Lucania Cantos V

…insisto, ma resisto, devo tenere duro, e magari saltare di palo in frasca come un canguro, mica nascondermi da paguro. Lascio per il momento la città capoluogo, inforco il vespino e abbraccio il mio destino, di vagabondo, mentre per il freddo o per il chiatr tremebondo, metto in testa il casco e me ne esco lesto dalla città che appar-scumpar e sulle magliette il logo ailovpz fa stampare, perché delle t-shirt c’è bisogno per i cittadini d putenz: mi conferma ca è sol la città dell’apparenz!….

Prendo la tito-brienz, non ho una mercedes-benz, ma un vespino con le sue ruote che sembrano un disco. mi stranisco mentre passano le cisterne, strombazzano giù per la valle, cadono come amorfi massi: da tempa rossa in cima lassù, insieme a calvello, abriola e la sellata, facendo tornanti l’orda è calata, in fondo alla valle per accompagnare sto veleno fino a taranto, passando giù per i sassi, ricongiungendo la terra del silenzio: sssh, che quiete, che calma, in questo deserto senza una palma: fichi, datteri e un goccio d’assenzio, per digerire della terra lo stronzio e altri inquinanti nell’oleodotto dell’indotto di un territorio malridotto e corrotto, da chi lo governa da chi ne vuole il male, e  infanga tutto il litorale. La lucania è piccola, è bella ed è varia, ma l’avete mandata in avaria a gambe all’aria, costruendo e deostruendo, le vene minerarie, scoprendo falde delle terre rare, creando un apparato che s’incunea sotto la pelle dalla montagna alla valle: è lì il focus di tutto, dove dovremmo giocarci il tutto, per tutto che poi fa niente, perchè ci vuole un opposto affinchè l’equazioni righi tosto e non infranga il testo, del resto mi svesto e investo tutto quanto è disonesto, perché non c’è ragione, non c’è regione della mia mente, che possa ospitare stu casino degnamente.  Tutto è collegato, dal campo in agri al manto di sellata  innevato, ridiscendendo per potenza e andando a brienza, inframezzo a lu titu, c’ho vissuto, allo scalo di quel tito, dove sembra di essere in sardegna; ci hanno fatto il lucania docks, un’infrastruttura, una bruttura da averne paura: ma funziona? Manco per niente, è la solita solfa del politicante di turno, ordinato e circolare come saturno, contro la finestra di fronte, il fronte della minestra incombe e maciulla come la tagliola che dallo scalo di tito porta a pignola, passando per il pantano, luogo sacro protetto e corretto, mica come il caffè alla vecchia romagna, alla sambuca o altri odori imbarazzanti quando entri nei bar alle settemenoventi al mattino e ti senti già da cestino, con quel misto di alcol e sigarette: inquinamento che fa cadere le tette alle bariste, povere criste, costrette ad assorbire il veleno, ma tanto: uno più uno meno! Che cambia se ti promettono un posto di lavoro e al posto del lavoro ti danno un disco d’oro, una medaglia per gente che tartaglia in tv al tg di voler cambiare le cose prima delle urne e poi alle urne-cinerarie ti manda una volta eletto, scopri che non era vero niente di quello che ti aveva detto, promesso e promosso: t’aveva solo fatto annusare l’osso del clientelismo annunciato: ma dove sono le infrastrutture tanto declamate, di cui si riempiono la bocca i giornalisti? sono anni e anni che sento sempre le stesse promesse, le stesse campagne elettorali, gli stessi inciuci poi sorprendo, quei verbali di notte come i ladri scrivendo, per fare in fretta, prim’ancora che la gente si svegli e alzi la cornetta: no, non è la mondial casa, ma è la casa di cura che li aspetta, perché è lì che devono finire sti criminali della prima ora e i loro lacchè appresso, a scrivere articoli sui giornali da usare nel cesso, per fare quello che andrebbe fatto ogni giorno: fango ci date e questo è il fango di ritorno. Un mostruoso progetto per quel parco protetto, dall’area del WWF del pantano, dove custodiscono tante specie, dove si respira un’altra aria, grazie all’imposizione che venne data quando ero ancora studente, sennò manco lì se ne faceva niente. Mi ricordo: pantano da un lato e dall’altro lo scalo di tito; lo facevo tutto in bici, passando dalle ciminiere arrugginite, dai fumi velenosi, dal cemento nell’aria, dall’aria di eternit, dall’etenità meccanica e farmaceutica, alla naturale maieutica del parco, poco più che un pantano appunto, ma stimo chi si impegna senza disappunto per chi pescava, per chi solo all’aria stava. Nessuno pubblica un rigo, una parola appena, un pensiero usando la penna, per denunciare o solo per dichiarare i bilanci degli enti pubblici, quelli che con i nostri soldi sanno fare solo i manigoldi. Ripeto e dicu: sono anni che se ne parla, e ora esce il memorandum, ma niente cambia allo scalo dellu titu!..  dove lu ciuffi-ciuffi è passato – è il passato –  e ha fatto li fichi nerineri, dicevano i modi di dire, senza offesa ma con vivida sorpresa, scoprii un giorno che la ferrovia che c’avevo intorno non copriva tutta la regione, allora me ne chiesi la ragione; ansaldo breda e altri industriali calati dal nord a fare preda, grazie ai debiti contratti dai savoia, tanto da noi la manodopera è quasi gratis e se muori su un cantiere  manco il de profundis, ti fanno, gente col malanno nei polmoni, neri per le polveri sottili, che smoggano le aree industriali, che prendono l’ilva come esempio, e non pagano l’iva dello scempio, poi chiudono le fabbriche e manco le rotaie c’hanno dato per girare la regione indisturbato, senza inquinare troppo, senza che alla gola ti venga il groppo, dovendo fare kilometri e kilometri in macchina, tra tornanti, strade strette e malridotte, franose e rischiose come la potenza –melfi dove ogni giorno circolano migliaia di utenti, dove leggo che la mala c’ha messo i denti, sugli appalti anche delle strade lucane, mica la salerno-reggio, dell’italia uno sfregio. Anni e anni a vedere come il cantiere rimane lì: la gente a sedere d’estate come su un parterre con le teste riscaldate sotto il solleone tutto il dì, fino a raggiungere la temperatura di ebollizione : che pasticcio sta nazione, che dà il cibo a chi ha i denti, cariati come i cervelli dei malviventi, che uccidono e infilano uomini come cariatidi dei ponti-pilastri nelle fonti, d’acqua e i saggi geologici, truffaldini e disonesti, denunciati anche da saviano e dai suoi testi, il suo libro una bibbia perché non ce n’è uno che ancora è finito a re-bibbia, e quei pochi che hanno arrestato, si scopre che avevano una sponda nello stato deviato:  questo è il diritto italiano! delitto di mano che sembra un kolossal troiano, brad pitt-di plastica achille e orlando bloom- un paride imbecille: ecco la civiltà dei film che fa boom; come il troiano in fuga dalle fiamme, rosse, gialle sembrava la finanza: via prima che qualcuno ti apra la panza, introduco un’altra stanza:..

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