Lucania Cantos IV

…guardando il santo eretto in piazza del sedile, mi avvicinai a un fontanile, ne bevvi l’acqua fresca e pura che sgorgava, mica sapevo chi tutta la voleva; tuttavia, mi feci tutta la via pretoria fino al parco, passando per piazza prefettura  – facia nu chiatr da paura – arrivai a monte reale, collina del verde, collina del boia, la cui mano era armata dal savoia e poi seguito a ruota dai miliziani fascisti, tristi squadristi; bevo na picc e m’assett sopa na panghin, r cement è ver, ma quann è carina, tutta diroccata, è la città che è dimenticata!

 Putenza è la città dell’apparenza, lontano da Brienza, del castello le luci di notte e d’estate, sembra un gioco di musiche fatate. Eppure il capoluogo di regione – e non ne ho mai capito la ragione!?! – appar, scumpar, appar, scumpar, dalle cronache, in un viaggio che dai romani che la eressero a forte, cancellarono la forza d’u vaglio, accampamento imponente e mai penitente. Putenz è una città strana, sembrerebbe il quartiere di praga, mala strana, invece è ancora più scuro, ancora più brutto, visto che non ne parla mai nessuno se non di un delitto ed della sua strana mala. Gli ingegneri e gli architetti che l’hanno costruita forse non sapevano di fare opera tanto brutta che in gran segreto si sono riuniti e hanno deciso di coniare il motto: “putenz città dell’apparenz, dove tutto scorre, e nun cagn mai niend’! palazzoni che si snodano come serpentoni, quartieri dal brutto aspetto e poi ti ritrovi a bucaletto, dopo 30 di terremoto, la gente ancora vive in loco, in container prefabbricati, da dio e tutte le gerarchie dimenticati-, allora volgi lo sguardo a rossellino, che è un po’ il nostro pollino, e scendendo devi risalire, perché potenza è una montagna russa senza fine- magari arrivi alla stazione e non sai quale scalata devi fare per arrivare sopa putenza; chianghett, francioso e castell, ma quan è bell ma quann è bell, viale dante, viale marconi, via vaccaro, sant’anna sono quasi rioni, eppure sono solo vie e viali che cingono la città a salire come canali: sembrano bolge dantesche, che s’aggirano fino a raggiungere la vetta della città civetta, quella che dicono sia un brutto paesone e gli altri a ribadirne la bellezza delle persone; dall’alto puoi ammirare il ponte d’ingresso, il musumeci, opera d’alta ingegneria lasciato nelle feci, arbusti e sterpaglie, questa città è stata governata solo da canaglie, eppure da qualcuno sono stati eletti, forse cugini erano dei loro letti; tutti parenti e si sa parenti serpenti, allora sempre col coltello tra i denti ad aiutare i compari, appar e scumpar, appar e scumpar, tutte le cose belle, i vicoli e le piazzette dove puoi gustare delle splendide pizzette, seduti in mezzo alla neve, mentre tutto il sud il sole si gode, questo è il capoluogo di regione più alto d’Italia ma la sua temperatura in tv mai appare, dimenticata che non si capisce il perché, o forse lo sappiamo un perché: il potentino sopporta tutto e niente deve sapere, neanche se la neve deve cadere, o se il sole la sua giornata deve rallegrare, magari sferzata dai venti che solo a trieste tanto forti sanno andare. Scopri via mazzini, via appia, e betlemm, non un presepio ma un carcere che ironia della sorte ha ospitato il savoia per mano di woodcock, in un contrappasso storico, stoico, eroico, finalmente agli schiavoni ha mandato quei crapuloni che uccisero il grande passannante, reo solo di aver visto della regina le mutande….

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