Dal Sagrato al Senato: pastori in campagna elettorale.

Italia Uno. Dalla Puglia e dalla Brianza arrivano voci ecclesiastiche di parroci che a diverso titolo esortano a cambiare lo status quo. Voci diverse, se da un lato si cita don Milani con l’amore che bisogna dare alle creature come le maestre e le puttane, dall’altro si incita alla sconfessione dei partiti politici, fino a leggere di un invito a non pagare le tasse del governo Monti (fonti GdM e Repubblica). La chiesa spedisce i suoi ministri talati a far piazzapulita di quei ministri laicati con un’offensiva degna di una crociata. Ogni settimana, quasi a seguire il ciclo sermonico ai fedeli, viene pubblicato un verso del vasto evangelio dello stato dimorato in Roma, salmodiando i loro fedeli a una radicale presa di posizione nei confronti della politica. Parafrasando Caparezza, in uno stato dove la gente vota monarchia “[…] ma è davvero così facile passare da italia a italia uno”, magari passando per la città del vaticano?

Ministri del culto e culto dei ministri.  L’italica penisola stretta in una morsa economica di cui ancora non ci hanno voluto compiutamente spiegare al vera origine, vive la quotidianità convulsa di notizie altalenanti come l’assordante up&down dello spread. La condizione economica fa il conto delle vittime di lavoratori e partite iva allo sbando, mentre il precariato sociale enumera senza pietà la macabra contabilità di suicidi dovuti alla crisi. Il momento da recessivo è diventato parossisitcamente eccessivo nelle sue forme  di insulsa iperrealtà: ormai tutto è un grafico amorfo quanto indistinto e freddo dell’escalation di barbarie sociale. La domanda è: possiamo mai rimanere inermi dinnanzi a persone che dall’oggi al domani non hanno più sostentamenti o peggio che decidono di toglersi la vita, mentre i teatrini della politica continuano a madare in onda rappresentazioni oscene di vita bicamerale? Una delle risposte possibili a questo maledetto nonsense pare essere l’attacco di sponda all’apologia della politica partitica che ci stiamo sorbendo: il verecondo culto dei ministri del parlamento italiano, e il conseguente osanna di ogni carica istituzionale fino all’usciere del più piccolo comune peninsulare, viene colpito dai ministri del culto che, come i loro colleghi laici, sono adusi al pulpito strale. In un momento così drammatico mi viene da pensare che il latinorum è sempre d’aiuto: in medio stat virtus; e se la verità sta nel mezzo, a riportare tutti sulla stessa barca c’è sempre un pulpitante servo del dio cattolico a ricordare a tutti che la politica è tale a ogni latitudine…lui ha scelto il parallelo brindisino del suo sagrato per presentare la campagna elettorale di un suo amico! (fonte notizia GdM del 09/04/12).

Cose di Casa: il dio lucano che non t’aspetti. Mentre si passa da un laico do ut des al cattolico do ut es, ecco che la Lucania, terra da sempre feudo democristiano ora riverniciato con altri colori, sorprende ancora con uno scandalo che sa di sandalo: è l’odore della calzatura seminaristica, di quegli ambienti in cui si allevano e si fanno allevare ancor oggi ragazzi al ministero del culto del mistero. Dal macabro dramma senza fine della famiglia Claps, e grazie all’indomito coraggio della Sig.a Filomena che accusa  – senza sbagliare tra l’altro! – la chiesa lucana di pedofilia, compare il coming out che non ti aspetti: sesso in seminario seminando i grani del rosario. Come in un perverso tiro alla fune, forse i preti di casa in Lucania – Potenza nello specifico – dovrebbero rivedere i prossimi salmi già programmati: in una terra profondamente radicata al culto delle materie profane, con i suoi riti ancestrali legati alla natura e alla magia delle persone e dei luoghi, il dio lucano non è quello effigiato nelle scritture di galilea. E’ un dio di luce, non che porta semplicemente luce: è LUCANO!, amaro come la terra in cui è connaturato e l’energia che sprigiona non tiene conto dell’insulso debito cattolico da rimettere nelle mani loro padre, nè dello sventramento impudente di qualche petroliere frontaliero, nè tantomeno della verità che devono alla famiglia Claps, bensì  è un dio che non t’aspetti di trovare nelle pieghe di un territorio abitato da persone tutte da scoprire e che tutto scoprono, squarciando il velo di ipocrisia in cui è stato immerso per decenni.

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