Lucania Cantos I

Si sentono gli odori in lontananza,
uagliò ma questa è ‘na puzza da mal’e panza.
Cammino solitario in mezzo a campi, sento allo stomaco forti i crampi,

e il naso non va meglio, tra il miglio, il verde, quello lungo gli agrumeti, oliveti,

sembrano campi senza pareti, e io voglio

che tutta la Lucania si mobiliti, faccia sentire la sua voce,
perché il bianco schiarisca del Basento nero la foce,
corro allora per allontanarmi, per rintanarmi, fuori dalla regione,
e me ne vado, forse senza una ragione,
rifletto, respiro di nuovo, sono un uomo non un uovo, sodo
alla coque o fritto, mi hanno detto che devo rigare dritto;
eppure,  una rabbia senza precedenti, mi fa scattare, allora pugni nei denti, a quei signori
quelle persone che si chiamano politici, che si ergono a pacifici, ma enormi come oceani,
commettono illeciti,  fratellanze e massoniche alleanze, per lasciare spazio a questo strazio, kiamato Lukania, che da Basilicata travestono, ma della nostra terra tutto svestono, svellono, trivellano, martellano, infossano, e tutti verbi del signore dell’ORONERO, petrolio maldito, fango inaudito, in cui facciamo le vacanze, siamo alle terme, dove la trisaia a stelle e strisce l’uranio gestisce,
senza tenere conto che sta affondando tutta Metaponto
e quei fusti prima o poi escono fuori, come i mostri zombie, rivelando a tutti l’ecatombe di tumori, dei dolori, delle malattie e delle insanità che aggrediscono la mia città, allora costruisco un muro – lucano, un paese sperso verso l’interno, l’inferno, lontano dalla vald’agri, perforata che manco  il percolato farebbe peggio, eppure sversano anche quello i potentini, immersi nelle spazzature, volgono lo sguardo al Vulture, Mercure, e tutte le valli, ormai groviera trivellato, uno stantio formaggio stagionato, orripilante forma grossa: ma avete mai visto Tempa Rossa? E Viggiano, Marsico e tutti i paesi dell’ Agri, soli verso il tramonto, nella terra del Silenzio, mi stordisce il ronzio, l’oleodotto  mi ha detto lu zio è una risorsa per il futuro della basilicata, una terra da tempo sconsacrata, da quei preti rei di chiese usate come tombe, ma quando finisce st’ecatombe? Domande senza risposta, c’è solo la Lukania alla finestra sul cortile dove l’Eni sparge i suoi veleni, la Shell, la Total e le loro sorelle se la ridono a crepapelle, ma ti danno la card, per far benzina puoi avere tutto, e te lo regala la card-master di tennis, volee sul campo, dove la rete diffonde notizie di mestizie, diffonde stragi  e incastona i re magi in quel presepe che è Matera: che male ha fatto sta tera?? Il mio viaggio su uno scooter piaggio, corro, mi nascondo, perché il dolore è profondo, ma devo avere il coraggio e raccogliere sto foraggio, da dare agli animali, sennò muoiono, insieme ai conterranei, sono i veleni dei cunei, di quegli impianti, padri dei nostri rimpianti, quando poi mettono in video De Filippo e le sue royalties, mi torna in mente la canzone dei cranberries, e allora tutti gli zombie si riaffacciano, ora sembrano elfi, laggiù vicino a Melfi, dove il gigante gallico ha impiantato un inceneritore, alle spalle della Fiat – Lux – tutto in nome di un dux, memoria, storia di invasioni, greci, romani e arabi, ma la fenice non è risorta: ce l’hanno estorta, la sua attività, scambiandola con qualche favore di un signore, un ras, che della Lukania se ne frega, e io vorrei prendere in mano una sega, tagliare  quelle linee, tagliare fuori tutti e rendere limpida l’acqua della coca cola, per poterla bere in santa pace, senza altro strazio, sotto l’albero come Orazio, il poeta del carpe diem, dell’ars amatoria, un grande nella storia, insieme a fortunato, gianturco e nitti: noi lukani non siamo un popolo di sconfitti.

Mi ricordo delle parole di sinisgalli, dei versi di scotellaro o di riviello, e adesso viene il bello, un sogno quello di potermi fare un bagno, al cavone, senza sentire sotto i piedi il boato nucleare e in aria saltare, mentre No scorie, No Oil denunciano e fanno una OLA, i ragazzi continuano ad andare a scuola, ma la lezione deve essere forte, deve insegnare che un lukano non puoi ingannare, lo devi rispettare, amare, così come noi amiamo la nostra terra, Lukania utopia vicina all’Andalusia, a Marinaleda dove tutti lavorano e nessuno ruba, dove tutto  è a favore dell’uomo, della donna dei bambini e le persone non sono dei numerini.

Allora Lukani, Uagliuni & Uagliune dacitv ‘na mossa, ‘na scossa, ca p sta terra serve la riscossa,
un nuovo vento senza radiazioni, veleni, camminate cu mic ca da sule è ‘na fatic
scetammc e lottiamo per la terra che amiamo….e iettamm na bestemmia pe sta libertà.

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Una risposta a Lucania Cantos I

  1. tonio ha detto:

    bella, mandala a Papaleo

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