Diga del Pertusillo: Eutrofizzazione o Atrofizzazione Mediterranea? e viceversa

Eppur si muove. ARPAB e dirigenze locali interessate per un controllo delle acque dell’invaso del Pertusillo si sono mossi, deducendone un livello tossico, sebbene monitorato; anzi, si paventa un controllo serrato per quelli che sembrano essere stati sporadici sversamenti nella diga. Il dato macroscopico è per i preposti l’eutrofizzazione delle alghe presenti, che porterebbe come immediata conseguenza la moria della flora in essa presente.

Chi di mascroscopio ferisce di microscopio perisce. Vista la clip ardimentosa edita da B24 e viste le minacce proferite di adire le vie legali per la sua cancellazione da parte della Regione Basilicata e dell’ISS, mi chiedo se questo intervento ufficiale – pur modesto e alquanto tardivo! – non costituisca un’atrofizzazione del problema, ora che la longa manu politico-amministrativa ha deciso di indagare: che non sia un tentativo di congelare e sviare il problema, passando con nonchalance da un’emergenza a una lenta degenza della questione?

La Lucania  – come tutto il Sud e il civilissimo Mediterraneo – meritano altro rispetto a quanto la storia dei nostri giorni sta decretando: primavera araba, fallimento greco, crisi spagnola, terziarizzazione balcanica, depauperamento del mezzogiorno e ultrarecessione italica. La Diga del Pertusillo non è forse l’archetipo di quanto accade in tutto il bacino mediterraneo? L’avvelenamento di quanto più prezioso si possa avere e godere: acqua, vita, bio-sussistenza, ormai infestata dalla tecno-tirannia delle multinazionali alla strenua ricerca di sfruttamenti geologici o umani, ai soli fini della desertificazione geo-antropica.

Il Sud italiano patisce la veemente desolazione delle carenze infrastrutturali dettate dall’esproprio perpretato all’indomani dell’unità sabaudo-romana. La Lucania perisce in conseguenza dell’emigrazione indotta dall’impianto di aree industriali – poche quanto inutili nell’ottica di uno sviluppo territoriale omogeneo e integrato – sorte o per accordi/scambi politici, o per usufruire di finanziamenti UE o per svendita all’incanto di pezzi di terra, etc. C’è anche qualcuno che scrive (“Rocco e i Comuni Polvere” inserto Sole24H, ndr) delle cose lucane senza saperne alcunchè, senza neanche aver letto e capito a fondo la lectio magistralis di Levi quando, nel suo urlo soffocato di un report letterario, gridava che la linea ebolitana presso la quale si sarebbe fermato il cristo-dio delle genti, non corrispondeva affatto alla ricchezza umana delle migliaia di cristo-uomo, abitanti di un sud economicamente povero, malridotto e costretto  all’emigrazione-evacuazione massiccia. Fiat, Eni, Total, Shell, Fenice, Trisaia, et alia non sono un modello di sviluppo, nè potranno mai esserlo: sono solo un ciclo improduttivo quanto sterile di un meccanismo proto-capitalista che ha trovato la propria revanche terzo-millennista  localizzando distruzione territoriale, morte fisica e morte idologica, declinando oppressione / depressione / espropirazione  come un mantra ciclico.

E Il Sud?. Ma davvero il Sud europeo, ovvero il Mediterraneo culla dell’europa, e il Sud italico, ovvero culla dell’italia, stanno a guardare? La mia  percezione è che il paradigma del Pertusillo significhi altro; leggo che è proprio dall’atrofismo ideologico-morfologico imposto, si stia svelando un eutrofismo morale, un sentire che fisico quanto ideale di chi sta per affrancarsi materialmente dall’imposta emancipazione industriale improduttiva, per mezzo di svolte partecipate, di riunioni di uomini e donne, che non vogliono scoprire l’ennesima lettera dell’afabeto per catalogare una febbre (la Q di Gorgoglione), o che desiderano solo poter tornare a vivere la terra in quanto tale: un suolo fertile e amaro, dai grandi frutti sebbene difficile da lavorare, ma in fin dei conti una terra – la propria – da vivere e respirare liberamente.

La Lucania: erase and rewind. Cancella e riavvolge il nastro. Questo è quanto sento in Lucania dove l’anelito libertario – spontaneo e lontano dai paradigmi usuranti della lottizzazione antropica che la politica ha fatto – soffia leggero ma sensuale, avvolgendo l’animo di chi la abita senza stravolgerne la macilenta mestizia quotidiana, se non ispirandone e  pervadendone l’ardore di chi vuole solo spazzare via l’ennesima invasione sgradita e riavvolgere il nastro per riportarla a  vivere quella magica  quotidianità che fu  esempio per Orazio. E lo strazio di dover ancora lottare per la libertà, vichiano rimando alla lettura del libro che parla di noi genti del Sud italico (“Terroni”, Pino Aprile), dove finalmente il Sud è Sud, con tutta la sua dote di perfezioni e imperfezioni, non solo un piccolo trafiletto a didascalia di un’unità politica che 150 anni orsono ha solo aumentato le discrasie culturali di questa penisola. E se l’attuale presidente della repubblica italiana numeroenne parla di demagogia pericolosa e inutile, gli risponderei chiedendogli il perchè della sua e di tutti i politici; gli chiederei il perchè della loro esistenza indemocratica, del loro non-lavoro, delle loro politiche; gli chiederei perchè, da napoletano, invece di seguire il percorso perverso a difesa della istituzioni che hanno distrutto il Sud, non si cosparge il capo di cenere dei comuni polvere del Sud italico ed esegue la vera fotografia di questa nazione tenuta insieme solo per interesse politico-amministrativo: è l’atrofismo della politica che ha intossicato per sempre la nostra vita, ma sarà l’eutrofismo politico libertario che ne sancirà la fine. 

 

 

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