Lucania Cantos VII

E  la stampa? Sta là, ad aspettare che qualche politico mandi una nota al giornale, da pubblicare senza ritegno, dopo il convegno, del sindaco, degli assessori, del presidente di regione e dei suoi consigliori, di tutti quelli che si affrettano a far nomine negli enti, così vissero tutti felici e contenti. L’edicola è stracolma di tutta sta melma: non una denuncia, non un diverbio, non uno stimolo all’amministratore, e tutti pensano allora che sia veramente un salvatore, della patria quel politico, della politica quel patriota, italiota e manco lo sa che la lucania- o basilicata se preferite – è nata per un mero ricatto, per i debiti del savoia che ha mosso guerra a uno stato, regno di napoli, regno delle due sicilie, che comprendeva tutto e tutto sottometteva, ma almeno non c’avevamo i carabinieri allora bersaglieri a far strage di madri, bimbi e stranieri. Barbari per loro, l’oro dei barbari si presero, quel forziere ben tenuto, che faceva gola al savoia unasolavolta detenuto, solo per qualche giorno, mica riusciamo a togliercelo di torno; ora c’è pure il figlio, che saltella in tivvù come un coniglio, uscito dal magico cilindro, tempestandoci come un pistone nel cilindro del motore, stipendiato dalla rai, da chi paga il canone e dai finanziamenti dello stato che piovono sulla televisione di regime, è ancora troppo labile il confine tra monarchia e chi gli dà il becchime. Tutti a dire:  come “è bella sta ggente”, o come bela sta gente  quando in coro usa il televoto sulla tivvù pubblica, ma non s’arrischia a dire che i savoia  sono gli eredi di un massacro nel sud e in lucania perpetrato. Non difendo il brigante a spada tratta, ma tra un conterraneo bandito e un piemontese ferocemente inaudito, alzo in aria il dito e vi dico…na bestemmia pe sta libertà! la dobbiamo lanciare, chissà forse scrivendo qualche articolo sul giornale, bloggando le nostre rimostranze su inter-net, in maniera che funzioni come il wc.net, e che tutto net-ti, disincrostando e riciclando le bottiglie di pet, accartocciando quei pennivendoli stipendiati dal regime, che scrivono e poi imbeccano il mangime, auscultando i desiderata dei potenti e di total, eni, enel, trisaia, fiat e fenice i comunicati pubblicano sulla carta stampata, escludendo chi denuncia, anche solo con un commento che forse è il caso di sapere chi bussa al vostro convento, di frati e suore, di fratelli e sorelle massoniche, le trivelle stanno intaccando la placca delle tettoniche, frantumando tutto, in una terra che di terremoti ne ha avuti tanti: a proposito, sapete se i soldi dell’ottanta bisognava chiederli ai santi? Mi pare proprio di sì, visto che sono 30 anni di infrastrutture mancate, di fondi che arrivavano e in mano ai politici e si fermavano ai loro amici, senza raggiungere lo scopo ultimo, che era quello di ricostruire, rimettere in sesto, dare nuova abitazione al cittadino, non fondare un’associazione mafiosa col costruttore, e sul territorio spargere il terrore: o stai con noi o si muore!  e le storie  personali di ognuno di noi, che non servono ai giornali, e dei giornali si devono ricordare, visto tutto a memoria devo mandare, da questo mini-esilio che mi è capitato, tra capo e collo, in lucania di nuovo mi scapicollo, rompendo le scatole a tutti quelli che nel mondo degli affari sanno fare i belli, e il brutto tempo, tiempo, il mio nome è giannatiempo, da tutti storpiato perché sembra della lingua un commiato, scioglilingua lungo e allucinante come un fungo, apro il pc e pungo, non per piacere, né per dispiacere, solo per provare a raddrizzare chi ha fatto tanto male, m’ha fatto ammalare, m’ha costretto a emigrare a trovare lavoro lontano da dove sono nato, stroppiandomi l’orgoglio e chiudendo la mia anima in scantinato! Box, garage e sottoscale, i metri cubi del cemento e le strutture a piacimento, sorgono come funghi, più non ce n’è bisogno più la lista allunghi, come con i progetti bislacchi, costruire aeroporti: sembra il tesoro dei nibelunghi. Aeroporto civile piani del mattino, è sempre quello il ricordino; aeroporto disonesto nato dai pasticci, giù nella piana di pisticci; serviva all’eni e ai suoi veleni, dall’epoca di mattei: a chi serve un’opera fatta coi soldi pubblici e diventata privata, da iri a eni e di sigla in sigla ora in mano agli alieni?; ufo, mangiano a ufo, sbafano e cementano tutto: mica si può usare l’antico tufo! E mi stufo a rivedere le strade costruite senza senso, evitando che vi fosse un consenso, per edificare in pianura, e non in collina dove il terremoto fa ancora paura. Invece, palazzoni, torri gemelle, torri di vetro, torri di metallo: ormai i cittadini lucani ci hanno fatto il callo a vedere sorgere strutture, fare i critici edilizi, lasciare che questa gente insista coi propri vizi, quelli atavici ereditati da secoli di carta bollata e mano unta: lo sappiamo tutti che ci vuole la mazzetta per costruire da dare al geometra e all’assessore in giunta, mentre crescono infrastrutture tra le verdure, opere che non servono a niente, che la pianificazione annientano, che la logistica ostacolano: cui prodest?, mi domando e dico, da sempre, visto che in lucania non hai concorrente, tu parte pubblica potresti dire la tua, impiantare tutto , creare posti di lavoro, e lasciare che il tempo guarisca la bua, di un piccino onesto, non un picciotto disonesto, che sta al potere, che dalla sua poltrona comanda e manda, suona la marcia accompagnato dalla banda, non quella musicale trionfale, ma quella che ti accompagna al funerale; sia che sei vivo o morto, è meglio non fargli un torto ai vari padroni delle poltrone, veri predoni ma mica poltroni: si muovono, tutto arraffano e sostengono di governare la cosa pubblica, la casa pubblica dove abitano a un tot al metro- quadro appeso di arte retrò, come quelli che vedi appesi nel metrò-scale mobili e di mobili collezionisti, argenteria che passione, mobilia, telefoni e viaggi, alla faccia di chi vive di miraggi: nell’epoca del digitale sono tutti azionisti, di società partecipate, di associazioni emancipate, di editorie collaudate, dal revisionismo censurate, e controllano, spadroneggiano e impalmano tutti i nuovi adepti alla setta degli eletti: sono loro che scrivono, impugnano e creano poltrone, manco fossero natuzzi, divani&divani, calia, litania dell’ex-distretto d’eccellenza: << eccellenza le lascio la mia! Di sedia, prego si segga, legga, corregga, faccia tutto ma non scorregg(i)a, che la puzza  di petrolio è tanta, perciò preferirei lasciare intonsa la stanza, chiuda sta tenda, mettiamoci in penombra, che la gente vede, ascolta e sgombra, le idee sono tante, meglio lasciarli in mutande, tanto paga pantalone, no?! Allora, diamogli un altro calcio nel popò!, facciamogli sentire che siamo noi al potere, siamo noi quelli che devono votare, perché se vogliono mangiare devono eleggere, il voto scambiare, per qualche favore promesso e mai mantenuto, devono chiedere il permesso pure per uno starnuto! Noi le infrastrutture gliele diamo, facciamo concessioni, i fondi europei, i pon, i por, i gal e i galli facciamo con gli amici nostri palate di milioni, euro estorti con carta bollata, con protocolli nascosti, e sgraffignati: ci credo che sono tutti indignati! Lo sarei anch’io al posto loro, se mi vendessero veleno quello faccio luccicare per oro, nero, futuro vero, ecco l’idea è sempre quella: fai merenda a la martella, borgo venusio e tanti altri a ospitare centri commerciali che la metà basta vista la popolazione lucana: ma vuoi mettere l’investimento straniero, dell’uomo nero venuto dal deserto sul destriero e chiosare sulle particelle catastali: qua uno shop, qua un po’ di scavi minerali; e le acque che ne facciamo? ma sì, diamole a chi viene oltreoceano, tanto loro sanno come fare marketing, hanno il knowhow, gli asset e board member, ceo/cfo/president e general manager, tutti incravattati con la politica, tutti ammanicati con la troika del ben pensare, nessuno deve scoprire che questo è un malaffare! Prego si accomodino pure, schiavo servigli il purè, di patate  raccolte in olanda, perché qui neanche quelle puoi mangiare: sanno di terra nefanda. Facciamo in modo che il divin straniero si accomodi sulla sua branda, stenda le membra, mentre smembra sta terra, che ci va stretta, allora colpiamo il sottosuolo, basterà un punteruolo: due buchi qui, uno scavo là, ed ecco la giostra che inizia, che delizia, arriva la notizia che abbiamo il40percento del petrolio europeo, ecco l’oro dello scarabeo, parole insensate si inseguono sui giornali: niente scandali, per piacere, qui mi ci gioco il sedere.>> Ben accomodato sul lettino, il francese si tranquillizza: <<a melfi arriva la fiat e noi siam parenti dei savoia…glielo dico in tutta confidenza: cara eccellenza ci hanno suggerito di costruire l’inceneritore, coperto appena dietro il polo fiat>>, che se la fiat costruisse le polo, adesso non sarebbe costretta ad aprire fabbriche al polo; ed eccoci all’infrastruttura: che cazzo ci fa in lucania sta bruttura? Nessuno ha parlato – io me lo ricordo bene – allora i clan della politica ci coprivano gli occhi di strutto,  spargendo omertà dappertutto per arrivare al nostro lutto, in combutta con i politici locali, regionali, nazionali, tenevano sulle corde i cittadini locali, dicendo se vuoi la fiat prenditi pure la spazzatura, ma non sapevano quanto inquinamento avrebbe generato sta creatura. La fenice è là, manco morta, che è già risorta, dopo un piccolo scandaletto, tirerei i giudici dal letto, chiamerei la lucania intera a far da schiera e chiudere l’avvelenatore gallico: che se lo mettano in culo st’ immobile fallico! Se lo tengano ben stretto, finchè non hanno superato lo stretto-doganale, tra italia e svizzera passando per il tonale, viaggiando sotto casa dei savoia, e giungendo in francia: là possono finalmente raccogliere la mancia alla dogana: ma questa è tutta una mattana! Allora la fiat in crisi quasi da quando è nata, con gli agnelli che l’hanno amministrata manco fosse stata na banda armata, di ottoni suonavano estorsioni allo stato, hanno sempre sfidato gli italiani: o ci date i soldi per gli operai, o chiudiamo con le macchine e facciamo aeroplani! Al chè, gli amministratori di roma sempre pronti, sempre proni – mai come i lucani poltroni – hanno allentato i cordoni e con i sindacati hanno raggiunto accordo tale: che la fiat la sostenga tutto lo stivale! I soldi non sono nostri e i problemi saranno delle generazioni a venire, di quei figli dei fiori, che dei fiori non sanno un’acca, ma ci hanno lasciato nella cacca, a sentire il profumino dei buchi di miliardi, scavati dai quei gran maliardi della dc che ha governato, imperato, spadroneggiato, in maniera infeconda ha fecondato del partito il credito millantato, fino con i suoi seguaci approvare il falso in bilancio legge di stato, favorendo amici e parenti, vicini e lontani, suggerendo a tutti di stare attenti ai comunisti, di aborrire i fascisti, ma di essere gli artefici stragisti, di persone innocenti, quelle sui treni, quelli nelle piazze, o sugli aerei, quelli sequestrati da frange brigatiste, bianche rosse e nere, manco fosse una partita di pallone, hanno liquidato il malaffare con un calcio nel sedere; poi, ci si risveglia e si scopre con meraviglia, che c’erano gli usa dietro tutto questo, allora corro al cesso e vomito nel gabinetto; ma come, l’idea di libertà tanto declamata, pubblicizzata, tanto da farne la più potente forza armata, sono loro che l’hanno proposta per infilarci sta supposta, nel sedere, e i fusti della trisaia di rotondella nel podere, e torna la morale: fai merenda con girella! Gira che ti gira, gli usa hanno aggiustato la mira, si sono fatti più scaltri e opportunisti, dando fiato pure ai comunisti. Controllo le schede elettorali, e scopro che dopo craxi arrivano altri furbacchioni, capitanati da berlusconi, opposti da prodi e d’alema: ma quando finisce st’altalena? I fusti si sono inabissati anche in terre lontane, uccidendo per questo genti nostrane, ilaria alpi e il cameraman hanno investigato e scovato tutti quelli coinvolti, trovandosi davanti l’esercito italiano, colonial d’assalto in somalia: pareva la guerra d’etiopia, ma era solo una copertura dell’italia, che mandava al fosso, oltre il mito selvaggio dell’africano con l’osso pure il barile tossico: ci fecero bere pure queste notizie i famosi giornalisti, che neanche una lacrima hanno versato per mantenere il segreto di stato! Top-secret, top-gun è tutto quello che gli usa fan-no: a me pare solo un film-sequel, dopotutto è danno su danno! Riavvolgendo il nastro m’accorgo che tutto è legato dal filo rosso della vergona: savoia, dc, colombo e compari, bubbico de filippo e vari, sono tutti attori di una stessa messa in scena: indovina chi viene a cena? Sono loro i signori potenti del rifiuto, i francesi e gli usa che hanno fiuto e pure quei delinquenti di eni che ci avvelena i reni, eredi dell’iri buco di denaro profondo, altri soldi pubblici allo sbando: è il paese dei deliri. Vedo rosso, sì come le bandiere di chi è morto sulle barricate per un lavoro nel podere; e qui in lucania invece allo straniero lasciamo le terre, tanto non fruttano niente, neanche le serre! Poveri noi che subiamo senza dire niente, ci aspettiamo che una bianca mano venuta dal nulla tutto annulli e a nulla si arrenda, aiutandoci ad alzare del negozio la serranda, bucherellata da proiettili intimidatori: mi sono sempre chiesto: ma perché non bussano sti visitatori? Invece sparano, per tenere alta l’allerta, all’erta la tensione sociale, evitare che la genti pensi di poter pensare e pure di parlare, liberamente, senza in loro incappare. Dovrebbero essere isolati, e in galera tradotti, invece sono solo la mano armata dei corrotti: eccellenza, prego a quello ci penso io, di questo rione sono il dio; vado gli faccio un bel discorsetto, e gli lascio pure un proiettile nel cassetto, casomai dovesse dimenticare, a chi è che deve pagare per quest’affare; eccellenza, stia tranquillo, qua ci pensiamo noi, lei pensi in grande, pianifichi tutto, che poi facciamo la spartizione, la divisione dei pesci e dei pani-tulipani, fiori e papaveri, che dell’oppio dall’indocina importano gli americani: stia tranquillo stecchiamo tutto, li dividiamo come un panino al prosciutto, ingollandoci anche la birra: ma come ho fatto a dimenticare la mirra? E certo la chiesa ti sposa e si sposa bene con l’omertà, il segreto del confessionale, manco fosse un reality su questo canale, la nostra vita scandita da preghiere e lamentele al signore, senza sapere che il signore le esaudisce tutte le richieste: fa incetta di collette in chiesa, e poi acquista i terreni coi saldi, per tenere saldi i legami con la politica di roma, con tutto quanto fa santo e santifica tutto quello che pontifica; una religione può mai essere imposta per ragione? M’hanno fatto comunicare, ma io adesso vorrei solo una scomunica, e togliere pure il battesimo, del mio nome medesimo e darmi nessuno, come l’eroe omerico, naufrago e in viaggio perpetuo: caro monsignore, quant’è bbona la sua perpetua! E mi intristisco, mentre in chiesa mandano sempre lo stesso disco: i tuoi peccati devi scontare, senza contare che oltre alla predica e rimettere il debito al signore loro, il loro signore il debito pubblico mi ricorda la domenica. Un giorno come un altro, come ogni altro giorno, in cui giri e ti guardi intorno, ma stai attento che il governo ti ricorda che vivi la tua vita in una nazione  con milioni di ritardi, tra i quali un debito pubblico da miliardi. Fanno la stessa parte, recitano la stessa commedia, solo che intervengono sul palco un po’ per volta, prima che la cera dal viso sia tolta. E te ne accorgi che bluffano, che sono bari dilettanti, ma non amatori esercitanti: infatti, s’infiltrano nelle campagne, anche elettorali, addirittura adesso presentano i candidati  sul sagrato, no questo non è peccato, è veniale, è solo un amico, che gli dico, non lo posso fare, ma allora che prete sarei se non potessi tutto e niente pagare?  Hanno pure i bordelli autorizzati: quei conventi di sorelle clarisse, di donne mai viste, scompaiono dietro i muri, e fingono vergogne, ma non si redimono di niente; al cospetto la monaca di monza sarebbe solo una gonza, una verginella: sono secoli che va avanti sta storia, che tutti sanno qual è la vostra baldoria, lo mormora la gente, lo dice la storia. e se il vescovo viene ogni tanto a far visita alla congregazione delle paoline, libreria di stato, libera chiesa in libero stato, libri unti dal signore e dal monsignore scritti gli appunti: vi regala un sacco di belle paroline, un po’ di dolci e giù porno attori con tante ciccioline! In fin dei conti fate tutto in famiglia, guai a chi vi piglia, basta un giaciglio di paglia nel presepio e una cometa a illuminare del gesù bambino il giaciglio, mentre avete sventrato di migliaia di bambini il cipiglio, agendo da pedofili avete fatto scuola e nella scuola avete reclutato il vostro sollazzo: dovrebbero evirarvi il cazzo! Per non parlare della cosiddetta educazione canossiana: tra un cristo, una madonna con tutti i santi in colonna, ecco spuntare la catechista che ti imprime la preghiera, una corona come ghiera della testa, imprinting naturale nell’infante: parlano come se fossero sante, protette e patrone con in testa il magico alone, un’aureola che ti agguanta come una granseola e ti avvinghia a sé stessa: non lasciarci mai, fai il peccato  e poi confessa!, ripetendo le regole canoniche, come un ciclo letterario, come un circolo nell’ossario, osanniamo tutti per uno: evviva il sudario. Mi raccomando iscriviti al diritto canonico, non fare il laconico, non tergiversare: noi siamo i padroni del cielo, della terra e del mare.  Conventi, monasteri, abbazie e chiese, sono sempre pieni di mille sorprese, vi siete pure trafugati tutti i libri, della scienza e conoscenza i ludibri, condannando al rogo menti sane, facendole passare per panzane, quelle che andavano liberamente declamando uomini e donne libere: ricordiamo brunogiordanolapulzellad’orleans tutti gli altri ma galileo come un santo, icone ormai dei nostri tempi, e maledetti nei vostri tempi, templi cristiani, ebraici e di ogni confessione: quanto è inutile il dogma della religione. È solo fumo negli occhi, è solo della barbarie intento, mentre dispensate il vostro incenso, magari ricevendo sotto banco un compenso. Vi siete eretti a giudici del mondo, e nel mondo siete i giudici dell’uomo, diffondendo verità apparenti e diradando su gesù cristo la verità dei parenti. Madre, padre, figlio e spirito santo: non è che un palliativo, un oppio dei popoli che apre le porte al vostro campo santo. Trinità e spirito santo: ma che rimanga tutto in famiglia sto parapiglia, di voti, di doti, di genti mandate in seminario a fare i sacerdoti, del vostro verbo, o del verbo del signore vostro: recitate, per pietà e misericordia, un ultimo padre nostro e svestitevi dell’abito talare, che in verità ora la gente fa scappare, cattolici della prima ora, depositari di pietro sulla pietra della casa, santa passando per l’arca dell’alleanza, intesa di sostanza in segreto, vi riunite tutti a loreto, coi soldi a palate dell’opus dei: c’avete la coscienza piena di nei, macchie e rancori: se siete umani, strappatevi i cuori dal petto e lasciate in pace la gente e alla gente date il rispetto! Un pensiero pure al’odierno papa che richiama un volto nazista: che svista vedere sto figuro dalla loggia  dopo quello sindacalista, aveva fondato il partito dei papa boys, paesi tuoi, passando per efferati delitti, marcinkus e i suoi coscritti, il ponte dei frati neri, calvi, scalzi e samaritani: tutto siete stati tranne che umani! Non me ne vogliano gli onesti e chi ci crede veramente o chi è veramente intonso e ci lavora degnamente, magari mentre aiuta un moribondo nel nero continente o accoglie un povero di testa sua: io parlo solo della maggioranza, mica per niente! Allora riepilogando un po’ il tutto: eccellenza in poltrona, eccellenza con tiara e matrona, eccellenza industriale: alla fine non si getta niente del maiale! È proprio vero che la lucania l’hanno asservita bene, sfalciato i boschi e avvelenato l’aria, intossicato l’acqua, denigrato  la dignità ed emigrato le persone: solo loro sono quelli per bene, quelli rimasti attaccati alle sedie degli enti, venti o forse più si moltiplicano ogni anno, parcheggi per raccomandati d’ogni tempo, finchè non ve lo scrive giannatiempo, che è tiempo di cambiare, è ora di svoltare, mettete la freccia-pepe al culo- e andare.  Vi chiedo come facciate a dormire bene, starvene sereni sui vostri letti proni, a digerire quell’ammasso di ben di dio  – il-mio-di- o- che la metà sfamerebbe un continente, e non vi saziate mai, sempre ad arraffare tutto e piegare chiunque si proponga o a voi si opponga; quando proprio non gliela fate a zittire l’altrui pensiero, ecco che vi armate del vostro siero, chiamate un killer in gran segreto che scriva al buio di una stanza, minacci o uccida non fa differenza, l’importante è non lasciar traccia della vostra schifosa impudenza. Andatevene via dalla terra mia: a voi manco l’esilio basta, inquinereste di un altro popolo il piatto di pasta, scolata e condita: soldi avvelenati contano le vostre dita! Grosse come wurstel, sottili come lame, vi ci vorrebbe una doccia di verde-rame, per togliere qualche parassita dalla testa, prima che muoia pure lui e vi infili un’idea giusta!

….Vi moltiplicate come insetti, siete tanti e infestanti, resistete a qualsiasi antidoto, a ogni polvere e tutti fate vivere nella polvere. Avete adottato della chiesa cristiane il credo: polvere siete e polvere tornerete, ma c’avete ingabbiato nella vostra rete di relazioni massoniche, di rapporti protetti, ma non vi proteggete con i condom: i furti sono i vostri bambini e siete pure riusciti a lottizzare i condom-ini: non hanno fine i vostri abomini., i vostri interessi, che all’apparenza sono culturali, manifesti murali a ogni elezione, sono all’insegna dell’uomo per l’uomo, ma è una moltiplicazione dei soldi che volete, e del potere una rete. Create, disfate a vostro piacimento, ciò che poi per noi è solo un detrimento, una disfatta, ormai il nostro futuro non sta più neanche in soffitta, addirittura è il presente che è nascosto e recluso: compite ogni giorno un abuso. Eh sì che di inchieste eccellenti ne ho sentite in lucania, ma questo non vi ha fermato, siete riusciti sempre a farla franca, e francamente mi avete stancato…ho letto pure di un magistrato accusato: ma cosa significa per voi senso dello stato? E allo stato delle cose, adornate i vostri loghi, con alberi, oceani e rose, garofani e tulipani, alberi di ulivo della pace, ma in pace non ci lasciate: meritereste il pane alla litantrace, cereali solforati in fiocchi, fette biscottate e miele agli idrocarburi che in bocca trabocchi, perché il veleno vi tocchi, vi offenda e vi stenda, come voi fate ogni secondo con le nostre vite-gira e giro di vite, sembra una sarabanda.  Sempre pronti a insistere, a stuzzicare, a scavare e a raschiare il fondo del barile: ecco, ora ne avete a centinaia di greggio-barile, leggetevi ogni tanto un libro di pino aprile, colui che dovrebbe aprirvi gli occhi, perché la coscienza avete messo sotto i tacchi, mentre c’è pure qualcuno di voi che si fa leggere i tarocchi, casomai avesse paura dei malocchi. Certo in terra lucana i munaciddi fann ancora paura, la vita nella terra dei lupi può diventare un’avventura, soprattutto per voi che della natura non avete cura.

E allora fatela st’infrastruttura, e i soldi pubblici spendete senza paura, perché se del sociale e per il sociale vi occuperete, allora avrete fatto goal vero nella rete; e la rete vi regalerà un plauso, un battimani, clapyourhandsbutyourhandsclapdown, non mi fate ridere come un clown, mettete giù le mani, perché la paura che mi prende quando annunciate qualcosa al pubblico e che ve la state sfagiolando, riducendola in ludico; eh, sì mi pare proprio un gioco, finito male, sai come quello che facevamo da ragazzini, inventato negli usa dagli aguzzini, strozzini e venditori di case: si chiamava monopoli e invitava a fare monopoli, di strade e giardini, a comperare alberghi , ente dell’acqua , elettrico e stazioni, pescando ogni tanto una carta delle probabilità, ti regalava la carta dell’impunità. Ma guarda un po’, il monopoli che sembra  uno dei nostri monopoli, di stato, una fotografia pura e vera di quello che in realtà c’era, sotto banco, o al banco di sotto del salumiere: venite, gente, venite in comune, provincia e regione che vi affetto il sedere. Chili e chili di carne, prosciutti e insaccati, i lucani anche per questo ne sono lodati, soprattutto per la salsiccia, la luganiga lunga e saporita: piace anche al nordista, quello che dall’inventata padania professa scissione e divisione confessa, manifesta e protesta: rimandiamo il terrone in lucania! Neanche questo scrivono i giornali locali, le penne servono a ornare i cappelli, a farvi più belli, mentre nel paese fondato e insanguinato con la marcia dei mille, qualcuno con la memoria corta esorta alla scissione: ma che imbecille. Eppure alla fine la storia è questa, è quella che dopo aver servito il nord col sudore, coll’ingegno, siamo trattati senza più ritegno, defraudati di ogni cosa, me ne torno in lucania e non c’è più una casa. Che paradosso stiamo vivendo, quasi apolidi in una nazione: n’azione servirebbe per rimettere il tassello al posto giusto ed evitare il randello. Ebben sì, è a quello che pensano le menti brillanti, politici militanti, con la clava in mano manifestanti, per sedare gli animi dei dimostranti, usando le forze dell’ordine e in disordine rimestare tutto con le sordine, alle trombe, di gente che ha i parenti nelle tombe, per st’unità d’italia che non è servita a nessuno e abbiam dovuto chiamare una balia, un governo tecnico per evitare una caporetto, chinare sulla testa il petto e dichiarare fallimento dell’europeo parlamento il cospetto, cospargendoci di cenere il capo- di stato insulfa la truffa del parlamento licenziato, ma che campa ancora ai danni dello stato, dei cittadini che devono ancora lavorare per i loro ladrocini, e i vari ministri si alternano come in un quiz a premi: vieni, rispondi, ma prima il pulsante delle votazioni premi, delle sedute in parlamento: quant’è diffuso lo scontento, lo chiamano antipolitica, lo spacciano per ingiusta mistica, del disordine, per evitare che i soldi pubblici vadano a finire in mano ai lobbisti: e perché adesso invece alle lobby dei partiti non gli versiamo pecunia e potere misti?!

Li avete visti voi i giornalisti? Latitanti, ogni tanto fanno i santi e pubblicano un trafiletto sul petrolio finito nel canaletto, non parlo solo degli articolisti locali – si sa bisogna pur campare! – ma anche dei nomi altisonanti, che vanno avanti e indietro, dietro a di pietro, bossi, casini, bersani ed alfano: non è che al posto dei tribuni, vogliano per caso far luce sui subbugli, abbagli in controluce, riverberi idrocarburi e denunciare alla fine che in lucania stanno uccidendo una terra che non ha più un confine? Limite dell’intelletto, è quello che separa il genio dallo scolaretto, di chi è costretto a lavorare in maniera penosa per una gazzosa, mentre ci sono persone – iscritte all’albo, mica no! – che mettono in prima pagina delle chiappe regali una sposa. Loro rispondono che devono vendere, ma se è coi soldi nostri che campate, perché non la smettete  di scrivere ste cazzate? Tette, culi, passere e uccelli, cantate gli articoli manco foste andrea bocelli, intonando tutto d’un petto, l’editoriale e il trafiletto; infilate in ogni spazio pubblicità, gossip e amenità; al centro pagina la politica, quella non può mancare, sennò la gente al bar di che deve parlare? Ma non eravamo quelli del bar-sport, tutti dediti a disquisire di uno sport, aprire lo sport-ello del frigo-bar e mandare la formazione della squadra tal-dei-tali a memoria col cervello, in maniera che ci senta il ct che gioca prima maniera, catenaccio all’italiana, a zona, a uomo, difesa attacco: ma imparate per una volta un altro gioco, senza stare al giogo del populismo avanzato, dove ventidue ragazzi tirano calci, se non calci prendono, spingono e bestemmiano: che civiltà è se il calcio è uno sport di stato? Pure i ministri fanno le formazioni – si sa sono uomini e donne anche loro – riprendono i presidenti, che tengono i bilanci con i denti, tutti in rosso, senza un utile a giustificare st’ammasso di soldi che girano vorticosamente: a me sembra di essere  un demente, mentre osservo le pagine dei giornali, dei tabloid, che fanno scandali, che scandagliano le vite degli sportivi ricchi e spensierati, poi si scopre d’incanto che per far soldi con le scommesse si sono impelagati. Anche i tifosi, presi dalla leshmaniosi, si sono tuffati – non come la cagnotto – sui bookmakers inglesi a puntare soldi che vengono pure dalla cina: mi sembra di vedere un film al cine-panettone, e i vanzina  – che la gente non mi maledica per sta citazione! – c’hanno ragione a descrivere in maniera tanto ridicola sta nazione. Sempre le stesse facce, sportivi, manager e politici sulle pagine descritti: li dobbiamo imitare come scimmie, scimmiottare come imbecilli, inflazionare il capitale, per mandare avanti l’idea del capitalismo e dimenticarci come si fa giornalismo. Non sono un maestro, ma dal maestro elementare qualcosa l’ho studiata, tanto da mandare al quel paese chi mi voleva prendere con il capestro, lesto come un pugile scaglio i miei pugni su ogni rigo e non m’incanto mica a vedere come corre la ferrari, rossa e sfuggente sull’autodromo sfugge, e consuma litri di benzina, magari estratta dalla lucania, hanno le case nel camion scania i piloti, vita agiati e conti a montecarlo, a giocare tutti al casinò, e i giornalisti a lodarlo, come vive bene, come bene vive il suo lusso, spendendo e spandendo lo champagne, non sa niente delle campagne e dei mari, dei prodotti finiti sudati, che al suo cospetto alla fine vengono intavolati. La vita è anche questa, è una notizia di un gran premio nella testa, apri il giornale e ti gira la testa, non sai dove girare la testa, la testata ti parla quasi solo di argomenti banali, come della televisione i canali, senti le notizie al tiggì, ti giri e rimani basito, inorridito dalla filodiffusione del regime di turno, ti girano le balle come gli anelli di saturno; ti impippano di belle balle, ti sballano come una balla di paglia prima che ti imballi, e ai cavalli sciogli la briglia, ti incantano come nathalie imbruglia, la panza si subbuglia: tiggì nazionale e locale sono una vera cuglia! In lucano vuol dire noia, scocciatura, tedio e imbronciatura, star a sentire e leggere sta dittatura dei testi: tutti uguali a se stessi, ma che qualcuno protesti. Ogni tanto fanno sentire la voce dell’uomo qualunque, ma non bisogna essere qualunquisti: solo corrotti e arrivisti. Se poi beccano il politico locale con le mani nella marmellata, mica la pubblicano la notizia: sarebbe nota infangata, bisogna aspettare la smentita, quindi se l’appuntano a matita, minando la mina evitando del notabile la copertina, che forse manderebbe il nipote raccomandato in regione alla rovina, per quella notizina, appena  accennata a penna in redazione, arriva il direttore e detta l’uscita: parliamo dell’aglianico al vinitaly, non della disdetta dell’arpab e delle acque  inquinate dai minerali; esaltiamo il memorandum della giunta, la notizia ci è appena giunta, unta come sempre dalla sala stampa assunta, come vera, sincera e pura: una perifrastica dell’acqua possiamo scrivere, mentre  il cittadino se la deve bere, del rubinetto potabile la deve sapere, senza peraltro intaccare il fatturato della minerale imbottigliata, un affare che in italia e in lucania vale più dell’oro: attenti a non dargli una stangata; passiamo alla cronaca, parliamo dei delitti e delle pene, più severe per il cittadino che evade le tasse, equitalia deve rimpinzare le sue casse, per far passare cartelle esattoriali stampate in rotativa come i giornali; ruoli e tributi, retribuiti i tribuni degli enti: accordi pattuiti, multe indegne e sequestri di punti delle patenti, bolli e marche da affrancare per l’esame da dover rifare, la tassa sul suolo pubblico occupato dall’ambulante di turno, i vigili a multare le persone che passeggiano in divieto diurno, notturno d’opera è l’agenzia delle entrate: avete mai visto la faccia della gente che defraudate? Il giornale non si fa scrupoli e obbedisce senza crucci e ti manda alla via crucis, incrociando i dati come hanno con i piedi del cristo, ti riducono sul lastrico se non sei un compare di chi conta e se conti di ricorrere in appello, allora preparati: per l’elemosina ti servirà il cappello! La redazione del giornale – scritto o visto che sia – è tutta pronta per l’edizione del giorno dopo, che ti rimane in gola come la pillola del giorno dopo, sembra un aborto insulso di notizie accozzate che le cozze alla diossina sembrano cazzate sparate da alieni venuti da marte: ma le carte chi le legge, senza sapere di infrangere la legge dell’onestà intellettuale e di dire la verità, anche facendo male, spargendo un po’ di sale, la cera sulle scale, magari qualcuno scivola sulle parole e poi cade, ma almeno si accorge delle minchiate che pubblicate. Perché vedete cari pseudo-giornalisti: tutto ciò che annunciate, sa di minestre preparate e se qualcuno di voi  o un libero cittadino prova a dire il contrario subito lo censurate e nell’albo vi rifugiate. Siete una casta, catasta di individui sempre pronti all’arrembaggio, ma alla fine chiudete con un pareggio-di bilancio il vostro mandato al giornale, perché non avete sporcato il nome del politico locale. La caustica e  salace satira vi fa paura, parete tutti inquadrati dalla nomenclatura. Non credo che siate tutti così, ma le notizie che pubblicate sono quelle lì e non c’è mica da ridere a crepapelle, che dell’ovvio e del regime avete unti la pelle. Oscurate in maniera un po’ odiosa le notizie importanti per il pubblico, che è il pubblico che vi elargisce emolumenti: almeno fategli capire se sono genuini gli alimenti, prodotti in lucania, invece di esordire con i memorandum e come smemorati dal politico vi lasciate accudire. Non è sol inventiva, ma invettiva della rotativa e della testata televisiva: datevi da fare che non è possibile saper le notizie in rete da altre fonti auto-sostenute, mica come le tesi assurde che sostenete, facendo panegirici ed elegie, ci parlate dei politici, dei potenti, degli pseudo-vincenti, degli sportivi ed delle loro allergie, ma non della causa delle nostre malattie: asbestosi, diabete e tumore. Avete timore che il pudore venga svelato, che il segreto di stato smacchiato da una pagina ricca di dovizie e particolari sugli agganci dei poltronati e dei loro compari; eppure basta poco e niente, come è stato evidente di quel ragazzo che con solo una videocamerina, vi ha sbattuto in faccia l’inquinamento che ci rovina; contestando de facto i dati dell’arpab e ricevendo un calcio in faccia e di denuncia una minaccia, per il video denuncia, anche l’istituto nazionale di sanità si è mosso veloce: che se analizziamo la fonte e si sparge la voce, veniamo infettati dalla verità: quale purezza atroce! Eppure di buoni esempi ne abbiamo, non voglio fare apologia di chi la materia mastica e il chewingum butta via, utilizzando parole semplice e piane, svela in verità tutte le trame. Ci sono persone che scoprono movimenti sospetti, tipo quelli import-export spediti, di una filiera che ha garantito soldi a miniera. Non un rigo appena in lucania per sapere se effettivamente l’aglio che mangiamo è cinese come in tutto il belpaese o quello dell’ortolano di vaglio. E le arance e i mandarini, e sì che siamo tra i primi a produrli, ma lo sapete che  le famose arance di sicilia sono scaricate dai containers da napoli fino in versilia? E poi giù a parlare dei vestiti, delle scarpe e delle griffe-marche: quanti carichi la finanza interrompe nelle marche. Porti sempre pieni, carichi e stracolmi di merce importata: ma lo vogliamo ricordare a mille colonne sulla vostra testata che l’italia è una nazione a export votata? Il pil dipende anche dal bilanciamento di import-export, non delle serate con le escort, allora mi prude la testa, visto che alla dogana un carico su mille si arena, vogliamo fare in modo che si cambi scena? Di società con terze parti in europa, qui ci sono le sedi come i santuari di oropa, solitari e pochi incartamenti, non vi venga in mente di sequestrare gli appartamenti, a quelli che fanno le triangolazioni, che sono d’accordo con altre nazioni, a spedire merce e containers infrangedo le onde durante le navigazioni – che se c’è un incidente, mica lo pubblicano: lo sa forse solo l’inquirente – navi stracolme di merce che rotola dentro contenitori d’acciaio: lo sapete che  la più grande compagnia di navigazione al mondo trivella tutto il mare del nord alla ricerca di oil&gas dalla mattina alla sera e la prima compagnia di navigazione con armatore italiano ha la propria sede in svizzera: non paga le tasse allo stato italiano ma dello stato italiano usa i porti, monopolizza i porti con società partecipate, sta diventando tutto un affare quello del navigare. Non solo containers e groupage, pure crociere e velieri a la page. Investimenti a breve scadenza, che non sostengono l’italiana concorrenza, perché non è in mano a queste figure che si possono lasciare le infrastrutture del paese, coperte dalle nostre spese; vedi gioia tauro, un porto morto che sembra il mar morto, in mano a due o tre compagnie di shipping, che di infrastrutture hanno fatto shopping, ora il porto non funziona più, hanno deciso che del mediterraneo non può essere l’hub, ne hanno fatto un blob di cemento e gru, dove c’era pure la mala a fare scrub di soldi e aggirare le leggi: non è con privato che ti sorreggi e cambi dello stato le sorti, ma non ti scordi dei pubblici soldi e ti correggi. sono leggi consentite dall’italia e dall’europa unite, hanno fatto trust con tutto il resto del mondo in una guerra di parti, in un gioco di scambi, per stabilire a chi è che deve rimanere il cerino acceso in mano. Cambi di valute, codici doganali, sembrano codici speciali fatti apposta per reati e atti illegali, non si capisce niente, leggi strane e deroghe nostrane, mentre per esportare il salame, la scarpa, l’olio e il vino devi avere pure la traduzione in arabo o in mandarino, e gli arabi ricchi col petrolio: cosa faranno quando avranno finito l’oro nero? ecco la risposta bella pronta, sono due anni che  in medio oriente sono già pronti con le green cities, e voi ancora a estrarre petrolio per finanziare l’industria dell’automobile e del veleno,  mentre per importare il veleno dei giocattoli cinesi – di plastica riciclata che già gliel’avevamo mandata – bastano due euro e dazi doganali sospesi? Scandali come questi ne avvengono ogni giorno ogni ora nei porti di tutto lo stivale, ma le televisioni – tranne report e presa diretta – e i giornali: inchieste come queste non le ho mai lette. La filiera del trade internazionale si basa su regole precise e decisamente irrazionale è l’accordo mondiale dello scambio di merci, della navigazione conto terzi, ultimi in europa per volumi e fatturati: ma non abbiamo una penisola e pieni di porti siamo dotati? Queste sono le incongruenze, quando poi c’è qualcuno che si sveglia e vuol dare la sveglia dicendo che è la logistica del belpaese che dobbiamo invertire, cambiare perchè ci sono le autostrade del mare: il tutor pure là dobbiamo scontare? limite di velocità a centotrenta, mentre producete macchine che filano a duecentotrenta: che paradosso se vai finire sul paracarro e col carro funebre finisci la corsa insensata sull’autostrada e ti arriva pure dopo morto la multa  salata?È vero sarebbe fin troppo facile snellire il traffico sulle nostre strade, senza per altro inquinare di più il mare, solo regimentare quello che già esiste, evitare che un tir faccia più di cento kilometri per una consegna o per un ritiro, usando le navi a scorrere su e giù per la penisola  come il filo del tessitore, ed eviteremmo che la co2 inquini ancora di più il tessuto sociale e il pedone camminatore. Sarebbe tutto meglio, non un miglio di più con la trazione su gomma, implementando ancor di più le ferrovie, riappropriandoci delle quote di trenitalia, espropriate come altre neo spa, società non terme di riposo e ristoro, ma forse questo non farebbe aumentare all’anas e alla società autostrade il rincaro. Eh sì, sta tutto lì il giochino: scoprire chi è del burattino il burattinaio, perché c’è qualcuno che deve mettere sempre denaro nel salvadanaio, salvare il proprio profitto e campare di rendita, mentre la vita della gente mette in svendita. Licenziamenti improvvisati, sindacati maltrattati, alcuni sindacalisti d’accordo con i capitalisti, capitali fondati sul niente degli investimenti della borsa e della speculazione sulla edile bolla di sapone, allontanando il focus del problema dal vero all’irreale, come una fiction nella finzione, una meta narrazione di investimenti, portati via e-mail tra i continenti, tradotti in più lingue, che le banche d’investimento hanno le casse più pingue, piene e salde dei saldi coi soldi ricavati da giochi guidati da una console e il console si consola coi soldi giocando a videogiochi privati. questo è il secolo del nintendo, wii e playstation, virtual bankers, spamming banners, capital stockers, face book, twitter e altri social networkers, ma non è sul network che vedremo scritta o declamata la verità sulla società riformata. Sapere dove viviamo, cosa mangiamo, chi decide cosa siamo e dove andiamo, i progetti, le infrastrutture, gli appalti e le colture di verdure, i pozzi, le acque e le spazzature, discariche ricolme da malaffari di paure, eppure non vi viene neanche un attimo il sospetto che prima o poi si balla tutti sul letto, e dal tetto cadranno tegole dure a dissipare i veli neri delle procure, come quella che ha assolto tutti per la strage di piazzale loreto, lascia che noi ci beviamo le nostre cicute, socratici individui pronti a morire per credere nel vostro ideale:  ma state veramente male?! Secondo me, fate sempre in tempo a pensarci, che le dittature, i regimi e le pesudo-democrazie sono destinate a lasciarci, per sempre liberandoci anche se perdenti dal vostro punto di vista, io sono uno solo e chi vuoi che sia, unlucano, a cui aggiungere chi è d’accordo con me a ribellarci, tutta la gente in gruppo riunirci per  riconquistare i nostri spazi, per espropriare i pozzi dei pazzi, chiudere i velenosi infestanti, trisaie e riprenderci la nostra vita, che per il momento sembra  legata alle vostra dita, metterci l’anima in pace, liberare la lucania  e gettare na bestemmia pe sta libertà!

 Tutto questo risiede nella vostra famelica voglia di denudare la lucania di ogni angolo, di ogni aspetto: mò mi fermo e mi assetto. Un attimo di riposo in questo lungo viaggio, lascio prendere fiato alla mia piaggio, scooter d’altri tempi, a due tempi mi riposo, abbeverandomi d’acqua del vulture e spruzzandomi il viso, uno schiaffo fresco e un diletto, non inquiniamola e finiamola co sto delitto: canto la lucania per diritto, non con un rovescio all’uncinetto tramo la libertà della mia terra, respiro l’aria fresca e guardo avanti e rigo dritto.

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