[umberto]Ecolalia* del Terrore | di francesco giannatiempo – Tlaxcala

[umberto]Ecolalia* del Terrore

Eco del Terrore: Eco_lalia del Terreur e/o Mot_ivo Culturale?

[Ec]Ordalia del TerrUer

Di Francesco Giannatiempo, 12/1/2015 [pubblicato su TLAXCALA]

L’eco della strage dei lavoratori della rivista satirica parigina Charlie Hebdo è tuttora fortissima, prevalendo nella diffusione massmediatica. Le notizie di cronaca non fanno altro che riportare l’avvenuta uccisione degli assassini implicati nella strage da parte delle forze speciali francesi . Come continuano a non mancare richiami all’attacco e al terrore: un’eco_lalia del Terreur e /o un mot_ivo culturale?

Sebbene fin dalla stessa sera del pluriomicidio parigino fossero già iniziati e non fanno altro che aumentare gli appelli al “Io non sono Charlie” (me stesso incluso), fino a un più generale “io non sono tutti”,  in moltissimi, anzi troppi, tentano di situare e dare una continuità semantica agli stessi avvenimenti di Parigi del 7 gennaio scorso come di un attacco alla libertà: democratica (accezione occidentale), e quindi laica; di espressione, e quindi suprema. E di questa supremazia ne fanno sfoggio, esercitando il potere di detenzione massmediatica.   

Il giorno dopo la strage (8 gennaio 2015), viene pubblicata su uno dei maggiori quotidiani italioti un’intervista a Umberto Eco, il cui titolo ipertestuale è: “Siamo in guerra fino al collo. L’Isis nuovo nazismo – Lo scrittore: “Lo Stato islamico vuole impadronirsi del mondo. È come quando da piccolo vivevo sotto i bombardamenti” di Paolo Di Stefano. Chi è stato, ed è tuttora, Umberto Eco ritengo decisamente superfluo ribadirlo. Per tutti, bastino gli attributi di “studioso” + ”intellettuale” +”letterato”+ ”semiologo” + ”militante di sinistra”. Riduttivi, forse, benché esplicativi della portata di questa persona che, per la sua importanza, da “persona” è diventata “personalità”. In una parola, Umberto Eco è una persona autorevole.

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Charlie-Hebdo: scontro di civiltà o in_civile chiamata alle armi? | di francesco giannatiempo via Tlaxcala

Ringraziando Fausto Giudice e Tlaxcala per aver pubblicato questo testo sulle vicende di Charlie Hebdo, propongo una riflessione informazional e linguisticamente socio-militante – e non militare – sui concetti di civiltà e in_civiltà espressi nelle ultime ore. Per questo post, solo testo social_mente generativo.

Charlie-Hebdo: scontro di civiltà o in_civile chiamata alle armi?

L’evoluzione tra crociate occidentali e Jihad: nel mezzo un vuoto e_volutivo e informativo

di Francesco Giannatiempo, Tlaxcala, 8/1/2015

Dottor Mazzari, si ricordi che l’Italia, la sua patria, ha bisogno di lei. Noi siamo in guerra, una guerra contro il terrore, War on Terror, come dicono i nostri alleati americani”. Minchia, “patria” e “guerra” parole impegnative sono! E io che devo fare? Sentirmi il salvatore della nazione, il Garibaldi dei tempi moderni? A essere sincero, la parola “patria” […] ho proprio difficoltà a comprenderne il significato al di fuori di una partita di calcio. È banale, lo so, però la verità è. Mi pare che non sia un problema personale, ma collettivo. Forse nel nostro immaginario è difficile staccare “patria” da “guerra”, da Benito Mussolini per intenderci.

da Divorzio all’islamica a viale Marconi (Amara Lakhous, ed. e/o 2010)

L’assassinio dei lavoratori della rivista satirica parigina Charlie Hebdo è un atto esecrabile e, certamente condannabile. Come ogni volta che viene usata la violenza. Bisogna porsi però una domanda: è davvero uno scontro di civiltà o si tratta di un’in_civile chiamata alle armi?

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La presunzione dell’Occidente: origine e sostegno del Jihad terrorista |di MCC43-MAKTUB

L’urgenza posta dall’assassinio dei lavoratori della rivista satirica Charlie Hebdo di ieri 7 gennaio 2015, mi spinge innanzitutto a riportare delle considerazioni basilari. Tra queste, la fondamentale e fondamentalista presunzione dell’Occidente nel trattare la materia del Jihad terrorista.

Interrompo il filo logico-narrativo impostato con gli ultimi post sulla situazione della Grecia e riprendo un lavoro dell’amica blogger MCC43 che, come sempre, è molto approfondito e particolarmente dovizioso di letture ipersensibili, e quindi, intelligenti.

MAKTUB

mcc43 Google+

Il rapporto Religione e Politica
Weltanschauung in collisione
La concezione del Tempo
Guerra al terrorismo e strappi al Diritto Internazionale
Non cambieranno il nostro stile di vita” ?

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Non esiste un fatto religioso allo stato puro, è sempre contemporaneamente storico, sociologico, culturale, economico, psicologico
e, per tutte queste ragioni, politico.

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Il rapporto Religione e Politica

Ibn Khaldun e Adam Smith Adam Smith e Ibn Khaldoun, separati da 4 secoli, consonanti su organizzazione del lavoro, commercio, ruolo dei mercati e sistema dei prezzi.

Cardine della nostra società è che Politica e Religione devono essere tenute separate, a questa convinzione si accompagna la certezza che sia la formula per il migliore dei mondi possibili. Nell’Islam la religione è la via di realizzazione dell’umanità, a questo si accompagna la convinzione che la società resta unita, priva di conflitti, quando è la religione a fare da collante. L’opposizione di queste due concezioni…

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Grecia: Anarchia ed Elezioni – Intervista ad Anarchici Greci sulla situazione in Grecia |di Sean Matthews via Anarkismo.net

Le elezioni anticipate in Grecia  non possono prescindere da ciò che si è andato costituendo come uno stato sub_totalitario, Ue_ro usurato e tele_comandato. Tra le pieghe della disperazione e della reazione, gli /-\narchici hanno saputo dimostrare il valore dell’autodeterminazione, dell’autorganizzazione. Intervistati nel gennaio 2013, rappresentano la reale opposizione alla situazione della Grecia che,  se possibile, nel frattempo è ulteriormente peggiorata.

Facendo seguito ai due post precedenti  – Grecia, Elezioni: Progressismo e Finanziarizzazione  Sociale pro Fortezza Ue_ropa  e Alexis Tsipras, versione 3.0: cooptato dalla Santa  Alleanza dei sociocratici e dei gesucratici – in cui si rilevano notevoli e  rimarcabili  spunti di riflessione sulla situazione greca, trovo necessario affrontare un passaggio che torna ancora più indietro nel tempo, per proiettarsi nel prossimo futuro della Grecia.

E proviamo a parlare di libertà. O della sua esigenza sociale che passa attraverso un momento basilare:

l’/-\utodeterminazione!

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Alexis Tsipras, versione 3.0: cooptato dalla Santa Alleanza dei sociocratici e dei gesucratici | di Fausto Giudice

Questa è un’altra delle fotografie della Grecia in vista delle prossime elezioni anticipate. E’ un focus su Alexis Tsipras, su ciò che rappresenta o vuol rappresentare, in una versione 3.0 che supera tutto quanto è stata la sinistra fino all’avvento infausto della Fortezza Ue_ropa. Adulterata, vieppiù, da sociocratici e gesucratici – neologismi azzeccatissimi da Fausto Giudice – per definire l’opera di cooptazione di questa che è nient’altro se non una nuova Santa Alleanza.

La lettura, la descrizione, le riflessioni e le citazioni che Fausto Giudice ha reso nel suo brillante articolo dello scorso 6 ottobre 2014, costituiscono una base logica, motivazionale e senz’altro filosofica del vuoto sinistro delle sinistre. Essendo, tra l’altro, uno stimolo a superare i simulacri e a ricercare la libertà nell’autodeterminazione – concetto sempre presente su unlucano (/-\).

Ovviamente, e come potrete leggere, non è una critica deliberata e senza motivi. Si tratta delle considerazioni di Fausto Giudice – giornalista freelance internazionale, scrittore, blogger, traduttore, editore, militante zapatista e moltissimo altro – che, partendo dalle vive immagini del suo (e nostro) passato, approda al personaggio Alexis Tsipras. Entra nel vivo della questione con lo sguardo implacabile di chi la sinistra l’ha vista crescere e traformarsi più volte, e a cui ha dato un inconfutabile contributo radicale personale.

In questo momento storico, in cui praticamente la sinistra non esiste – non almeno nelle forme a cui siamo abituati a vederla muoversi  – e cerca una improbabile coesistenza capitalistica, una verniciatura ri_generativa pescando dalla generazione X, la vicenda della Grecia è comunque paradigmatica: Syriza – sinistra radicale – è dotata di un leader che dovrebbe fungere da neo-premier ereditando un paese la cui società sta resistendo al macello Ue_ropeo e coesistendo con destre imposte e mastini del potere neonazisti, pur dovendo rispondere all’esigenza da lui stesso sbandierata di “rimanere nell’euro”.

La Germania, ex-fucina della socialdemocrazia, in questi giorni si espone per bocca del vicepresidente del gruppo parlamentare CDU/CSU Fuchs, dichiarando che la Grecia non è più funzionalmente sistemica all’area euro, perciò non più degna del paternalismo imperialistico del neo-prussianesimo Ue_ropeo (Merkel: La Grecia non è più necessaria all’euro. Non vi salveremo più – Vocidallastrada, fonte L’Antidiplomatico).

Alexis Tsipras, uno dei capi della moderna e contemporanea sinistra, nonché probabile meteora della galassia di questi n/teo-dem in tait/tight Ue_ropeo d’importazione usamericana, porta nel suo viaggio due limiti contraddittori intrinseci: come fa uno di sinistra radicale (ricordiamo che nella sua cavalcata alle scorse Ue_ropee, in italiastan si è presentato sponsorizzato da SEL,  ufficialmente la versione radicale dei resti della sinistra italiota) che deve obbligatoriamente risollevare le sorti della socialità – primaria esigenza del popolo greco – continuare a tranquillizzare la Troi©a sulla soluzione socio(po)_litica di continuità  insostenibile della permanenza nell’euro – causa dell’usura finanziaria o della più ampia opera di finanziariazzazione di cui parlava l’economista Lapavitsas riportato nel precedente post pubblicato su unlucano?

Ecco, Fausto Giudice delinea in maniera eccezionale e oggettivamente lucida, nonchè stimolante, le mille e più contraddizioni sistemiche, che naturalmente superano il solo Alexis Tsipras e volgono lo sguardo a quello che può essere definito lo spettro-grammofono della periferia mediterranea all’interno della Fortezza Ue_ropa.  E poi, come non aderire alla solidarietà per il popolo greco, la cui soluzione può essere solo e solamente quella dell’autodeterminazione, all’infuori di ogni settarismo propagandistico? Tutto il resto è solo un simulacro!

Ringraziandolo per quest’articolo, specifico ancora una volta che, nonostante abbia riportato alla fine i link di Tlaxcala, l’ho ripescato da La Pluma e da appunti personali – sempre a causa della momentanea interruzione del sito ufficiale, ora disponibile in versione blog.

 

Alexis Tsipras, versione 3.0: cooptato dalla Santa Alleanza dei sociocratici* e dei gesucratici**

 

di Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي

tradotto da Francesco Giannatiempo

È da qualche anno che so dell’esistenza di Alexis Tsipras, già da quando era il giovane e sconosciuto capo di un gruppetto sinistroide di cui nessuno aveva mai sentito parlare al di fuori del suo paese, la Grecia. È stato mentre navigavo in rete che mi sono per caso imbattuto in un video di un gruppo di studenti che si dedicavano a una specie di spettacolo di bondage su Tsipras che, ridanciano, si lasciava legare seduto su una sedia.

 bond_age_Tsipras

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Grecia, Elezioni: Progressismo e Finanziarizzazione Sociale pro Fortezza Ue_ropa?

In Grecia, dopo i tentativi andati a vuoto per l’elezione del presidente della repubblica (?), sono state indette elezioni anticipate. Per superare la finanziarizzazione sociale, si cercheranno le strade del progressismo, pur volendo rimanere nella Fortezza Ue_ropa?

Quella che segue, è una delle fotografie che ritengo necessarie dover riportare coll’approssimarsi delle elezioni anticipate in Grecia, funzionali o finzionali della Fortezza Ue_ropa. La riprendo fedelmente da un’intervista tradotta e pubblicata 11 mesi fa su L’Olandese Volante dell’amico Marco Stugi.

“I governi che intendono attuare politiche progressiste non potranno rimanere nell’euro”

 

di Nuria Alabao Xavier Ferrer

Fonte Diario.es | 01/02/2014

Traduzione e introduzione di Francesco Giannatiempo

Nell’intervista che segue all’economista greco Costas Lapavitsas vengono affrontati alcuni dei peggiori incubi che sottendono le politiche dell’Unione Europea: austerità, identità (persa) delle sinistre e sinistre identità politiche, radicalizzazione,  attuazione di riforme e  manipolazione della sovranità nazionale grazie al supporto fornito alla Troika dal FMI.

E a proposito della crisi che ha completamente messo in ginocchio le condizioni socio-economiche delle nazioni-periferia europee – distruggendole, come giustamente sostiene Lapavitsas -, viene evidenziato uno dei mali peggiori dello sfacelo a cui tutti stiamo assistendo: Lapavitsas lo definisce “finanziarizzazione”, e non sbaglia affatto. L’individuo, la famiglia, il nucleo sociale, la nazione e lo Stato sono stati risucchiati nel vortice ecumenico della dinamica finanzial-capitalistica, ridisegnando il modus  vivendi umano e imponendogli un tasso d’usura mascherato dalla spirale debitoria e dal successo degli interessi attivi.

Un saldo complesso, che supera ogni contabilità e che la politica – quella radicale – dovrebbe stralciare a compenso della distruzione sociale sotto gli occhi di tutti. Quali le contromisure? Quali gli atteggiamenti? Cosa bisogna aspettarsi dal semestre di presidenza greco? E come reagirà la periferia continentale alle continue, nonché crescenti, pressioni di riacquisizione della sovranità monetaria, ovvero le istanze sempre più diffuse di uscita dall’euro? Quali le modalità di lotta, i pericoli?

Invitato in Spagna, quest’intervista a un economista greco costituisce una pietra miliare di ciò che il Mediterraneo ha patito e sta soffrendo , e di quante risorse – insulsamente represse – stiano covando sotto la brace dell’emancipazione dalla Fortezza Europa: il progresso non può essere sinonimo della politica che indossa una divisa  unica monetaria!

Buona lettura,
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Bilancio 2014: Edizione Speciale La_Pluma + Tlaxcala

Il bilancio 2014 passa per il link all’Edizione Speciale de La Pluma sull’anno che si sta chiudendo:

Edición especial « Balance 2014 »

Scritto in uno spagnolo facilmente intellegibile dalla creatrice e coordinatrice de La Pluma – Maria Piedad Ossaba – è un appuntamento che si ripete e cerca di riassumere tempo ed eventi per evolversi e non smettere di sperare in una vita più giusta.

Trovate articoli, commenti e approfondimenti che hanno un interesse esponenziale, come la sempiterna resistenza all’imperialismo e ai vari fascismi che impediscono la libertà sociale.

Lo faccio aggiungendo il link al mio modesto contributo pubblicato su Tlaxcala, specificando che Tlaxcala è attivo su un blog temporaneo, visto che il sito ufficiale ha ricevuto l’ennesimo hackeraggio. Ma r_esistiamo sempre. E lottiamo ancora di più!

I contributi dai vari paesi sono, per la maggior parte, tradotti in spagnolo (La Pluma) e in lingua originale  + varie versioni/dimensioni linguistiche su Tlaxcala.

Esemplari sono gli articoli di Fausto Giudice e di John Catalinotto, come di tutti gli altri Tlaxcaliani.

 

Tlaxcala-int.blogspot.it

 

Il Dolce Stil-NeoFascista: Italiastan,
paese a tutele crescenti del Potere

Anche per quest’anno non dimentico il confronto e la collaborazione con tantissimi bloggers: vi ringrazio tutt*, sebbene non riesca a citarvi.

Ma per riflettere e approfondire, c’abbiamo una vita: la Lotta non ha tempo!

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La Battaglia per il Messico | John M. Ackerman via Tlaxcala

 

La battaglia per il Messico

 

di John M. Ackerman جُون م. آکِرمان

Tradotto da  Francesco Giannatiempo 
 

Vicente Leñero, Anayeli Bautista*, Erika Kassandra,
semi della seconda rivoluzione messicana,
in memoriam

Il movimento sorto dopo la sparizione e il massacro degli studenti di Ayotzinapa ha enormi implicazioni mondiali e storiche. La battaglia per le risorse naturali, per la cultura millenaria e per il sistema politico messicani costituisce una prova di forza sia per l’oligarchia mondiale e i suoi apparati repressivi che per la mobilitazione civica mondiale per la pace, l’ambiente e la giustizia. È responsabilità di tutti i messicani dentro e fuori dal paese, così come dei cittadini con coscienza di tutto il mondo, contribuire e collaborare per assicurare che la fine dell’attuale crisi non apra la porta alla rinascita del fascismo globale e che, anzi, apra la via alla liberazione umana.

https://i2.wp.com/tlaxcala-int.org/upload/gal_9697.jpg

“1808-1936: di nuovo per la nostra indipendenza”,
manifesto dell’artista spagnolo Renau (1907-1982)

 
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Di che cosa Abarca è il nome | Tlaxcala

Per la redazione e traduzione in francese De quoi Abarca est le nom, ringrazio Fausto Giudice.

Per la traduzione in spagnolo Lo que representa el apellido Abarca, ringrazio María Piedad Ossaba.

 

Di che cosa Abarca è il nome

 di Francesco Giannatiempo

 

José Luis Abarca Velázquez e María de los Ángeles Pineda Villa sono, rispettivamente, l’ex sindaco di Iguala e sua  moglie, ex-futura candidata alla stessa posizione. Due  persone di potere. Quel potere pubblico e pubblicizzato in maniera ossessiva al fine di raccogliere consensi e mantenere inalterato l’attuale status quo. E per farlo, i deputati, cioè coloro che vengono delegati a garantire diritti e far osservare doveri, abitualmente ne abusano.

 https://i1.wp.com/tlaxcala-int.org/upload/gal_9648.jpg

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Messico: loro sono tutti Abarca | John M. Ackerman via Tlaxcala

 

 Messico: loro sono tutti Abarca

 

 John M. Ackerman جُون م. آکِرمان

Tradotto da  Francesco Giannatiempo

Editato da   Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي

 

Vicente Leñero* e Alexander Mora**,

esempi di dignità ribelle e semi di rivoluzione,

in memoriam

 

La forza dell’effervescenza sociale e della solidarietà internazionale scaturite dal massacro di Iguala ha già superato gli avvenimenti messicani sia del 1968 come del 1994. Né lo storico movimento studentesco sessantottino, né l’enorme sollevazione dei nativi negli anni 90 hanno ottenuto in così poco tempo un rovesciamento tanto forte nella coscienza e nell’autodeterminazione sociale. I nuovi tempi di maturità civile, della comunicazione digitale e di franamento imperiale hanno facilitato il sorgere di un movimento nazionale la cui fiamma difficilmente potrà essere spenta a breve termine.

 

SIAMO TUTTI AYOTZINAPA
LORO SONO TUTTI ABARCA

“Oggi è un giorno nuvoloso e triste, ma questo crimine di Stato non rimarrà impunito. Se questi assassini pensano che piangeremo la morte dei nostri ragazzi, si sbagliano. A partire da oggi, ripudiamo il governo di Enrique Peña Nieto come assassino. Ci ascolti bene il presidente: potranno venire giorni di festa per quelli che non sentono dolore, ma non ci sarà riposo per il governo peñista. Se non esiste Natale per noi, non esisterà nemmeno per il governo. Sappiamo che la caduta di Alexander servirà affinché la rivoluzione fiorisca”.
 
 

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