  finanziarie lasciandosi andare in balia di figuri che hanno il ringhio del Professor Lecter? Per il momento nell’odierna Enotria ci accontentiamo di un altro Professore e della squadra in corpo e deputazione eletta dal solo presidente della enne repubblica, da un numero imprecisato di bicameralisti e da altrettanti terzopollisti; tale Professore – nello stato che si nutre di pallone – però ha deciso bene di nominare un Commissario Tecnico come Tecnico Commissario designandolo ai tagli della spesa pubblica. In Banana Republic, le cose avrebbero avuto ben altro svolgimento: bastava chiamare un ragioniere qualunque a dirimere per sempre l’italico spread  – questo sì, oltraggioso e irrimediabile! – tra nullafacenti con superstipendi (leggi politici di ogni latitudine) e popolazione lavorante e non a sfamarsi con l’ardimentoso concetto di essere parte di una nazione (e vaglielo a dire a onn. e senn. di quel circo di pagliacci riuniti in faziosa lega padana) e di volerne pure il progresso sociale, economico, ma soprattuto culturale. Sia come sia, le previsioni dicono che l’estate sarà torrida come mai, e forse tra un mojito e un’anguriata italian sixties style, faremmo a meno delle consulenze di tale macabro Professore, gradiremmo che i bollori dei professionisti della politica accalorino ancor più le teste calde della gente, e infine preferiremmo un Annibale Africano in capo a un manipolo di terroni africano-mediterranei a mettere di sedere per terra una volta per tutte questa sediziosa società malata di niente!

La Lucania-Arabia isola dorata: Insciallah!. Non bastassero i calori dei gerontocrati nazionali, ci sono i rais lucani che si beano nella loro valle dorata. Un eden dove al posto dei boschi trovi alberi di trivelle; invece di stenderti su un arenile di silice vestito, ti sdrai spaparanzato sul fusto avvelenato; nondimeno, a volerci vedere più chiaro, fai il volo dell’angelo e ti trovi tra le braccia una carpa pertusillana che ha mutato la specie grazie a un’iniezione massiccia di idrocarburi e alghe eutrofizzate. Un panorama così vario, che neanche la più fervida fantasia riuscirebbe a progettare una fiction meglio riuscita dei contorni che l’antica terra lupesca sta assumendo; in fondo, c’ha ragione Passera a permettere lo sfondamento del territorio lucano senza regole nè remore: fintanto che regna sovrano l’uomo-pecora, non c’è pericolo di insidiare la casta impazzita. C’è che in Lucania l’ormai ex-presidente Juncker verrebbe sbeffeggiato, ridicolizzato senza compassione alcuna dai suoi fratelli colleghi dell’ordine minore – o minorato – dei politici di stampo basilisco: loro manco lo sanno cos’è una dimissione da un incarico. Lo sport regionale è quello di accumulare incarichi, mica rinunciarvi: e mica sono fessi, no?! E presi dallo stanislawsky più puro, sono così compenetrati nella parte dei vetusti quanto anacronistici emiri che neanche si rendono conto degli spudorati crimini tanto che  – correi petrolieri, fiat, enel, fenice, trisaia, etc – sognano l’eldorado lucano assurgendo addirittura a sentirsi profeti. In patria, è noto, nemo propheta est: e chi glielo va a dire a costoro che, in un raptus degno del miglior prodotto fiction postmodernista e sentendosi apostoli di un allah con dimora in via anzio, le genti berbere o le dinastie arabe puniscono con la morte chi attua adulterio? E voi – politici lucani – avete tanto peccato di tradimento verso la terra che vi ospita e verso chi  – ahiloro – vi ha eletto. Ovviamente non vi aspettano nè vergini in cielo, nè tantomeno premi terreni, neanche quelli a punti raccolti nelle coop. La realtà è che mentre il clima in generale cambia  in tutto il pianeta, l’immobilismo lucano fa da contralto, addirittura ricostituendo emirati petroliferi, quando i veri emiri stanno costruendo le green cities dalle loro parti. Calori o meno, svenimenti o paturnie varie, interessi onesti o molesti: prendete l’esempio e levatevi di torno, senza benefit e pensioni, of course. Direbbe qualcuno, Insciallah

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