E se il Grillo Parlante sburgiardasse tutti i Pinocchio?

E’ da settimane che Beppe Grillo avanza di gran carriera nelle hit-list della politica. La sua ascesa demoscopica è da ascriversi al feroce malcontento dell’Uomo Qualunque che si aggira per le strade italiche senza un lavoro, con sempre più tasse tra capo e collo, senza prospettive di sviluppo, senza potersi sentire parte di una società del benessere in recessione reale da tre anni, mentre ce la dichiarano da un paio di trimestri. Il fatto è che oltre all’Uomo Q, adesso c’è anche la Donna Q, i Ragazzi Q, i Veterani Q, e chi più ne ha…: dunque, tutti stretti in una morsa di Qualunquismo? Qualunquemente effettivamente incontestabilmente SI’!

La Politica accusa il Demagogo.  Su questo blog ho linkato B5S; non perchè vi aderisca da tesserato (partecipe sì!), ma per il semplice motivo che il gruppo di ragazzi e ragazze che lo animano da Matera  – e pian piano da ogni dove lucano – sono pienamente coscienti che è ora di dire BASTA; e tra i tanti mezzi che hanno scelto, c’è proprio quello di Beppe Grillo, che dà loro la possibilità di aggregarsi senza dover avere la macchia del partito sulle spalle; in fin dei conti è quello di cui avrebbe bisogno la penisola: MOVIMENTI SPONTANEI E CIVILI, NON PARTITI POLITICI! Rifuggendo la facile tentazione di proporre un excursus sui parititi politici italici, mi limito ad asserire che se Napolitano parla di evitare di dar retta alla facile demagogia, Crosetto, Casini, D’alema e tanti altri ne iniziano a tracciare l’identikit come di uno spauracchio della Democrazia, beh, allora il Demagogo ha fatto centro (ehm, ha segnato un punto a suo favore!). Il fatto curioso è che i cosiddetti professionisti della politica – presidente della enne repubblica italiota in primis – scalciando come forsennati contro una persona che di professione fa il comico, forse non si rendono conto del favore che  gli stanno usando. Certamente loro – intendo i professionisti – non la usano la demagogia, vero? personalmente sono allibito da quello che il panorama politico italico sta offrendo: demagoghi che accusano di demagogia il comico genovese, quando le loro carriere ultra-stipendiate sono solo frutto di quest’arte retorica malversata dall’unità imposta fino alle imposte idiozie di oggi.

Pinocchio Papocchio. Credo che  questo stato-nazione, fondato per lo più su una base imponibile di PIL dato da un fatturato tanto oscuro quanto ricercato dai suoi drappelli della polizia-finanziaria-a-telecomando come il tesoro dei nibelunghi, abbia davvero bisogno di una pausa di riflessione, sotto tutti i punti di vista. Gli italiani dovrebbero riflettere su chi sono, dove sono e dove vogliono andare; ma soprattutto devono riflettere sul perchè è stato acclamato un sistema pinocchio che si è trasformato in un gran papocchio: la lungimiranza non è precisamente caratteristica di quelle centinaia e centinaia di persone definite politici che si sono avvicendati ad amministrare tutti i livelli istituzionali italiani con risultati che sono sbugiardati dallo scorrere del tempo. NON ci sono risposte al fallimento dell’amministrazione centrale; NON ci sono risposte ai delitti di stato; NON ci sono rispste ai ritardi culturali ed economici della classe imprenditoriale collusamente coadiuvata dagli amministratori politici; NON ci sono risposte degne di tal nome neanche quando un ministro di un governo tirannico come quello a targa Masson Monti (ricordo che è stato imposto questo governo e che se l’è votato solo l’attuale presidente e qualcun altro della casta dagli stipendi bancomat) continua a dire che in Basilicata lo sviluppo è dietro le trivelle del petrolio (per Passera si vedano gli Oil Posts dedicati); infine NON ci sono risposte su come far capire agli italiani che devono fare un crac in europa per poter tornare ad avere una quotidianità senza debito pubblico pro-capite più alto al mondo, tasse per respirare, un lavoro decente, banchieri e non usurai autorizzati e certificati… in una sola parola: LIBERI!  come libero fu pinocchio, quando il grillo parlante l’aiutò a capire che le bugie non portano da nessuna parte, o no?

In Lucania ci pensa la Fatina? Se la Penisola Pinocchio si può pregiare di avere un Grillo Parlante (e non imbavagliato dai talk show, dai politic contest, e teatrini vari), la Lucania auspicherebbe ad annoverare tra le sue fila un personaggio di tutt’altro spessore come La Fatina. Il sogno è quello di avere una Fatina che con la mazzata magica spazzi via i bugiardi lucani, quelli che stanno devastando la regione dei due mari lasciando i lucani in un unico mare di tanta, ma proprio tanta, melma. E’ il fango che non ti lascia muovere, t’impaluda e ti risucchia lentamente, in un abisso di storie mediocri senza fine. E’ la Fatina che dà lustro alla fiaba permettendo alla coscienza pinocchiesca di redimersi attraverso il milieu Grillo Parlante: af-Fatati dai sogni del magico realismo lucano, gli abitanti di questo splendido territorio eroso dal lurido profitto multinazionale e dal gozzovigliare politico cercano la popria Fatina per riuscire finalmente ad affrancarsi dalle fauci dello squalo che sembra non lascair loro alcuno scampo. Oh Fatina, Fatina prendi la bacchetta e fa che questa gente la smetta, di dire, di fare, ma soprattuto in Lucania dimorare!

Canta che ti passa. Pigliati una pastiglia o canta che ti passa. Intanto, in Lucania c’è poco di cui compiacersi. L’ottusità nazionale  – e sovranazionale – hanno decretato che il lucano territorio – inclusi persone e animali – devono far parte del Texas de noantri. L’immagine di Bush_De Filippo mi rattrista un pò: eppure, il piglio dell’OK Corral c’è tutto, viste le sfide e le diffide a chi disturba il cammino segnato da ben altri aneliti utilitaristici. I cow-boys e le cow-girls di via Anzio sono in piena crisi mistica, colti da un parkinson trivellatore, e da un alzheimer rivelatore: ma si ricorderanno di quello che stanno facendo, o quando la campana suonerà pure per loro, ci sarà la corsa ai “ah, si, ma io sotto sotto non ero d’accordo”, “ubi maior, minor cessat”, ” gliel’avevo detto io di non esagerare: ma quelli chi li teneva. Oh, si parlava di Eni, di galli, di gringos, mica no?!”, e così via. Ma questi sono solo immaginari personaggi di una storia futura immaginata, tanto quanto è desolatamente ingiusta e perversa la pagina del presente che stanno coniugando. A cantargliele ci vorrebbe un coro che copra tutta la rosa dei venti: è che a me non passa, canto la mia terra, ma non mi passa!

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